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LE
ANSIE DELLA
PELLEGRINI. Un flop e un record; una sconfitta e un trionfo. Un giorno in lacrime,
paralizzata sui blocchi di partenza; il giorno dopo sorridente sul gradino più
alto del podio, mani a cielo e medaglia d'oro al collo. Non finisce mai di
stupire, Federica Pellegrini, la 20enne campionessa veneta del nuoto azzurro,
oro olimpico sui 200 stile libero a Pechino2008, con tanto di record del mondo,
dopo la delusione del quinto posto sui 400 stile libero. Periodo post-olimpico
complicato, quello della nostra campionessa: il 22 novembre 2008 le prime
difficoltà respiratorie sui 400 sl a Viareggio; poi il malore agli assoluti
invernali di Genova, quando sugli 800 smette di nuotare dopo 300 metri in preda
a una crisi di iperventilazione. Nel mezzo, il 14 dicembre 2008, ai
Campionati europei di nuoto in vasca corta di Rijeka ( in Croazia) nei 200 metri
stile libero vince l'oro stabilendo il nuovo record mondiale (1'51"85).
Poi
il 20 dicembre ancora uno stop, sempre sui 400 sl, a Viterbo, prima della
diagnosi che l'ha riconosciuta sofferente di un lieve asma. L'epilogo (finora),
ai campionati di Riccione, nel primo settimana di marzo: il venerdi "Fede" si
blocca al via dei 400 stile libero, scende dal blocco di partenza e fugge
lontano dalla piscina, piangendo tra le braccia del fidanzato Luca Marin. Il
giorno dopo, il trionfo sui 200 stile libero col nuovo record del mondo
(1"54"47). Cosa
succede alla nostra grande campionessa? E quali sono le ansie, le paure,
le pressioni che la mente di un campione di vertice deve imparare a saper
gestire, per permettere al binomio corpo-testa di rendere al meglio? Lo abbiamo
chiesto a Daniele
Popolizio, psicologo e psicoterapeuta, specialista dello sport del
Circolo Canottieri Aniene di Roma e consulente di diverse società
professionistiche italiane; è ricercatore con incarico speciale U.E. per lo
Sport 2004-2007 e responsabile del progetto scientifico "Europa, Psicologia e
Sport". Popolizio è, soprattutto, lo psicologo sportivo che sta seguendo
Federica (e molti altri campionei del nuoto azzurro) a partire da prima di
Pechino. Un lavoro che ha cominciato a dare i suoi frutti già in Cina.
Quali sono le paure che a volte bloccano Federica lì, a bordovasca, al
momento del via della gara, in particolare sui 400 metri stile libero?
«L'altleta è come tutti gli altri individui. Quando sente minacciata la propria incolumità reagisce per
difendersi», spiega Popolizio È come se Federica avesse subìto un
grave infortunio (nel caso specifico, quel malore che a Genova la rese
drammaticamente consapevole di essere affetta da una lieve forma d'asma). Ogni
volta che si ripresentano le condizioni di quell'"infortunio", l'atleta tende a
evitarle. «Del resto - chiarisce Popolizio - superare un infortunio sotto il
profilo fisico, non vuol dire riuscire a recuperare con la stessa rapidità sotto l'aspetto psicologico: il
caso-Totti ne è l'esempio...». C'è un altro aspetto di cui, poi,
tener conto: l'emotività individuale. Anche un infortunio una difficoltà
apparentemente poco significativa, possono avere conseguenze serie da smaltire,
perché vengono vissute in modo più "drammatico" dall'individuo coinvolto. È quello che sta accadendo proprio alla freccia del nostro
nuoto... Tutt'altro caso quello di Laure Manadou, la francese rivale
in vasca e in amore di Federica, e che ha deciso di fermarsi per un anno dopo i
risultati negativi ottenuti a Pechino2008, le polemiche e i gossip che l'hanno
coinvolta. Pensa che rivedremo in acqua la bella Laure, professor
Popolizio? Ma anche il trionfo crea i suoi problemi. Lo insegna il
caso di Michael Phelps, vincitore di 8 ori con 7 record mondiali a Pechino,
squalificato per tre mesi dalla federazione americana per abuso di marijuana. Un
classico caso dadi stress da vittoria? Popolizio non condivide... Intanto,
speriamo che la fuga sull'isola dei Famosi del nostro Filippo Magnini, possa
influire positivamente anche sotto il profilo psicologico del nostro re dello sprint, in vista
dei Mondiali di Roma 2009
da
http://www.ilsole24ore.com
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