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Quando
iniziare a frequentare i corsi di acquaticità
con i neonati?
(di
Hugo Lavalle, www.acquarella.it)
Frequentemente i genitori ci
domandano quando sia il momento migliore per iniziare a portare i neonati ai
corsi d’Acquaticità; le nostre risposte sono sempre le stesse: ”Adesso!”,
oppure: ”Quando siete pronti”. Riteniamo che tutti i momenti siano buoni per
iniziare l’attività, a condizione che il bimbo e la famiglia siano pronti. È
consuetudine di quasi tutte le piscine ricevere i piccoli dopo il sesto mese;
crediamo che il motivo sia che dopo questo periodo il bambino è già stato
sottoposto alle due prime dosi dei vaccini obbligatori. Dico “credo” perché
altri motivi che giustifichino l’attesa e che abbiano un substrato scientifico,
non ci sono mai stati presentati. Alcuni centri ricevono i bambini dopo il
terzo mese. Anche qui, le ragioni non le conosciamo. Nel nostro caso, riceviamo
i neonati dal momento in cui si cicatrizza l’ombelico e la mamma si sente in
forma per intraprendere l’attività, che in se stessa non è faticosa, ma implica
spostamenti, routine di vestizione/svestizione, allattamento, ecc., che tutto
sommato la rendono impegnativa; importante è quindi essere molto, molto
motivati per incominciare. Apriamo una parentesi per spiegare l’assenza di
vincoli di età per iniziare i corsi nel nostro centro. La prima delle ragioni è
l’esclusività di utilizzo da parte dei bimbi del impianto (che viene
frequentato solo dai bambini e dei loro genitori); in secondo luogo, oltre ai
soliti certificati di buona salute, tutti gli adulti partecipanti debbono
passare un controllo medico in sede ogni due mesi, in modo da escludere le
tipiche patologie che assillano le piscine; sommiamo a tutto ciò altissimi
livelli di standard per le pulizie dei locali e per il controllo delle acque.
Un discorso a parte lo meritano i vaccini: i primi vengono effettuati entro il
terzo mese e il primo richiamo entro il quinto mese; quelli obbligatori sono:
poliomielite, difterite, tetano ed epatite B. Per quanto riguarda la
poliomielite, dal 1983 non sono più stati notificati casi di malattia contratti
in Italia e circolano voci circa l’eliminazione dello status di obbligatorio. Di
difterite, negli ultimi anni in Italia, sono stati segnalati rari casi (4 dal
90’ al 97’); il tetano ha il suo serbatoio infettivo in ambienti con terriccio,
polvere, rovi e spine, non certo nell’ambiente piscina, se correttamente
pulito; ed infine, l’epatite B si trasmette per contatto sanguigno o sessuale,
pertanto, in assenza di ferite, il contagio è impossibile. Tutte queste ragioni
ci permettono di affermare che i rischi per la salute di un piccolo neonato di
più di due settimane, che viene immerso in una piscina che presenti le
caratteristiche suddette, sono molto, molto contenuti.Voglio aggiungere quello
che il manuale di NELSON (il libro di pediatria più seguito al mondo), nella
sua quattordicesima edizione, alla pag.16 indica rispetto agli anticorpi
generici IgG, gammaglobuline che sono parte fondamentale delle difese
inmunologiche di un neonato:il valore IgG di un bambino di sei mesi è inferiore
di 2,5 volte rispetto a quello di un neonato;quindi la copertura immunologia
generica di un neonato è migliore di quella di un bambino di sei mesi. Allora,
quando iniziare? Tutti i momenti sono buoni se il bambino gode di buona salute
e la sua famiglia (mamma e papà) è sufficientemente motivata; a due settimane,
a due mesi o a due anni è sempre un buon momento per iniziare! Piuttosto, diamo
una maggiore rilevanza al punto delle motivazioni: non cadiamo nel tranello di
incominciare prestissimo perché una moda così ci impone e, dopo quattro o
cinque sedute, di interrompere la frequenza perché demotivati, stanchi o
delusi. Il momento migliore sarà quindi quello in cui la famiglia si troverà
con lo spirito giusto per affrontare con forza, determinazione ed allegria
questa bellissima attività che consiste nel giocare nell’acqua con il proprio
figlio. Un altro punto “mitico” è quello che riguarda il controllo automatico
del respiro. Tutti hanno sentito qualcosa che riguarda il riflesso di chiusura
automatica dell’epiglottide, ma il tema, come al solito, è stato mal spiegato
ed interpretato. E’ vero che nel bagaglio genetico di riflessi che il bambino
porta con sé dalla nascita (ed anche da prima della nascita!) esiste il
suddetto automatismo, che consiste nella chiusura automatica (cioè
involontaria) dell’epiglottide ogni qualvolta le fauci del bambino vengono
invase improvvisamente dall’acqua, evitando così che l’acqua finisca nei
polmoni (ricordiamo che l’epiglottide è la valvolina sita nella faringe, che
mette in comunicazione la bocca con il condotto respiratorio ) Questo riflesso
sparisce verso il dodicesimo mese di vita. Per questo motivo si è difusa l’idea
che “i bambini imparano a nuotare da neonati” solo se portati in piscina prima
che questo riflesso sparisca. Questa affermazione è falsa. I bambini imparano a
nuotare (nella fattispecie a controllare il respiro) a tutte le età. È vero che
l’apprendimento del controllo del respiro è facilitato se l’automatismo è
ancora funzionante, ma dobbiamo dire con forza che non è mai tardi per iniziare
un felice percorso di avvicinamento all’Acquaticità, tutti i momenti della vita
sono buoni per immergerci in acqua e condividere col nostro piccolo un’ora
intensa di giochi canzoni e avventure a non finire. Secondo la nostra
esperienza è altrettanto vero che i bambini che iniziano a “nuotare” da
piccolissimi (1, 2, 3 mesi ) riescono a vivere con un'altra intensità il
rapporto con l’acqua e quindi imparano con una facilità e velocità superiori
alla media dei bambini che iniziano più tardi; alcuni ipotesi parlano dei forti
ricordi intrauterini che fanno sentire la loro presenza e “tornano a galla”
davanti ad esperienze così simili alla vita nel grembo; sono bambini con “una
marcia in più”, più vivaci, più intraprendenti, in comunione con un ambiente a
loro perfettamente congeniale. Concludiamo dunque auspicandoci che tutti i
bambini di prima infanzia abbiano la possibilità, la ricca e bella possibilità,
di poter passare un’ora in acqua a giocare intensamente con una mamma o un papà
disponibilissimi all’interscambio ed esigenti soltanto nel creare situazioni di
gioco stimolanti e piacevoli per il proprio figlio, senza pensare se hanno o
meno l’età giusta per imparare a nuotare.
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