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Tecnica
del nuoto
Rana
La Rana è uno degli stili più complessi e faticosi che si
possano nuotare. Questo tipo di nuotata ha caratteristiche completamente
diverse rispetto alle altre e non é consigliabile a tutti in quanto provoca un
sovraccarico elevato della zona lombare e dell’articolazione del ginocchio. La Rana
ebbe in Europa
una diffusione eccezionale agli inizi del secolo scorso, poi
pian piano venne soppiantata dal Crawl. Tra tutte e quattro le nuotate è la più
lenta e in alcuni paesi (soprattutto anglosassoni) viene spesso insegnato come
primo stile. Questo stile differisce dagli altri anche per i rapporti
propulsivi, che nella Rana si spostano a favore delle gambe ( il 70 % della
propulsione dipende dalle gambe e il rimanente 30 % dalle braccia). Questa
grande atipicità della Rana rispetto agli altri stili fa si che il ranista
spesso e volentieri sia un nuotatore atipico, talvolta poco predisposto verso
gli altri stili.

L’utilizzo delle gambe nella Rana assume un’importanza
maggiore che negli altri stili. La tecnica che attualmente viene adottata è
quella del colpo “a frusta”. Tale tecnica si effettua con una flessione della
gamba sulla coscia e di questa sul bacino con un angolo di circa 120°, piedi
quasi in superficie e ginocchia piuttosto vicine tra loro. A questo punto i
piedi iniziano a ruotare verso l’esterno trovando la giusta posizione di
spinta. La spinta avviene quindi con la parte interna della pianta del piede e
con una energica “frustata” in fuori dietro. Terminata la fase di spinta i
piedi tornano ad unirsi in completa distensione. La spinta deve avvenire velocemente
mentre la fase di recupero deve essere effettuata più lentamente. La posizione
estesa del piede provoca una minor spinta del corpo e scoordina tutti gli altri
movimenti della gamba. In questa nuotata e molto importante mantenere la calma
e non incrementare in modo elevato il numero delle gambate e delle bracciate
altrimenti le energie si esauriranno in poco tempo. Un’altro tipico errore è
l’affondamento del bacino e delle gambe dovuto alla poca velocità di azione e
alla rigidità del corpo. Inoltre bisogna tener ben presente la posizione
delle ginocchia, durante la gambata, ad una distanza adeguata come mostrano le
figure. La funzione propulsiva della bracciata a Rana è di poca
importanza rispetto alla gambe dato che si esaurisce in una fase non di
trazione al contrario di altri stili. La bracciata della Rana ha comunque tre
principali caratteristiche: il recupero avviene sott’acqua, praticamente non
c’è fase di spinta, tutti i movimenti sono simmetrici. L’errore principale è
quello di non coordinare il movimento delle braccia e quello delle gambe
frenando di conseguenza l’avanzamento. Quindi per descrivere la bracciata a Rana
è necessario inquadrarla nella coordinazione generale della nuotata. Il nuotatore
si trova in assetto di scivolamento con le braccia alte, le palme della mano
lievemente ruotate verso fuori e i pollici in basso. Da questa posizione la
mano va in presa tirando in fuori e in basso. Durante la presa il braccio è
disteso. In un secondo momento i gomiti cominciano a flettere e le mani, per
mantenere una buona presa in acqua, affondano in direzione basso, fuori,
dietro. Inizia così la fase di trazione al termine della quale mani, gomiti e
spalle sono sullo stesso piano. In questa fase i gomiti devono essere ben alti
e tra braccio e avambraccio vi deve essere un angolo di 110°. A questo punto la
testa inizia ad alzarsi, e viene effettuata la fase finale dell’espirazione.
Nel frattempo, durante l’espirazione, le mani chiudono la fase propulsiva con
un movimento in dietro, dentro, basso. Mentre la testa esce dall’acqua e ci si
prepara per l’inspirazione, le mani si preparano ad essere spinte in avanti.
Nel frattempo le ginocchia si flettono ed inizia il recupero della gambata. Le
mani quindi cominciano ad avanzare fino a distendersi completamente e in
contemporanea la testa flette di nuovo in avanti fino a tornare sotto l’acqua
(e i piedi si portano vicino i glutei). Una volta che la testa è abbassata
avviene il colpo di gambe, mentre le braccia hanno quasi completato il
recupero.
Note:
Per una corretta nuotata, prima di effettuare una
bracciata, bisogna aspettare che le gambe siano distese, e, che
contemporaneamente alla trazione, inizi l’espirazione che avviene con bocca e
naso molto intensamente concludendosi un attimo prima dell’uscita dall’acqua. La testa deve uscire dall’acqua quel tanto che
basta per permettere al nuotatore di respirare. Altri due errori caratteristici
della bracciata sono legati alla traiettoria seguita dalle mani. In particolare
bisogna portare le mani abbastanza all’esterno nella prima parte della
bracciata e il recupero deve essere continuo senza lasciare pause fra la prima
e la seconda parte della stessa. Inoltre la velocità di spostamento della mano
raggiunge il massimo valore durante trazione e non durante il recupero. Nella
Rana è di fondamentale importanza la coordinazione tra il movimento degli arti
inferiori e quello degli arti superiori. Anche minimi errori co
sovrapposizioni, o separazioni eccessive delle azioni propulsive compromettono
pesantemente l’efficacia della nuotata. Altro errore tipico molto diffuso è
quello di non tenere i piedi a martello durante la spinta in acqua come viene mostrato
nelle figure.
[Continua]
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