CASTAGNETTI: GRAZIE FEDERICA!  Commosso? Ma no, via. Quelli come lui hanno scorza dura, mica si commuovono a comando... Anche se, per dirla giusta, quando ha letto le parole di Federica, ha sentito qualcosina dentro. Federica è Pellegrini, ovvio. Lui è Castagnetti, altrettanto ovvio. Quelli che sanno ancora costruire favole e se si mettono in testa una cosa, state sicuri che la portano alla fine. A costo "di ammazzarmi di lavoro", ha detto lei. "A costo di tirare quattro urla" ridacchia lui. Scrolla le spalle, l'allenatore della "regina", quando gli dici che è atteso da un test mica da ridere. Altrochè Olimpiadi o mondiali, record da abbassare e soglia della fatica da alzare. Macchè, qui parliamo d'altro. "Ho deciso, niente Stati Uniti per adesso" ha detto un bel giorno Federica. "Dovevamo andare, io e Luca, ma abbiamo deciso di posticipare la partenza. Alberto dev'essere operato al cuore e in questo momento abbiamo capito che era giusto restare vicino a lui. Con tutto quello che ha fatto per me, era il minimo che potessi pensare...". Beh, sono queste le parole che hanno fatto vacillare un guerriero (finto) burbero come Castagnetti. Oggi sarà in clinica, nei prossimi giorni, "...devono farmi un piccolo intervento al cuore, niente di eccezionale" dice lui. Se ha un filo di apprensione, bluffa alla grande. Non è come essere alla vigilia di un Mondiale, questa (per quanto semplice possa essere) è comunque un'altra storia. Lo ha pensato anche lei, Federica, che nei prossimi giorni sarà a "bordo vasca" del suo allenatore, per dargli i tempi di recupero. "Un paio di settimane e sarò a posto" assicura lui. Senza cambiare tono di voce e senza far passare niente, impermeabile anche alle emozioni più forti. O quasi. Come quando scappò via per non pinagere (o per farlo senza essere visto) quando Federica frantumava record con la semplicità dei grandi. E, garantisce lui, "mica è finita, eh..."

Però, senza i costumi, sarà dura...
"Sembra dura, ve lo dico io. In realtà, tempo un paio d'anni, Federica tornerà a fare gli stessi tempi, anche con i costumi normali".

Come fa ad essere così sicuro?
"La conosco. Adesso il prossimo obiettivo è questo, la prossima sfida da vincere è proprio questa. Ce la faremo, me la sento".

Senta, ma come si torna in acqua, dopo trionfi così? Come si fa ad avere la stessa fame?
"Ha letto che cosa ha detto Federica? Ha detto, «riprendo a lavorare, ricomincio daccapo, dimentichiamo tutto, si riprende da zero». Ecco, questo è lo spirito giusto, per migliorare ancora e non fermarsi mai. M'ha fatto piacere leggere queste cose, anche se non avevo bisogno di conferme, Federica la conosco bene".

Ha detto anche altre cose carine, se è per quello...
"Tipo?"

Beh, resta in Italia per stare accanto a lei, in questo momento...
"Eh, è stato bello, posso dire la verità? E' stato molto bello leggere questo, perchè non sono i solito complimenti o le parole che si dicono a volte per abitudine o convenienza. Queste esulano da un discorso strettamente tecnico, investono altri campi e fanno ancora più piacere".

Capita spesso che tra atleta e tecnico si instauri un rapporto come questo?
"Mah, succede soprattutto quando l'atleta è giovane e cerca un punto di riferimento. Un allenatore può esserlo, se riesce a diventarlo, il rapporto diventa ovviamente più forte".

Federica ai mondiali ha pure detto: grazie a lui io sono diventata più forte, ma lui ora è più umano. Ma è così burbero?
"Io? Macchè, chi l'ha mai detto? Io penso solo che un allenatore, qualche volta, deve saper alzare la voce, non sempre puoi assecondare l'atleta, devi farti sentire. Ha presente un professore a scuola? Ecco, è la stessa cosa. A volte vai pure sopra le righe, ma questo è il tuo ruolo. Se non lo fai, sbagli".

Senta Castagnetti, lei pensa davvero che Federica abbia ulteriori margini di miglioramento?
"Il discorso dei costumi l'abbiamo già fatto, no? Diamo tempo al tempo, abbiamo un'altra scommessa e vogliamo vincerla. Federica, in due anni, rifarà questi risultati anche con i costumi normale, potete scommettere".

Se li aspettava?
"Mah, mi aspettavo le medaglie d'oro, quelle sì. Federica è una fuoriclasse, era favorita e pensavamo
che potesse vincere quelle gare. Però, sui tempi, m'ha stupito. Quelli no, non
erano previsti. E' stata ancora più forte di quanto pensassi.

Al di là di Federica, che cosa vede il cittì azzurro?
"Intanto c'è Alessia Filippi, che è a sua volta ai vertici mondiali e intorno a loro c'è una squadra che cresce. Magari, non vale lo stesso discorso in campo maschile, dov'è in atto un ricambio generazionale".

Manca una punta di diamante...
"In questo momento è così. Ci sono giovani che crescono, come Giorgetti, lo stesso Colbertaldo e altri un po' più "stagionati" che stanno gestendo questa fase della carriera prima di lasciare spazio ai giovani. Rosolino? Un campione che ha dato moltissimo e che può ancora dare soddisfazioni agli sportivi".

Castagnetti, lei ha parlato qualche tempo fa di un progetto relativo al tennis, per i prossimi anni...
"Confermo. Ma dobbiamo aspettare Londra 2012, prima pensiamo a quella, poi ci sarà tempo per lavorare sul progetto tennis, per costruire qualcosa di molto interessante".

Secondo lei, è esportabile in altri sport il modello nuoto?
"E perchè non dovrebbe esserlo?"

Ma allora, perchè l'atletica, ad esempio, non ce la fa? Nuoto alle stelle, atletica alle stalle...
"Io penso che dipenda esclusivamente dalla mancanza di un uomo guida, di un riferimento, di un esempio trainante. Per l'atletica, ad esempio, poteva essere Howe, ma non ha gareggiato. Se in una disciplina non c'è il campione che vince, è difficile costruire una scuola. Hai un bel dire che i risultati non contano..."

Vincere aiuta a vincere...
"Sì, la realtà è questa. E' vero che bisogna anche imparare a perdere, ma visto che ci siamo, impariamo a vincere. Che è meglio, no?"

Dove individua la svolta del nuoto italiano?
"C'è una data e una gara precisa, le Olimpiadi di Sidney, nel 2000. Fioravanti, Rosolino e Brembilla con le loro imprese hanno segnato la svolta. Hanno cambiato il modo di pensare, l'approccio, il modo stesso di allenarsi. Hanno fatto capire che su quella strada si poteva andare e tanti altri li hanno poi seguiti".

Quanto c'è di Castagnetti, in questa Italnuoto che vince?
"Io penso che non dipenda mai da un solo uomo. Tu dai gli spunti, poi sta agli atleti, ai loro tecnici, interpretarli nel modo migliore. E sono importanti le strutture, gli sponsor, che credono al fenomeno nuoto".

Lei distribuisce meriti, ma ormai non ci sono tecnici che possano gareggiare con lei in fatto di medaglie...
"Beh, questo fa piacere, ma non cambia la sostanza. Anche perchè, rispondo anch'io come Federica: le medaglie vinte sono belle, ma son passate. Adesso dobbiamo pensare a quelle ancora da vincere..."

Riguardando indietro, c'è qualche risultato che le suscita rimpianti?
"Sì, il quarto posto di Brembilla a Sidney. Lì Emiliano meritava di più e purtroppo, per pochissimo è rimasto fuori dal podio. Tutto il resto, più o meno, è sempre stato in linea con quelle che potevano essere le attese".

Castagnetti, in bocca al lupo...
"Crepi, grazie. Tra un paio di settimane, tre al massimo, sarò al mio posto. Arrivederci"

 

da www.larena.it