| |Definizione
e concetti
|Fattori
di prestazione |La
tattica e la tecnica|
|Preparazione
e allenamento|
Definizione
e concetti
Il
regolamento della FIN (Federazione Italiana Nuoto) nella parte
concernente il settore acque libere, cioè le competizioni che hanno
luogo “in acque aperte" come laghi, mari, fiumi e canali
balenabili, distingue le diverse prove di nuoto tra mezzo fondo (da 0
a 4,999 chilometri), fondo (dal 5 a 11,999 chilometri), gran fondo
(da 12 a venticinque chilometri), maratona (oltre il venticinque
chilometri ).
Il
nuoto di fondo non è solo una competizione dove fatica fisica e
stress mentale sono indissolubilmente legati, è anche un modo di
uscire dalla quotidianità, di sentirsi diversi dagli altri. Il nuoto
di fondo in acque libere è un vero e proprio stiel di vita. Nella
ricerca del ritmo perfetto ci si sente vivi, fusi con l'elemento
acqua; dimostrare qualcosa a qualcuno passa in secondo piano di
fronte alla sensazione di aver scoperto una forma indefinibile di
appagamento nelle azioni che si stanno compiendo.

Nuotare diventa
così oltre che un'ottima pratica fisica, una meditazione in
movimento e la forma migliore per praticarla è quello che gli
statunitensi, come nuovo sport di tendenza, hanno definito l'"open
water swimming", nuotata in acque libere, la nostra "nuotata
in mare".
Venticinque
chilometri sono già tanti anche solo a pensare di percorrerli in
terra, ma in mare diventano un'enormità: partire con una condizione
meteorologica favorevole non sapendo quanto questa possa ancora
durare; uno sforzo che si protrae per molte ore, in condizioni
completamente diverse da quelle a cui si è abituati; la necessità
di combattere il freddo; la monotonia del gesto che invoglia la corsa
del pensiero verso nessuna meta o, peggio ancora, verso paure
razionali e irrazionali; il rischio di trovarsi in difficoltà per le
avverse condizioni ambientali; la voglia di abbandonare, ma anche la
sfida, la voglia di superare i propri limiti.
Fattori di prestazione
È
chiaro comunque che un conto è "fare il bagno" in mare o
in piscina, un conto è affrontare una competizione e, a maggior
ragione , una prova di fondo. Già soltanto dai metri da percorrere
ci si rende conto che le gare di fondo in mare stanno alle gare in
vasca come uno slalom o in una discesa libera sta ad una gara di
fondo sugli sci. In realtà le differenze tra i due sport sono
sicuramente maggiori di quanto la distanza possa farci percepire. Le
differenze riguardano tutti i fattori della prestazione e cioè i
fattori biomeccanici, i fattori fisico – atletici, i fattori
tattici e quelli psicologici. Per ciò che riguarda i fattori
biomeccanici, cioè lo studio degli effetti esterni del corpo umano
in acqua, le differenze riguardano l'assetto e la posizione del corpo
nonchè la maggior densità dell'acqua, che comporta maggiore
resistenza e quindi notevoli differenze nella tecnica di
nuotata. Sotto l'aspetto fisiologico, quindi per ciò che concerne i
fattori fisico atletici, si ha intanto un diverso impegno delle vie
metaboliche, visto che dato il protrarsi dello gara si utilizzano non
solo glucidi ma anche proteine e grassi ; l’intensità dello sforzo
riguarda principalmente la soglia anaerobica (che è la massima
intensità di uno sforzo in cui vi è un equilibrio tra l’acido
lattico prodotto dal lavoro muscolare e quello che, nello stesso
intervallo di tempo viene smaltito dall’organismo, e cioè
quell’intensita’ in cui il sistema aerobico non riesce più a far
fronte alle richieste dell’organismo); vi è solo una piccola
produzione di lattato. Il diverso impegno muscolare è dato dei
differenti fattori biomeccanici coinvolti, visto che si ha necessità
di una maggiore potenza e sicuramente di una maggiore forza
resistente. La fatica fisica non è solo una fatica muscolare ma
anche una fatica che coinvolge le articolazioni e i tendini. Sono
diverse le condizioni ambientali, dato che in acque libere c'è
sicuramente una minore umidità, una minore temperatura dell'aria e
dell'acqua, la possibilità di incontrare diverse temperature dovute
alle correnti; vi è anche comunque una maggiore capacità
respiratoria dovuta alla mancanza del cloro.
La tattica e la tecnica
Fondamentale
importanza, vista la durata della lunghezza della gara, sono i
fattori tattici, la tattica cioè utilizzata dall'atleta
durante la competizione. I fattori tattici riguardano anzitutto
l'andatura utilizzata durante la gara, che può essere in regressione
(ad una partenza veloce segue poi un'andatura più blanda), a strappi
(l'andatura non è costante ma subisce cambi di ritmo), in
progressione (l'andatura viene incrementata via via), a ritmo
costante. Non meno importanti sono le tecniche di nuotata utilizzate,
che differiscono a seconda delle situazioni in cui ci si trova ad
agire (situazioni dovute non solo a condizioni atmosferiche
differenti o a condizioni di percorso differenti, ma anche legate
all'andatura degli avversari o alla minore o maggiore vicinanza della
barca l'appoggio). In
realtà comunque i fattori che risultano alla fine determinanti,
soprattutto nelle gare su distanze più lunghe, oltre chiaramente a
quelli fisici, sono di sicuro quelli psicologici. La resistenza alla
fatica dipende in maniera determinante dalla maggiore o minore
motivazione mostrata dall'atleta che riesce, grazie alla propria
concentrazione e "capacità di soffrire" ad attingere a
risorse energetiche nascoste. Il carico mentale dipende non solo
dallo stress fisico ma anche dalla monotonia del gesto che che induce
paure coscienti (possibilità di incidenti o malori) ma anche paure
non coscienti, che alla fin fine risultano essere le peggiori vista
la difficoltà di superarle utilizzando gli strumenti logici. E’
quindi fondamentale uno specifico allenamento mentale (magari sotto
la supervisione di uno psicologo) con l’utilizzo di tecniche quali
la visualizzazione, che hanno lo scopo di incrementare la motivazione
dell'atleta, la sua capacità di concentrazione e volitività, per
consentirgli di accettare i sacrifici e le privazioni che questo tipo
di sport richiede.
Roberto
Ruggiu
(ambrosiafintness.it)
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