MONDIALI NUOTO 2013 A VENEZIA? Lo schiaffo l'ha dato ed è di quelli che fanno male. E però ora che s'è presa quel che voleva, Roma non pare voler infierire su Venezia umiliata e furiosa, anzi. Nei corridoi della capitale ci si affanna per cercare qualche evento capace alleviare in fretta la ferita inflitta all'orgoglio del Veneto, certo, ma soprattutto di quella Lega Nord che tiene in scacco il governo sia per quel che riguarda i 500 milioni di cui il Campidoglio ha bisogno come l'aria per chiudere il bilancio preventivo di quest'anno, sia sui fondi Fas agognati dalla Regione per suturare il buco delle Asl laziali. Insomma, come ha avvertito sibillino Umberto Bossi, meglio «trattare», meglio «mediare». Ed una soluzione già si rincorre nei palazzi dello sport: portare a Venezia i mondiali di nuoto del 2013.



L'ipotesi di «delocalizzare» in laguna i Giochi acquatici del 2020, infatti, viene smentita seccamente non solo dal sindaco capitolino Gianni Alemanno, ma pure dal Coni che si trincera dietro la prima riga dell'articolo 35 della Carta Olimpica: «Tutte le competizioni sportive devono tenersi nella città che ospita i Giochi». In realtà la seconda riga attribuisce all'esecutivo del Cio la possibilità di autorizzare eventi anche in altre città, purché siano nello stesso Paese, ma il Coni insiste: «Si tratta di ipotesi limite, ad esempio, per restare alle gare acquatiche, nel caso in cui la città designata non si affacci sul mare. Ma a Roma il mare è a due passi, quindi perché andare a Venezia? ». Meglio puntare, assicurano dalla capitale, sui mondiali di nuoto del 2013 (quelli del prossimo anno si terranno a Shangai), ai quali ha appena rinunciato Dubai per improvvisi e non meglio precisati «problemi economici». La Fina, federazione internazionale del nuoto, aveva preferito l'emirato a Mosca ed Amburgo ed ora deve correre ai ripari, trovando in fretta un'alternativa. I tempi per realizzare gli impianti sarebbero più che sufficienti visto che non sarebbero necessarie opere mastodontiche e si punterebbe su strutture prefabbricate, montabili in una ventina di giorni, come d'altra parte si era messo in conto di fare a Dubai. Per intendersi, a Roma circola già il nome di un'azienda che potrebbe fare al caso di Venezia, quello della lombarda Castiglione. Senza contare che la vicina Verona vanta il centro federale in cui si allena buona parte degli atleti azzurri. Poi ci sono i nomi, importanti: Franco Bardelle, presidente del Coni Veneto, viene dal mondo del nuoto, il padovano Gianni Gross ha retto le redini dei mondiali di Roma del 2009 con i galloni del general manager e poi c'è Federica Pellegrini, olimpionica che potrebbe essere il volto glamour dell'evento. Nella capitale ne sono certi: si può fare. Il fatto che lo stesso evento lo abbiano organizzato loro appena l'anno scorso non sarebbe un ostacolo: in fin dei conti l'australiana Perth ha organizzato i mondiali del 1991 e quelli del 1998 senza polemiche. In mezzo, nel 1994, solo lei, ancora lei, sempre lei: Roma. E a proposito di Pellegrini, ieri ai microfoni di Sky ha così liquidato il sogno olimpico della sua Venezia: «Mi sarebbe piaciuto vedere una piscina da 50 metri in mezzo alla laguna, ma sarebbe stato impossibile. Alla fine è stata fatta la scelta giusta. La capitale è abituata ad organizzare eventi del genere, mentre Venezia avrebbe dovuto coinvolgere altre province venete». da corrieredelveneto.it

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