Ogni tipo di lavoro a secco è di per sè utile a qualsiasi sport.
Purtroppo il passare delle settimane senza nuotare avrà inevitabili ripercussioni sulla resistenza aerobica specifica in acqua (che ha un tempo residuo di due mesi, dopodichè scade quasi del tutto).
Ci si potrebbe aiutare con delle corsette, che però non tutti sono attualmente in grado di fare per esempio in un giardino privato; in alternativa va molto bene il salto della corsa.

Per quel che riguarda i lavori statici invece raccomando esercizi di circonduzione delle braccia, lo stretching per spalle e gambe, i lavori di efficienza articolare per le caviglie e le spalle e gli squat per non perdere lo spunto in partenza e a rana.

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(2 risposte, pubblicate in Domande e dubbi sulla tecnica del Nuoto.)

Nell'acqua sei in una botte di ferro, anche nel caso fosse l'acqua di mare, perchè le particelle infettanti si disperdono e non c'è modo di raggiugnere la carica minima infettiva.

Il problema sono gli ambienti in cui si è obbligati a transitare per poter accedere all'acqua.

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(4 risposte, pubblicate in Domande e dubbi sulla tecnica del Nuoto.)

Ciao sono allenatore e istruttore di nuoto fin dall'altro millennio.
Ha ragione tua figlia.
Se ha un disagio importante non dico su una abilità complessa (che ci starebbe) ma su un FONDAMENTALE requisito senza il quale non si procede, è un segnale che ogni istruttore deve sapere cogliere.
In particolare le respirazioni, le famose bolle, NON si imparano un pò alla volta ma sono un requisito irrinunciabile che finchè non hai acquisito non puoi fare nient'altro perchè tutto presuppone l'immersione della faccia, e fregarsene cosi bellamente solo per un (probabilissimo) motivo logistico legato alla organizzazione dei corsi in vasca da parte della piscina, è facilissmo che tale carenza produca un comportamento compensatorio in tutte le nuove abilità proposte, che dunque verrebbero eseguite con una sorta di handycap che poi andrebbe a finire in memoria motoria e ripetuto automaticamente anche una volta che il requisito di base (le immersioni rilassate) fosse stato ottenuto.

Sulle immersioni non si scherza.
Prima si impara a giocare a briscola sott'acqua...POI !!! si impara a nuotare.

Cosi senza vederti i motivi possono essere veramente tanti.
La cosa migliore da fare secondo me sarebbe iscriversi ad un corso di perfezionamento, perchè è evidente che un problema di assetto è assolutamente certo che ci sia, e senza un istruttore che ti vede da fuori ci sono davvero poche speranze di risolverlo.

In mancanza di istruttore non ti resta altro da fare che lavorare molto sulla percezione, con gli esercizi il più disparati possibile.
E per le ripetute io direi di variare molto per distanza e anche per intensità.
I cambi di passo, cio è modificare l'andatura all'interno di una ripetuta, sono una delle cose più utili per quel che riguarda l'efficienza.

Ma ribadisco, vai di istruttore.

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(7 risposte, pubblicate in Allenamento e Didattica del Nuoto)

E i 50 farfalla non sono certo qualcosa da mezze calzette......

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(8 risposte, pubblicate in Allenamento e Didattica del Nuoto)

A dire la verità la federazione invece è molto chiara in fase di formazione dei tecnici.
Dice chiaramente la Federazione quelle cose che abbiamo scritto io e Arles.
E la Federazione non ha competenze di controllo nè di sanzione, la Federazione ricerca e studia e poi trasmette le migliori informazioni e competenze a tecnici e società, dopodichè tocca alle società gestire il personale e i ragazzi.
Se ci sono responsabilità nella gestione dei ragazzi (e dei genitori più esaltati) quelle vanno sempre e solo addebitate alle società.

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(8 risposte, pubblicate in Allenamento e Didattica del Nuoto)

milu70 ha scritto:

Buongiorno sono la mamma di una bambina esordiente B1,ha quindi iniziato l agonismo a settembre.é partita molto bene ma a distanza di 6 mesi  ha  migliorato poco come tempi,e questo è x lei fonte di stress e nervosismo.noi genitori abbiamo cercato di spiegarle che è una cosa fisiologica in quanto è un dicembre 2010 quindi è la più piccolina ma lei vede le altre migliorare di molti secondi in confronto a lei e nonostante l impegno che mette nn raccoglie i frutti.nn so  più cosa fare x farle capire che ha tutto il tempo x migliorare,e che x noi va benissimo così,ma nn c è verso a fine gara lacrime di delusione le solcano il viso

E' da tanto tempo che purtroppo mi manca il tempo per rispondere qui sul forum (cosa che spero cambi a breve) ma per il bene di una bambina di nove anni non posso fare a meno di intervenire.
Do per scontato che il desiderio della bambina di primeggiare non origini da una indebita pressione dei genitori, cosa che a volte però capita, e aggiungo un consiglio alla già ottima risposta che hai avuto da Arles e che condivido in pieno:

Quando la bambina manifesta ansie da prestazione e cerca soluzioni per migliorare i tempi, la cosa peggiore da fare è assecondare tali istanze perchè in questo modo la bambina è portata a credere che si tratti davvero di un problema, e potrebbe capitare che la sua autostima venga condizionata dal timore, giustificato o meno non fa differenza, di deludere i propri genitori.
La cosa da fare invece è liquidare la questione per la banalità che è, ricorrendo se è il caso ad espedienti dialettici peraltro fopndatissimi, che educhino la bambina alla consapevolezza del fatto che nello sport non conta chi arriva prima o dopo, ma conta la differenza tra chi ha il fegato di mettersi in gioco e chi no.

Non dica alla bambina di avere cercato risposte qui, non farebbe altro che darle la conferma di avere un problema concreto; le faccia semplicemente capire che solo il fatto di praticare uno sport con questo livello di impegno (come il nuoto ma non solo) è già indice di grandezza, le faccia capire che voi siete orgogliosi di lei non alla fine della gara, ma già nel momento in cui dimostra il fegato di salire su quei blocchi; fatele capire che quello che conta non è il tempo ma avere nuotato bene e averci messo dell'impegno, e che prima o ultima è uno squalo tra gli squali.
Non chiedetele mai come si è piazzata, non correte in segreteria a cercare i risultati o i tempi, se proprio dovete fatelo di nascosto, a fine gara chiedetele se si è divertita e se ha conosciuto amiche nuove, e fate in modo che le felicitazioni per la gara siano le stesse quando arriva prima e quando arriva ultima.

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(2 risposte, pubblicate in Rana)

Non è questione di meglio una cosa o meglio l'altra.
In realtà la cosa migliore è lavorare su entrambi i punti.

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(3 risposte, pubblicate in Presentazioni)

Benvenuta.

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(1 risposte, pubblicate in Presentazioni)

Benvenuto.

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(6 risposte, pubblicate in Dorso)

Mi fa piacere, ciao.

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(2 risposte, pubblicate in Presentazioni)

Benvenuto

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(8 risposte, pubblicate in Stile libero (crawl))

Giusto.

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(8 risposte, pubblicate in Stile libero (crawl))

La prima cosa in assoluto da fare è assicurarsi che la caviglia sia in grado di effettuare delle ottime pronazioni.
Cioè avere una buona escursione verso il basso.
Perchè il piede deve poter dondolare passivamente per aumentare la superficie di impatto in modo da spostare masse di acqua a fondo vasca.
Per farlo basta mettersi ogni tanto a ruotare il pollice facendo cerchi esageratamente larghi il più possibile, oppure inginocchiarsi e poi sedersi sui talloni a piede pronato e poi da li provare a spostare la testa all'indietro.
Io sono capace di toccare terra la dietro con la testa da questa posizione.

La seconda cosa ma non meno importante è curare l'estensione degli Ischiocrurali (il gruppo di muscoli posteriori della gamba dal sedere alla caviglia).
Devono essere belli lunghi e flessibili perchè diversamente la gamba non potrà muoversi su e giù senza flettersi troppo e le gambate non sposteranno abbastanza acqua da generare movimento.
Un sistema è quello di unire le gambe e i talloni poi provare a toccare terra con le mani, chi vuole esagerare come faccio io può toccare terra con le mani tenendo le dita girate verso dietro e poi facendo "la formichina" camminando con le dita verso ancora più dietro.
Chi avesse difficoltà a toccare terra (ahi ahi molto grave per un nuotatore)  può ottenere risultati tenendo un pesetto da 4 a 5 chili con le mani, poi con gambe unite e diritte piegarsi verso il basso tenendo la testa bassa con mento appiccicato al petto e collo morbido e rilassato, provando ad andare più in basso possibile magari dondolando passivamente alto\basso con il pesetto.
Col tempo ci si allunga.
Oppure:
seduti con gambe distese piedi con dita verso l'alto e talloni spinti con esagerazione più avanti delle dita, piegarsi in avanti allungando le braccia verso i piedi mentre la pancia viene spinta verso le cosce e il mento al petto (l'ideale sarebbe arrivare ai piedi con i gomiti o quasi) soffiare tre volte indurendo la pancia poi provare ad allungarsi ancora di più.
Prendere la pianta dei piedi con le mani tenendo i gomiti alti e la testa bassa, tenere la posizione poi alzare il mento portando il petto in avanti e inarcando la schiena,tenere e poi ripetere alcune volte.
Se si fatica a prendere i piedi si arriva dove si può posizionando le mani sotto alle cosce o alle ginocchia.
Questo stretching interessa tutti i muscoli deputati alle gambate rendendoli lunghi e flessibili permettendo di eseguire "per simpatia" una azione di gamba più corretta e fluida.

Questi sono i requisiti senza i quali le gambe faranno sempre e solo sofferenza, ma senza un maestro (bravo intendo dire) che sappia darti gli input giusti mentre sei in acqua SENZA la tavoletta, sarà tutto affidato al culo.

Ciao

PS
Il maestro bravo dovrebbe farti capire senza tema di fraintendimenti che le gambate NON devono spostare acqua verso dietro per andare avanti di riflesso.
Sarebbe inutile visto la scarsità di acqua spostata.
Le gambate devono agire con movimento verticale su e giù, spostando masse di acqua verso il basso (e poi verso l'alto) perchè la propulsione avviene grazie alla contrapposizione tra la pressione verso il basso e la spinta verso l'alto della decompressione, con l'aggiunta di una componente di risucchio in esterno (da interno gamba verso fuori) che si ottiene se le gambe sono unite e si inverte come una retromarcia se le gambe si allargano.
Quindi il piede non deve piegarsi per poi sparare verso dietro ma deve invece alzarsi a gamba tesa ma rilassata facendo quasi emergere il tallone ma alzando bene anche il posteriore della coscia, e poi sparare verso il basso con il piede che disegna una sorta di movimento a compasso, quindi la flessione della gamba è marginale e ottenuta in maniera passiva e non volontaria.
Traduzione, tu pensa solo a fare della schiuma alternando rapidamente l'azione di gambe e piedi e vedrai che l'azione corretta di spinta verso il basso prima o poi salta fuori.

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(1 risposte, pubblicate in Presentazioni)

Benvenuto

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(1 risposte, pubblicate in Stile libero (crawl))

Ciao, faccio subito chiarezza sui pro e contro delle pinne.

I Pro:
Le pinne nel salvamento NON servono ad andare più veloce e nemmeno a vincere la corrente.
Perchè nella stragrande maggioranza dei casi la differenza di velocità o di contrapposizione alla corrente è ininfluente.
Difatti se la corrente è forte le pinne non faranno la minima differenza, se invece è debole la differenza di velocità può compensare il tempo perso per metterle solo in rari casi dove il pericolante è molto lontano e i frangenti e le secche sono dislocati in modo da non obbligarti a camminare come un papero tra una nuotata e l'altra.

Il valore aggiunto della pinna nel salvamento risiede sopratutto nella possibilità di galleggiare meglio con un pericolante aggrappato al collo o con pericolanti multipli, o nella facilità con cui ci si può immergere per recuperi in profondità.

I contro:
principalmente due
1 - l'impiccio nell'indossarle e la difficoltà di capire in fretta in quale punto convenga farlo:
difatti può capitare di mettere le pinne poi nuotare un tratto e poi ritrovarsi a dover camminare come un papero in una successiva secca prima di ributtarsi a nuoto.
L'alternativa sarebbe prima fare un pezzo a nuoto senza pinne (ma tenendole dove....tra i denti ?) poi metterle nella secca mentre onde fortissime rischiano di fartene perdere una e poi buttarti finalmente a nuoto.
2 -l'impiccio nel rientro col pericolante:
cosa facciamo se mentre trasportiamo un pericolante privo di sensi arriviamo a una secca che ci impedisce di nuotare ?
Camminiamo come un papero col pericolante a pompieristica o appoggiamo il pericolante nell'acqua bassa mentre ci togliamo le pinne ?

Le conclusioni sono due:
la pinna è uno strumento importante, ma il suo utilizzo è da valutare con estrema attenzione situazione per situazione.
La situazione ideale è quando siamo di supporto a un collega in azione, nel qual caso abbiamo il compito di garantire la sicurezza del rientro e la pinna è un aiuto oggettivo; oppure quando abbiamo la certezza che durante il nostro intervento avremo il supporto di qalche collega che ci toglie l'impiccio del rientro a papero.

Ma in ogni caso l'impiccio è qualcosa con cui fare i conti, ed è necessario minimizzarlo.

L'unica pinna davvero utile nel salvamento quindi è la pinna corta perchè consente una maggiore agilità di movimento e offre minore impatto ai marosi mentre la si indossa.
Cercate anche di avere un contenitore a tracolla che vi consenta di portarvele dietro mentre nuotate e poi indossarle al momento giusto.
Evitare nel modo più assoluto le pinne multi-misura, quelle con le bretelle per regolare la dimensionde del piede.
Alla prima onda resterete senza pinna.

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(1 risposte, pubblicate in Presentazioni)

Benvenuto nel forum.
Io sono insegnante di salvamento e operativo in mare da trent'anni.
Dove operi ?

Esistono propaganda anche di cinquant'anni.
Propaganda non è una categoria dell'agonismo, è un circuito alternativo all'agonismo nel quale si infilano sia quelli per ora troppo piccoli che poi andranno all'agonismo (una volta si chiamava preagonismo....sentire che hanno inventato pure il pre-pre-agonismo mi fa troppa tristezza, si minimizza troppo il concetto di SCUOLA nuoto) sia quelli che vogliono restare nell'ambito del dilettantismo.
Diciamo che si sono inventati un mucchio di categorie (c'è pure la sweem teen,dedicata sopratutto ai tardi che vogliono fare un pò di sport pur non avendo i numeri o la voglia per fare agonismo) ma l'agonismo è rimasto sempre uguale:
ci sono igli esrodiente B e gli esoridenti A e poi le categorie dai Ragazzi agli Assoluti.
Mediamente il passaggio dura due anni ma dipende non dadll'età effettiva ma dal millesimo anagrafico (anno di nascita)

PS
In piscina non ci deve andare UN solo giorno di più di quelli che vuole andarci lui.

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(1 risposte, pubblicate in Presentazioni)

Benvenuto.

Gli urli sono la cosa peggiore che si possa fare.
I bambini sono come spugne e utilizzano DUE soli metodi di sviluppo:
l'esplorazione e l'imitazione.
Significa che se si pretende di insegnarl loro qualcosa con il metodo impositivo si è sconfitti in partenza.
E gli urli peggiorano la situazione per due motivi:
1 - il bambino si spaventa e disinteressa
2 - il bambino (imitazione) impara che l'urlo è un metodo di comunicazione valido per ottenere quel che vuole.

Premesso che molto dipende dall'esperienza individuale del bimbo negli asili, diverse tra chi si ritrova maestrine che li interessano e coinvolgono e chi invece si ritrova attorniato da maestrine nullafacenti che li guardano giocare da soli.....
differenza che si traduce nelle aspettative del bimbo circa il comportamento della maestra in acqua.
Premesso questo, con i bambini in età prescolare occorre seguire diversi accorgimenti che trasformano una lezione in una partita a scacchi.

Prima di tutto occorre definire gli obiettivi, che NON sono quelli che lo porteranno alle olimpiadi, bensì a ottenere le più ricche e variabili esperienze in ambiente acquatico formando quei mattoncini che costruiranno le nuotate future.
Scordatevi di fare un piano preciso da rispettare, gli obiettivi sono più di carattere emozionale che "tecnici".

Definiti gli obiettivi occorre selezionare la strategia di metodo, cioè come dosare i diversi strumenti a disposizione.
a livello generale ci sono tre metodi:
esplorazione e imitazione che sono i due metodi che corrispondono ai rispettivi strumenti di sviluppo a disposizione del bimbo
il terzo metodo è quello propositivo,vale a dire il momento in cui si cerca di indirizzare in maniera specifica l'esperienza del bambino.
Metodo propositivo, NON impositivo.
Perchè il primo input al movimento è di origine nervosa, un impulso elettrico che parte dal cervello ai muscoli,e senza l'espressa volontà di mandarlo nessuna esecuzione motoria può venire considerata utile da un punto di vista esperienziale.
Ecco perchè le imposizioni e gli urli identificano il maestro poco dotato.
Poi è vero che tra i bimbi ci sono pure i "casi impossibili", ma gli urli sono inutili pure con loro.

Le fasi di esplorazione dove il bambino è libero di fare (più o meno) quello che gli pare sono importantissime e dovrebbero essere dominanti sopratutto nei primi periodi in acqua, perchè consentono all'istruttore di osservare il bambino e capire un milione di cose sul suo apporccio all'ambiente, e al bambino di vedere l'acqua come un universo pieno di curiosità da scoprire.
Le fasi di imitazione sono indispensabili all'inizio perchè consentono al bimbo di capire quante cose si possono sperimentare in acqua e quali siano alla portata suo grado di sviluppo e per selezionare in tutta libertà quali e in quale momento sperimentare, senza il rischio del fallimento.
Mi spiego: se voi dite al bimbo prova a fare questo o quello, lui si sentirà esposto alla possibilità di deludervi se rifiuta o se accetta e poi fallisce; se voi invece fate una cosa tipo immergere la faccia e NON chiedete niente, il bimbo  capisce che è possibile poi quando si sentirà pronto la farà da solo per il semplice piacere di stupirvi, senza sentire il rischio di deludervi in caso non ci riesca.
La fasi propositive arrivano per ultime, solo una volta che il maestro abbia capito cosa e come si può chiedere al bimbo, dopo che ha osservato le vostre esperienze nelle fasi precedenti.

Quindi i consigli sono i seguenti.
Primo giorno coi i bambini: primo obiettivo farli ridere tutti insieme, in modo che la risata collettiva crei un gruppo attorno a voi.
Per riuscirci occorre avere la capacità di interessarli a qualcosa, qualsiasi cosa e non c'è bisogno che sia un obiettivo tecnico.
Una volta assunto il ruolo di chioccia li si porta in acqua ma bisogna già avere una proposta pronta che mantenga il gruppo in acqua.
Inutile dire che la proposta deve essere interessante divertente eseguibile e lasciare ampio spazio di manovra al bimbo per soddisfarla (fase esplorativa)
Da li in poi devono essere TUTTI GIOCHI, ovviamente finalizzati a qualcosa che sapete solo voi (gli spruzzi, la motricità, il disturbo degli equilibri,le immersioni, i salti etc) in modo da alternare i momenti esplorativi a quelli propositivi o imitativi.
Se qualche bimbo si perde può significare diverse cose:
-non siete stati abbastanza interessanti
-gli siete sembrati impositivi e teme il fallimento
-sente il bisogno di esplorare da solo
La soluzione dipende da uno di quei motivi, e nessuno di questi si risolve con gli urli.
Chiaro che un urlaccio per richiamarlo non è che non ci stia bene, sopratutto quando i bimbi devono rimanere raggruppati per motivi di sicurezza; ma c'è modo e modo di urlare, un conto è l'urlo per farsi sentire nel caos, altro è l'urlo vagamente offensivo del despota che nessun maestro deve mai essere.

Quindi ogni lezione dovrebbe essere un mix di momenti di diversa natura dove si utilizza la proposizione \ imitazione per indirizzarli dove si vuole ma tutto condito con il gioco per interessare i ragazzi, el'esplorazione (controllata) per valutarli e capire come deve essere impostata la prossima proposta verosimile.

Insomma, una partita a scacchi.

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(1 risposte, pubblicate in Presentazioni)

Se vai nella homepage troverai la sezione allenamenti.
Sono raggruppati per categoria,dai più abbordabili ai più tosti; comincia dal primo e prosegui.

Ciao.

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(4 risposte, pubblicate in Allenamento e Didattica del Nuoto)

Bè direi che ognuno ha le sue sensazioni,le quali non sempre rimandano un effetto reale.
Sinceramente sono domande che non mi sono mai posto.
Piuttosto consiglierei di stare attento che non siano eccessive.

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(81 risposte, pubblicate in Stile libero (crawl))

A dorso ancora peggio e a delfino invece meglio ?
mmmm .... non mi torna.
Prova a legarti le caviglie con un elastico da allenamento. di quelli che impediscono ai talloni di separarsi poi prova a eseguire le gambate a delfino.
Se non ti cambia assolutamente nulla allora ho torto, se invece peggiori anche solo di poco significa che quelle che fai di solito non sono gambe a delfino ma trovi il modo di infilarci dei colpi a rana senza rendertene conto (e l'elastico di impedisce di farlo).
In questo caso vorrebbe dire che uno dei problemi che hai di sicuro è il numero 1.

Esempio di microcili limitati a numero di sedute invece che a tempo potrebbe essere che fissi un numero minimo di sedute di cui hai bisogno per poter inserire tutti gli obiettivi metabolici e il numero di volte che intendi eseguirli in un determinato periodo e tutte le sedute di scarico o tecniche.
Esempio decidi che vuoi fare ics volte il B1 ypsilon volte il B2 zeta il C1 e cosi via per ogni cosa comprese le sedute aerobiche o gli obiettivi di tecnica su cui ritieni di doverti concentrare, poi fai la somma e trovi che ti servono ipotizziamo una quindicina o una ventina di sedute.
Poi prendi il calendario degli allenamenti e inserisci i tuoi obiettivi in modo razionale in base a quanto tempo passa da una seduta all'altra.

Finito il periodo fai la stessa cosa in base a quello che avfendoli osservati nel periodo precedente, ti pare abbiano più bisogno i tuoi atleti.


Quanto alla gara da preparare in 15 giorni è troppo vicina per ottenere frutti concreti da qualsiasi lavoro tu faccia.
Le uniche cose che puoi finalizzare in cosi breve tempo sono la velocità e la forza esplosiva, e un piccolo aiutino dagli effetti immediati del carico ottenibili se inserisci una seduta di B2 72 ore prima della gara, oppure una di C1 48 ore prima della gara (per sfruttare gli eterocronismi).
Sotto questo punto di vista il fatto che le distanze di gara siano brevissime è un vantaggio.
Lavora principalmente sulla forza in acqua, sulla velocità pura e sulle partenze che non ti sbagli.

Gli esordienti C hanno solo una necessità: non devi dimenticarti che non sono ad un allenamento ma in un corso di scuola nuoto dove si lavora "a vista".
Non devi programmare niente nel medio e lungo periodo ma solo osservarli e decidere li per li di cosa hanno bisogno.
Tutto il resto ti verrà da solo.
"Obiettivi tecnici" è un termine convenzionale che in realtà non rende bene l'idea.
In realtà non devi specificizzare la loro tecnica come faresti con i ragazzi più grandi, ma lavorare solo sulla struttura di base delle esercitazioni (le nuotate ma anche le virate e le partenze) e sulla coordinazione di base.
Anzi se vedi che tendono a standardizzare una tecnica significa che stai lavorando troppo poco sulla coordinazione e sulla variazione dei modelli di nuotata.
Devi imparare a valutarli non in termini "spaziali" (dove e come mettono mani gomiti etc) bensì in termini "dinamici e cinematici".
Quello che importa non è il modo specifico in cui fanno qualcosa,ma il senso di quello che fanno,il modo in cui applicano le forze e il modo con cui gestiscono i loro equilibri e le loro variazioni.
Se devi farli nuotare non dargli mai 10 x 50 a stile tutti uguali, è una follia, devi dargli invece 10 x 50 ma uno in un modo uno in un altro e cosi via, oppure una vasca in un modo e una in un altro,a lterna esrcizi a nuotate complete e\o con variazioni,in modo che ogni tanto siano costretti a ragionare per chè devono modificare qualcosa.
Usa la fantasia e inventa nuove forme per far si che il solo muscolo che lavora sempre nella stessa maniera sia il cuore,ma per il resto debba sempre venire disturbato il loro sistema nervo in modo che cresca di continuo invece che standardizzarsi.
Tra l'altro si stuferanno di meno e si divertiranno di più, migliorando anche la risposta alla fatica e il numero di vasche fatte prima di dire basta.
Da inserire subito le virate e le partenze.

PS
Giochino per sviluppare le virate che i miei ci andavano pazzi.
Prima gli insegni l'azione grazza arrivo a crawl e riparto a dorso con subacquea lunga e braccia ferme
Poi li metti lungo la corsia con il bordo,tutti appaiati con la schena appoggiata alla corsia e fronte al piano vasca.
Al via devono arrivare il prima possibile al muretto (con un paio di bracciate o con obbligo di battere solo le gambe) poi senza fermarsi per respirare devono fare la capriola velocissima e ripartire in sub a dorso e braccia distese in alto.
Vince chi passa primo con la faccia sotto alla corsia da cui sono partiti.

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(81 risposte, pubblicate in Stile libero (crawl))

Bisognerebbe vederti per avere certezza del tuo problema.
Le possibilità sono due:

1.
Non hai il controllo della caviglia per cui uno dei tuoi piedi ti resta a martello anche quando hai le gambe distese e cerca di dare una spinta a rana mentre l'altro va su e giù come a stile.
In questo caso l'azione che il tuo sistema "simpatico" che lavora in automatico crede sia la migliore invece ti frena.
Il fatto che con le pinne non senti questo disagio potrebbe essere imputato al fatto che il piede matto riesce a spingere di più proprio perchè hai la pinna e ti da l'illusione di andare forte e bene.
Si risolve con esercizi di analisi per la caviglia,possibilmente esercizi che ti consentano di avere nel campo visivo il piede e la sua azione.
Esempio seduti al bordo e simulare le gambe a dorso al pelo dell'acqua controllando la posizione distesa della caviglia, oppure in acqua gambata a dorso in posizione semiseduta,con ausilio di tavoletta al petto o di salsicciotto o altri stratagemmi che ti consentano di osservare il piede e obbligarlo a fare montagne di ore di volo nella posizione corretta.
Invece quando nuoti a crawl dovresti inserire sezioni dove il pool Buoy lo tieni stretto con le caviglie mentre il piede sta bello disteso e fermo.
Oppure nuotando a crawl per brevi tratti obbligandoti a fare sempre un bel pò di schiuma,in modo da frozare il piede a perdere la posizione a martello.

2.
Il tuo problema non è la battuta di gambe bensì la capacità di galleggiamento prono e la corretta posizione del tronco e del sedere, per cui i lombari e i glutei non riescono a lavorare adeguatamente e di riflesso le gambe invece che stare UNITE DISTESE CON COSCE E TALLONI ALTI (come quando hai il pool buoy) se ne stanno divaricate o piegate con ginocchia e cosce abbassate o pesanti e se ne vanno a zonzo di qua e di la, magari anche per compensare lo spostamento di peso sinistra destra e viceversa conseguenza dell'azione di braccia.
Con le pinne di nuovo ti sembra di andare vbene per il semplice fatto che con le pinne ti muovi a prescindere di quanto siano corrette le tue gambate.
La cartina di tornasole riguardo a questo è il musccolo del polpaccio: se mentre usi le pinne senti induririsi il polpaccio o addirittura il fantasmino di un crampo in arrivo, significa che le tue gambe NON stanno lavorando bene e l'uso delle pinne è l'ultima cosa che ti serve per correggerle.
Il problema delle gambe prive di controllo si corregge prima di tutto ottimizzando in modo ossessivo il galleggiamento da fermo e quello dopo uno scivolamento,cercando di tenere le gambe letteralmente appiccicate distese e rasente il pelo dell'acqua con i talloni a sfioro il più a lungo possibile mentre si scivole e poi mentre si galleggia.
Molto utile anche in questo caso è l'uso del pool buoy tenuto dai talloni invece che tra le cosce.

Ricapitolando.
Caso uno si deve lavorare sulla percezione della caviglia e sulla battua di gambe in sè.
Caso due si deve lavorare sulla capacità di controllo della postura a carico dei muscoli lombari.
Lavora come se dovessi correggere sia il caso uno sia il caso due, cioè su su entrambi che non fa mai male e ci prendi di sicuro.

Ciao