Acquaticità per neonati

(di Hugo Lavalle, www.acquarella.it )

 

Sempre più spesso, negli ultimi tempi, sentiamo parlare di “Acquaticità per Neonati”, sia a livello dei media, sia nei programmi delle attività delle piscine e delle palestre. Si vedono molte immagini belle di bambini sguazzando sopra e sotto l’acqua, si parla molto, forse troppo, e si dice poco, forse niente, sul nocciolo della attività, sentiamo il parere degli esperti, (quali esperti?) in alcuni articoli frammentari usciti sulle riviste che forniscono informazione (o disinformazione?) per le neomamme e sui pochi libri (libri?) che si trovano in Italia. Intanto, continuiamo a vedere nelle piscine, che gli insegnanti più scarsi sono quelli che lavorano nelle fasce più basse di età, e l’argomento usato come spiegazione è, “che devono fare la gavetta”; continuiamo a vedere bambini di tre anni, ovunque, costretti a frequentare “corsi di acquaticità” senza la compagnia piacevole e rassicurante, di un genitore.

 

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Continuiamo a vedere bimbi che piangono costretti a sgambettare attaccati a una tavoletta come se essa fosse la manna che viene dal cielo per fare luce sui segreti del galleggiamento e dello stare bene in acqua, e quello che è ancora peggio, il tutto con la complicità dei genitori. La prima grande perplessità che salta alla luce è la completa mancanza di preparazione e competenza da parte di chi dovrebbe essere innanzi tutto un educatore, un insegnante, con idee molto chiare su tutto ciò che riguardano le tematiche di prima infanzia: nozioni di psicologia, di pedagogia, di sociologia, di tecniche di comunicazione, oltre che grande conoscenza sulle tecniche del nuoto. Oramai, nessuno mette più in dubbio l’enorme influenza che, per la vita dei bambini, hanno i primi tre anni di vita; è un valore universalmente riconosciuto. Come mai non si riesce ancora a capire qui in Italia, che devono essere i migliori insegnanti degli staff a condurre le lezioni con i più piccoli, e che non basta avere buona volontà e piacere nel lavorare con bambini?

 

Come mai non esiste all'IUSM, ancora, una materia che comprenda le nozioni di cui si parlava prima? Nei migliori dei casi, la conduzione nei corsi è pressoché inesistente e quindi il tutto rimane a carico del genitore, che se è sollecito e sensibile col bambino l’aiuterà senz’altro ad avere un felice incontro con l’acqua; ma questo, secondo il mio modesto parere, non è sufficiente. Non parliamo poi dei media che nel mostrare delle bellissime immagini in TV e nelle riviste, hanno creato una gran confusione sia a livello del grande pubblico, sia soprattutto a livello dei neo-genitori. Mi spiego meglio: la prima domanda che viene da fare a una mamma alle prime armi con il suo bebè in piscina è: -”e se lo lasciamo da solo, starà a galla, perché non beve, vero?

 

L'hanno detto in TV” - Inutile dire che le aspettative (le false aspettative) create nei giovani genitori sono tante, e che il confronto con la realtà risulta, a volte, per loro, deludente; le immagini da loro viste in TV sono il risultato di un periodo di lavoro in vasca i cui tempi non sono standard per tutti i bambini e bisognerà rispettare, per tanto,la tempistica di ogni singolo bimbo. I processi di apprendimento sono spesso molto più lunghi di quello che ci fanno vedere queste belle immagini e la strada per raggiungere buoni risultati deve essere tanto bella quanto i risultati finali. Ma queste sono delle cose che a nessuno interessa dirci. Sono ben pochi gli “informatori” che ci illustrano sui benefici che reca al bambino il fatto di condividere un’ora di gioco pieno con la mamma o il papa; sui benefici del contatto stretto, pelle-pelle, di un sostegno armonioso e sicuro, che rassicura e protegge; che diventa base di lancio per traguardi ben più importanti; sui benefici di un ambiente sereno e stimolante che inviti a prendere i giochi a toccarli, a lanciarli, a entrare in contatto con nuovi amici ed iniziare cosi a condividere il difficile mondo delle regole. Perciò, diamo ai più piccoli la possibilità di lavorare in piscina con i migliori insegnanti che abbiamo a disposizione; facciamo che i migliori siano sempre più bravi perfezionandosi nelle aree di pertinenza, e, soprattutto, lavoriamo tutti insieme per far si che la informazione che arriva alle famiglie sia il più completa e valida possibile. In questo modo i bambini ci ripagheranno crescendo sani e felici.

 

 

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