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Il
ruolo dell'insegnante
(di
Hugo Lavalle, www.acquarella.it)
Siamo arrivati a un punto
cruciale di questa mini saga dell’acquaticità, e riguarda le caratteristiche
che dovrà avere e le modalità d’intervento che dovrà eseguire l’insegnante dei
gruppi di acquaticità. Nonostante il ruolo centrale di protagonisti del
processo di apprendimento sia riservato alla coppia madre-figlio, la figura
dell’insegnante riveste un’importanza fondamentale; è il terzo elemento di questo
triangolo che col trascorrere delle lezioni si formerà e che dovrà essere
armonico e sincronico, se vogliamo che l’apprendimento proceda in modo sereno e
proficuo per il bambino. Sul profilo dell’insegnante abbiamo già parlato,
mettendo in risalto le conoscenze concrete su temi quali il rapporto
mamma-figlio, caratteristiche psicologiche del bambino di prima infanzia,
conoscenza delle diverse tappe di sviluppo, sia intellettivo che emozionale e
sociale; i diversi modi comunicazionali del bambino e della sua mamma;
conoscenza delle diverse dinamiche di gruppo; conoscenza dei diversi modi e
metodi di apprendimento/ insegnamento; nozioni importanti di pronto soccorso
pediatrico ed infine, perfetto dominio e conoscenza delle tecniche di nuoto. La
risultante di tutto ciò, è un vero e proprio educatore, che dovrà lavorare non
solo con un bambino piccolissimo, ma soprattutto,un bambino con la sua mamma.
Questo piccolo-grande dettaglio cambia tutta l’impostazione del lavoro che
solitamente viene svolto con i bambini di una scuola nuoto. Di fronte a noi
avremo non solo un bambino che vuole conoscere, giocare, spruzzare, saltare,
oppure che non si muove, è perplesso, sopraffatto da quello che sta
succedendogli attorno, ma anche una mamma piena di aspettative, ansie, voglia
di sapere, forse con po’ di paura e, allo stesso tempo, voglia di giocare con
il suo bambino e vederlo sguazzare contento e felice. Le
diverse tipologie caratteriali di mamma sono innumerevoli, perché, non
dimentichiamolo mai, è di persone che stiamo parlando, persone con una storia,
una formazione ed educazione diverse, provenienti da case e famiglie diverse,
che si sono create un microcosmo di rapporti diversi; e conseguentemente,
innumerevoli saranno le caratteristiche di coppia mamma-bimbo che ci troveremo
in piscina. Ognuna di queste sarà un universo a sé stante, che dovrà essere
rispettato, supportato, aiutato se necessario; assistito con le proposte giuste
nei momenti di bisogno, stimolato/rincuorato nei momenti di scoraggiamento e
complimentato invece nel momento dei grandi progressi. Questa è la vera
“personalizzazione” del lavoro di cui spesso sentiamo tanto parlare: trattare
ognuna di queste coppie secondo quelle che saranno le loro esigenze del
momento. È impossibile pensare a programmi standard per tutte le coppie di uno
stesso gruppo; le attività potrebbero andare bene per alcune coppie e meno bene
per altre e così alcuni rimarrebbero per strada. Personalizzando il lavoro
saremo sicuri di aiutare nel modo giusto tutti i bambini senza eccezioni. In
questo contesto, dunque, s’inserisce l’intervento dell’insegnante, la cui
figura si integrerà progressivamente alla diade man mano chela coppia si apre
al nuovo integrante; questo processo d’integrazione, lento e graduale, avrà
luogo se l’insegnante sarà capace di proporsi in modo giocoso, cordiale,
discreto, senza intromissioni inutili, che vanno a forzare l’evolversi naturale
dei rapporti a tre. Riteniamo che la conduzione del corso debba
essere messa in atto, senza pretese di protagonismo da parte dell’insegnante; i
veri protagonisti, ricordiamolo, devono essere il bambino e la sua mamma;
questi saranno gli ideatori, i creatori, gli attori del copione della nostra
lezione. Da loro partirà la caccia agli oggetti interessanti, la ricerca di un nuovo
materiale da scoprire, la prova dei diversi modi di spostarsi; sono loro a dare
lo spunto perché l’insegnante si adoperi alla costruzione di un percorso,
piuttosto che all’organizzazione di un girotondo, un balletto o una canzoncina
nuova da insegnare; questo deve essere il fulcro della nostra proposta come
insegnanti: l’attività che ci viene suggerita spontaneamente dei bambini e le
loro mamme! In questo modo saremo sicuri che la nostra proposta sarà in
sincronia con l’interesse del bambino, e quindi il processo d’apprendimento
sarà pieno di motivazioni positive che lo faranno progredire. Qual è allora il
nostro compito, se l’attività parte dal bambino e non siamo noi a “programmare”
la lezione? E’ possibile che loro stessi siano capaci di creare le situazioni
propedeutiche atte a provocare un vero apprendimento ? Sì, è possibile! Questa
è la risposta alle due domande. Il bambino e la sua mamma, sono capaci, se
agiscono come una vera squadra, e quindi con un coinvolgimento totale da parte
dei due elementi della coppia nell’attività intrapresa. Questa è una delle
chiavi del successo: il coinvolgimento anima e corpo da parte della mamma nelle
attività che la coppia sceglie di fare, abbandonandosi al gioco senz’altre
pretese che non siano quelle della ricerca del piacere del proprio bambino.
Come inserirsi in questo disegno senza disturbare il naturale svolgimento
dell’attività? La risposta la troviamo nella stessa domanda: senza disturbare,
aiutando quando è necessario, suggerendo soluzioni ottimali, incoraggiando nei
momenti d’incertezza, accelerando al momento di osare con nuovi traguardi non
ancora abbordati quando i bambini sono pronti; frenando l’impeto materno quando
invece i bambini non sono pronti per rispondere a sollecitazioni che vanno al
di là delle loro reali capacità; invitando ad avere pazienza quando le attività
scelte dai bambini non corrispondono alle aspettative materne; aiutando nel
momento in cui si renda necessario imporre dei limiti agli atteggiamenti
estremi dei bambini oppure prendendo l’iniziativa se il freno materno non parte
al momento giusto; creando delle situazioni di gioco che scatenino la fantasia
dei bambini tramite percorsi, storie, canzoni, ecc; in sintesi, parafrasando il
dott. Winnicot, attuando come “facilitatore“del processo; questa è un’altra
chiave del successo: suggerire le cose giuste al momento giusto; evitare le
intromissioni inutili in momenti in cui l’attività si alimenta da sola, in
momenti di vera intimità che scaturiscono spontaneamente dall’interazione tra la
mamma e il suo bambino. Ci sono momenti in cui la dinamica della lezione non
corrisponde alla narrazione fin qui fatta; momenti che, chiunque abbia lavorato in piscina con
bambini di prima infanzia e le loro mamme, avrà senza dubbio già visto; momenti
di grande crisi, sia da parte dei bambini che delle loro mamme; e allora le
cose si complicano decisamente: coppie che presentano i
classici segni provocati da mamme troppo permissive, bambini poco
intraprendenti, bloccati da mamme molto repressive, ecc., ecc. In linea di
massima, la maggior parte delle coppie fa, tendenzialmente, uno sviluppo
acquatico sereno e di successo per i bambini, se aiutati, supportati e
assistiti in modo positivo, equilibrato, graduale da un insegnante che sappia
rispettare le modalità di rapporti della famigliola, la tempistica di ogni
bambino; rispettare, in fine, il bambino per quello che è, una persona con
sentimenti, interessi, paure, tanta voglia di giocare e scoprire un mondo, che
lentamente dovrà conoscere per potersi adattare e vivere felice e pienamente il
suo percorso di crescita.
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