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Ma se era così brava e motivata, perché ha lasciato il nuoto dopo
dieci anni di allenamento e di gare?
“Avevo paura. Vivevo in un paesino sconosciuto degli Urali, un posto che
non esisteva neanche sulle carte. Allora c’era il socialismo e gli
sportivi non erano certo tutelati. Quello che facevano, i risultati
raggiunti e i loro successi, erano solo per la gloria. Erano tempi in
cui in Russia chi non studiava non valeva niente, nessuno ti avrebbe mai
preso in considerazione senza un titolo di studio. E, in fondo, nessuno
coltivava progetti o ambizioni. Io mi sono semplicemente chiesta perché
massacrare la mia vita continuando con il nuoto per poi rimanere col
sedere a terra. E così ho preferito studiare e ho preso una laurea
in ingegneria metallurgica, una certezza per il lavoro. Certo, se fossi
stata in Italia le cose sarebbero andate diversamente”.
Alexander Popov, lo zar del nuoto, era russo…
“È il mio mito. Sa che nuotavamo insieme? Lo chiamavamo lo squalo.
Anche lui si allenava nella mia piscina, e non so dirle quanto sono
contenta per i successi che ha ottenuto. Lo stimo molto: lui è uno che
ha avuto coraggio. È uscito da quel paese sperduto e ha conquistato il
mondo. È davvero un mito”.
Come si è avvicinata al nuoto?
“Perché mi hanno buttata fuori dalla ginnastica artistica! Mi spiego:
dai sei ai sette anni, mia madre mi ha convinta a frequentare un corso
di ginnastica artistica. Ero bravina, ma c’era un problema: crescevo
come un fungo. E un giorno la mia insegnante, davanti a tutti i bambini
in fila, mi fece fare un passo in avanti e pronunciò la sentenza: ero
troppo alta per la ginnastica, avrei dovuto fare basket o volley. Può
immaginare il trauma per una bambina di sette anni! Ancora oggi odio
queste discipline perché rivivo quell’esperienza. Così decisi di
nuotare: in realtà, la scelta è caduta su questo sport perché lo faceva
mia sorella maggiore, più grande di me di quattro anni. Non so perché,
ma io ho sempre visto mia sorella come un mito: volevo imitarla perché
era più brava di me in tutto. La mamma la faceva nuotare per correggerle
un problema di scoliosi, e io invece andavo in piscina perché ci andava
lei”.
Poi, però, se ne è innamorata.
“Esatto. L’acqua è il mio habitat naturale, mi rilassa. E, soprattutto,
mi proteggeva dal freddo: non avrei mai potuto fare pattinaggio sul
ghiaccio o sci, sono così freddolosa! Pensi che faccio ancora fatica ad
esaudire il desiderio di mio marito che vuole passare una settimana
bianca sulla neve: non ce la faccio, dopo aver trascorso vent’anni della
mia vita vedendo solo neve per sette mesi all’anno non ne posso più del
freddo”
Che cosa ricorda di quei dieci anni di nuoto?
“Mi svegliavo la mattina all’alba, per essere in piscina alle 6. Quando
uscivo di casa era ancora buio, sentivo il profumo della neve fresca e
mi divertivo a guardare le impronte lasciate sulla strada. Per fortuna
la piscina non era distante da casa mia, quindi non dovevo camminare
molto. Mettevo un libro o dei fogli vicino al bordo e iniziavo
l’allenamento. Studiavo così, facendo le vasche e memorizzando
velocemente le poesie e le formule di matematica. Andare bene a scuola
era fondamentale: il nostro allenatore controllava frequentemente il
rendimento scolastico, se non era buono eravamo espulsi dalla piscina.
Dopo l’allenamento andavo a scuola e poi di nuovo in piscina. Ero capace
di farmi dieci chilometri di allenamento al giorno. Passavo tutti i
giorni così, tranne la domenica, giorno di riposo in cui però la vasca
mi mancava. E, poi, ricordo il contatto con l’acqua: io non usavo la
cuffia e tagliavo i capelli corti perché ero convinta che in questo modo
non avrei perso velocità”.
La sua specialità?
“Dorso e rana. Non sopportavo il delfino perché faticavo, ma tutto
sommato non ero male”.
Ma non era un po’ troppo rigida nell’allenamento?
“Sì, ammetto che l’allenamento due volte al giorno era esagerato. Però
mi è servito: dopo aver lasciato il nuoto io ho vissuto per anni di
rendita. Prima di avere mia figlia non ho fatto sport per anni e i miei
muscoli erano tonici e rispondevano alla perfezione. Ancora oggi mi
basta un po’ di movimento alla settimana per tenermi in forma. Non solo.
Mi è servito tutto quello che lo sport mi ha insegnato: la competizione
nelle gare è stata utile per emergere nel mondo dello spettacolo; con
quei fogli lasciati sul bordo della piscina ho imparato a memorizzare in
modo talmente veloce che non ho bisogno neanche del gobbo in tv. Io lo
dico sempre alle mamme che conosco: fate fare ai vostri figli sport a
livello agonistico, ne trarranno benefici per tutta la vita”.
E sua figlia? L’ha avviata allo sport?
“Sì, l’ho portata in piscina fin da piccolissima e ormai è un pesce come
me. Il nuoto l’aiuta a crescere con i muscoli allungati e a correggere
un po’ di gobbetta dovuta all’altezza. E alla piscina le alterno la
danza classica per farle acquisire una postura aggraziata e la danza
moderna per farla saltare qua e là. Così quando vai in discoteca
ammazzi tutti, le dico sempre. E lei si diverte”.
Ha accennato alla postura aggraziata. Secondo lei, sport e
fascino femminile non vanno d’accordo?
“Dipende dallo sport: in alcune discipline, come la pallacanestro, le
donne devono stare attente perché i muscoli tendono a gonfiarsi. Anche
il nuoto può essere pericoloso in questo senso”.
Federica Pellegrini è il fiore all’occhiello del nuoto italiano.
La segue?
“Mi piace molto: lei è la tipica nuotatrice, seria, determinata e sa
bene quello che vuole”.
E quando la vede in tv non pensa che lei avrebbe potuto essere una
Pellegrini russa?
“La mia storia è diversa. Devo molto al nuoto perché mi ha insegnato ad
affrontare la vita con grinta e senza paure, ma non ho rimpianti e amo
il mio lavoro. Oggi mi accontento di seguire gli eventi sportivi in tv:
io amo tutto lo sport in generale. Sono tifosa dell’Inter, guardo gli
incontri di boxe con mio marito e mi piacciono soprattutto gli sport di
squadra. Sono molto critica, inoltre: se l’Inter sbaglia guai a loro, ne
dico di tutti i colori”!
Nuota ancora?
“D’estate al mare e, a volte, accompagno mia figlia in piscina.
Ultimamente, però, ho scoperto un nuovo sport che pratico con mio
marito: lo shaolin. È la madre di tutte le arti marziali, un misto tra i
movimenti di difesa con il bastone e quelli della danza. È divertente e
fa bene alla mente e al fisico”.
Qualcuno dice però che le ricette per vivere meglio e a lungo
sono il nuoto e la cioccolata.
“Il nuoto sicuramente, ma la cioccolata no: a me fa venire i brufoli!
Meglio sostituirla con un buon bicchiere di vino rosso”!.
da
skysport.it
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