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Tecnica
del nuoto
Dorso
Il Dorso definito anche Crawl sul dorso, è l’unico stile
che si nuota con la faccia non rivolta verso il fondo. Contrariamente a quanto
si può pensare, il dorso non è uno stile semplice da nuotare dato che, come per
lo stile libero, presenta molti particolari che vengono spesso trascurati e che
non
permettono una corretta nuotata. L’unica semplificazione rispetto agli
altri stili è determinata dal fatto che la faccia del nuotatore è emersa, con
grandi vantaggi per la respirazione. Questa agevolazione fa si che spesso venga
insegnato per primo. Il suo affinamento è invece molto più complesso rispetto
agli altri stili, in quanto il perfezionamento del gesto tecnico viene affidato
esclusivamente alla sensibilità cinestesica mancando qualsiasi riferimento
visivo.

La posizione del corpo deve essere orizzontale e più
idrodinamica possibile, con corpo e gambe distese e piedi in estensione. Il
capo e appoggiato sull’acqua con le orecchie immerse e deve rimanere sempre ben
fermo durante la nuotata. 
Il movimento delle gambe è molto importante in questo
stile perché stabilizza la nuotata. Una buona gambata rende più fluida l’azione
in acqua. E’ molto importante quindi saper muovere bene le gambe senza sprecare
energie superflue. I piedi devono essere distesi come se fossero dei
prolungamenti delle gambe e non vanno tenuti a martello; inoltre la gamba deve essere
retta senza piegare il ginocchio. Il movimento è quindi alternato con un
affondamento di circa 30/40 centimetri. La battuta di gambe non deve essere
frenetica e, molto importante, il piede non deve uscire dall’acqua. Inoltre al
culmine della frustata della gamba il ginocchio (che mai deve uscire dall’acqua
durante l’esecuzione del movimento) deve essere completamente esteso.
Generalmente si eseguono sei battute di gambe per ogni ciclo di bracciata.
L’azione delle braccia è nettamente più importante di
quella delle gambe; la trazione delle braccia costituisce il 60 % di quella
totale, perciò avere una buona bracciata permette una nuotata più fluida e
produttiva. Anche nella bracciata del dorso possiamo identificare quattro fasi
fondamentali: la presa dell’acqua, la trazione, la spinta e il recupero.
La presa: Il braccio, quando entra in acqua deve essere teso vicino
al capo e parallelo all’asse di avanzamento quasi a contatto con l’orecchio.
L’ingresso in acqua della mano non deve avvenire con il palmo ma bensì con il
mignolo per avere così già pronta la mano per effettuare la nuova bracciata. Il
palmo deve essere quindi rivolto verso l’esterno e, entrando in acqua, deve
flettersi verso il polso.
La trazione: inizia quando la mano è affondata di 20/30 cm. Si può
favorire questo affondamento introducendo un rollio delle spalle. Una
importante fase della trazione è la traiettoria che la mano disegna nella parte
subacquea. Il braccio inizia a spingere verso dietro, inizia poi la risalita e
contemporaneamente la flessione del gomito, con la mano che risale
avvicinandosi alla line mediana. Quando la mano si trova all’altezza della
spalla, mano, avambraccio, braccio e spalla, dovrebbero essere tutti sullo
stesso piano e l’angolo formato tra avambraccio e braccio dovrebbe essere di
90° o di poco superiore. 
La spinta: deve essere continua alla trazione e si ottiene con una
completa estensione del braccio. Tale
movimento e assecondato il da una flessione dorsale del polso e termina
con la mano, che nella parte finale, esegue una rotazione e una spinta verso il
basso (frustata). La frustata verso il baso non ha alcun effetto propulsivo ma
solo a facilitare lo svincolo del braccio dall’acqua, assicurando così una
nuotata continua e fluida.
Il recupero: il braccio deve essere teso e rilassato e il polso deve
uscire dall’acqua con un leggero anticipo rispetto al resto del braccio. La
traiettoria della mano è perpendicolare rispetto alla superficie dell’acqua,
per poi ruotare in fuori ed entrare con il mignolo in acqua.
Note: respirazione: avviene frontalmente ed è sincronizzata con la bracciata:
inspirazione durante il recupero di un braccio e espirazione durante il
recupero dell’altro.
[Continua]
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