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Federica Pellegrini è sempre più bella e questa bellezza non può che
derivare dalla maturità. Conserva memorie e ferite (Alberto è morto il
12 ottobre 2009) ma le trasforma in quello che la nutre: la passione.
Come sta, Federica? «Bene, tranquilla. Ed è questo l’aspetto
che più conta per me».
Sei mesi senza Alberto Castagnetti. Come descriverli? «All’inizio
pensavo di avere una crisi molto più forte, del tipo non mangiare, non
dormire. Invece ho reagito bene, forse perché ho scaricato questa
perdita nel nuoto, negli allenamenti, a dicembre è venuto il record del
mondo nei 200 in vasca corta. Da gennaio ho cominciato a realizzare
quello che era successo. È un dolore quasi perenne».
L’eredità di Castagnetti in cosa la vede? «In tutto se
parliamo del nuoto, tecnica, allenamenti, come andare oltre la fatica. A
livello personale mi ha lasciato un grandissimo affetto e quindi se
penso a lui mi sento questo vuoto dentro. È come se una parte di me si
fosse momentaneamente spenta».
Che cosa le ha dato la forza di andare avanti? «La passione
per questo sport: lui non avrebbe voluto che smettessi. Il suo
obbiettivo era quello delle quattro gare dello stile libero a Londra,
100, 200, 400 e 800 e ora è il mio».
Chiariamo. Era lui a spingere e lei a nicchiare, in passato? «Lui
ci ha sempre creduto. Io, lentamente, mi accorgevo che aveva ragione. A
Pechino mi svegliò per andare a nuotare le batterie degli 800 e ci ha
provato anche ai Mondiali di Roma. Non mollava mai, mi diceva che erano
medaglie buttate via. L’abbiamo sempre presa sul ridere, la convinzione
cresceva».
Da Castagnetti a Morini. Il «Moro» per lei non è una novità. «Stiamo
costruendo un buon rapporto, non è ancora al 100 per cento e non sarà
mai come quello con Alberto, ogni paragone è impossibile. Però funziona e
se sono tranquilla lo devo anche a lui».
La vita fuori dal nuoto non è cambiata molto. «Cerco di
mantenere il mio equilibrio. Sono una nuotatrice, cerco di spostarmi il
meno possibile, le cose extra- nuoto sono organizzate nei minimi
dettagli per non farmi perdere tempo».
Tutti dicono che va fortissimo, non è che questa coscienza di se
stessa l’avrebbe raggiunta anche senza Castagnetti? «Mi ci ha
portato Alberto a questa coscienza, se fosse morto un anno dopo che mi
aveva preso, nel 2007, sarei tornata a essere quello che ero prima, una
che arrivava sempre seconda. L’abbiamo costruita insieme con i risultati
e qualsiasi cambiamento possa accadere nella mia vita, rimarrà».
Lei appare anche più femminile e rivendica questa sua femminilità. «Mi
è venuta col tempo. Da piccola ero un maschiaccio. Ora la fase
evolutiva è finita, mi sento una donna e non vedo perché un’atleta di
successo debba essere considerata come un uomo. Io non sono così».
Si sfoga sempre con le scarpe? «Le scarpe restano la mia
passione, anche se adesso cerco di limitarmi. Mi sono data una
regolata».
Regola bene anche il suo rapporto con la notorietà. «Il nuoto
non ti regala nulla. Se perdi una settimana, ma no, che dico, anche
mezzo allenamento cambia tutto. Voglio fare la nuotatrice, 24 ore su 24.
Le mie comparsate in tv sono dovute al divertimento, ma, lo ammetto,
anche all’aspetto economico. Noi non siamo come i calciatori».
L’aspetto del suo carattere che la sostiene di più? «Non ho
paura di perdere. Non voglio che accada, ma so che se succederà, il mio
carattere mi farà reagire subito. Il campione che non sa perdere quando
cade non si rialza più».
Parla spesso della famiglia che vuole costruire. È raro in una
ragazza di vent’anni. «Lo so, ho molti valori che c’erano una
volta e che in pochi hanno ancora. Per fortuna nel nostro sport sono in
tanti a possederli. Ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia
felice e ne voglio una uguale».
A proposito, l’amore con Luca Marin come va? «Stabilmente
tranquillo».
Anche l’università è un progetto importante. «È la mia
volontà da due anni a questa parte, non ce l’ho mai fatta, ma a
settembre mi iscrivo. Ho bisogno di staccare. Di solito leggo, dall’anno
prossimo studierò. Non so ancora che facoltà, dipende dall’obbligo di
frequenza e dalla vicinanza al centro federale». Dottoressa Pellegrini come le suona? «Bene, ma io sarò sempre
Federica ».
da
corriere.it
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