Argomento: Allenamento giovanile del nuoto

Ne approfitto per dare qualche indicazione per adattare le note di allenamento per gli adulti (postate un pò ovunque nel forum) all'allenamento degli esordienti e dei ragazzi (sotto ai 15 anni).
La raccomandazione primaria non è,come sembrerebbe naturale,la modifica dei volumi totali (comunque necessaria in caso di non-agonisti),dato che un agonista di categoria esordienti o ragazzi si fa tranquillamente 3 o 4 Km ogni giorno.

Le cose da tenere invece assolutamente in considerazione e da ricordarsi sempre sono le seguenti:
1 che la potenza aerobica (B2) può essere espressa solo dopo la pubertà e che il proporla prima si risolve sempre in soglia (B1) o resistenza aerobica (A2)
2 che la verità circa la resistenza alla forza (C1) proposta ai bambini non sta nè dalla parte di chi dice che fa male,nè da quella di chi dice il contrario;
la realtà è che i bambini in pre-pubertà non dispongono degli enzimi necessari a processare il lattato per cui l'allenamento di C1 non produce quello sviluppo del sistema che ne rappresenta l'obiettivo;però è stato dimostrato all'Università de L'Aquila nel 2002 che il "rolling" (velocità di scorrimento dei globuli rossi nel sangue) e il debito di ossigeno (elevate intensità) determinano un aumento della produzione delle metalloproteasi,le quali sono implicate nella neoangiogenesi (il processo di formazione dei vasi sanguigni attivo fino alla pubertà,ma che poi si interrompe per sempre);in più è accertato che esiste una cosa chiamata memoria-anabolica-enzimatica che fa sì che tutti gli enzimi e i mediatori nervosi prodotti dal bambino nelle attività intense (C1 e B2) pur venendo bruciati subito lascino una "impronta" nei sistemi metabolici che in futuro "ricorderanno" di saperli produrre a quella velocità;quindi l'allenamento di C1 produce qualcosa che pur non determinando (nei bambini) un subitaneo adattamento metabolico specifico in quel senso,ne crea le precondizioni per lo sviluppo futuro.
Tutto questo implica che le elevate intensità nei bambini (pur non migliorando stabilmente il sistema metabolico obiettivo del C1) migliorano paradossalmente un dato aerobico di base da un punto di vista strutturale irripetibile in futuro;allo stesso tempo innalzano la soglia psico-fisica di tolleranza alla fatica,in un modo che tornerà molto utile un domani.
Le vere controindicazioni dell'allenamento intenso nei ragazzini consiste in un peggioramento della tecnica conseguente alla perdita di lucidità,che dovrà subito quindi venire recuperata con allenamenti più "tranquilli",che dovranno fare la parte del leone perchè la loro vera esigenza è lo sviluppo di un requisito aerobico unito a buone tecniche.

Quindi C1 e B2 assolutamente sì,ma che si conoscano bene le implicazioni di queste scelte,gli obiettivi verosimili e le loro controindicazioni,e le giuste dosi con cui proporli.

3 Che la loro necessità (tecnica) primaria è lo sviluppo della "disponibilità variabile",cioè la capacità di plasmare la tecnica sulla base delle situazioni,il che è l'esatto contrario dello sviluppo di una tecnica fissa e stabilizzata,per quanto tecnicamente difficile,evoluta e simile a quella dei campioni adulti possa apparire.
La stabilizzazione delle nuotate è il loro peggior nemico perchè il loro corpo è in cambiamento e qualsiasi cosa loro facciano oggi per abitudine non sarà più congrua un domani con segmenti corporei (e relativi muscoli) più lunghi,se invece sviluppiamo un controllo cosciente del corpo saranno in grado di fare praticamente qualsiasi cosa.
Dunque con loro fare tecnica non significa assolutamente insegnare cosa fanno le unghie o i peli delle orecchie....ma disturbare costantemente gli equilibri per stimolare una risposta coordinativa e creare requisiti essenziali.

4 Che la loro necessità (metabolica) primaria è l'allenamento della resistenza aerobica,perchè questa fase della loro vita sportiva deve essere intesa come se fosse la fase generale del loro macroperiodo-vita delle periodizzazioni insegnate ai corsi per allenatori.

5 Che con loro è sbagliato costruire delle periodizzazioni specifiche,ma è invece più opportuno fare delle programmazioni su periodo brevi,possibilmente dai 7 ai 15 giorni al massimo,con l'obiettivo di migliorare poco,migliorare sempre,migliorare dappertutto.

6 insegnategli le partenze (e le virate,da fare tutti i giorni),perchè nei gruppi agonisti giovanili continuano ad arrivare bambini che si preparano al tuffo con le mani giunte come in preghiera,oppure puntate al cielo;insegnate che il tuffo è la conseguenza di uno SBILANCIAMENTO e della successiva spinta.

Ciao

PS
Ora non ho più tempo ma mi verrà in mente qualcos'altro di sicuro più tardi.

Condividi sui social

2

Re: Allenamento giovanile del nuoto

concordo su tutto ma meglio ribadire di non tascurare mai al tecnica e i tempi di recupero e...FARLI DIVERTIRE,GIOCARE,CAZZEGGIARE OGNI TANTO...è un'età partcolare e ci vogliono motivazioni forti per convncerli ad allenarsi wink cercare di creare un gruppo amichevole anche fuori dall'acqua!!Evitate gli allenamenti di fondo:non ci sono ancora i substrati energetici pertanto li maltollerano,non è cattiva volontà!!e non esiste la specializzazione fibre bianche piuttosto che rosse sino ai 16-18 anni:all'uopo,multilateralità e polivalenza!!!

Il mio nickname

di marina sito web

Condividi sui social

Re: Allenamento giovanile del nuoto

sarà per questo che odio fare gli allenamenti dagli 800 in su?? (ho 16 anni compiuti l'8 gennaio)

se gettassi su di un piatto della bilancia tutto ci

Condividi sui social

4

Re: Allenamento giovanile del nuoto

beh...l'età...inizi pure ad averla...tuttavia esiste una predisposizione sia fisiologica che psicologica al fondo piuttosto che al veloce wink si,comunque in genere ai giovanissimi come te questo tipo di allenamento è molto poco gradito smile

Il mio nickname

di marina sito web

Condividi sui social

Re: Allenamento giovanile del nuoto

marina ha scritto:

..........Evitate gli allenamenti di fondo:non ci sono ancora i substrati energetici pertanto li maltollerano,non è cattiva volontà!!e non esiste la specializzazione fibre bianche piuttosto che rosse sino ai 16-18 anni.......

Ecco appunto brava Marina:quando diciamo che i ragazzini devono fare resistenza aerobica,i maestrini credono che voglia dire fare ripetute importanti,e allora mettono 'sti poveri figli a fare 8 x 400 o 12 x 200 se non peggio.
Invece ci si dovrebbe ricordare che il dato tecnico è ancora primario,per cui se dopo due vasche il bimbo nuota male,allora piuttosto è il caso di fare 30 x 50.
Morale:la resistenza aerobica nei bambini si sviluppa semplicemente aumentando il tempo e il volume del totale,con frazionamenti che garantiscano una buona tecnica;NON facendogli fare "traversate oceaniche" con nuotate lesse cercando la sopravvivenza invece che la bella nuotata.

Ciao

Condividi sui social

Re: Allenamento giovanile del nuoto

già.. io amo i 200 smile

se gettassi su di un piatto della bilancia tutto ci

Condividi sui social

7

Re: Allenamento giovanile del nuoto

ma poi è il volume di lavoro che conta,non il kilometraggio smile
l'altro giorno ho proposto un allenamento di tecnica tuffi-virate e scatti dal blocco:han lavorato durissimo ma avranno fatto max 1300 metri(n on mi è importato neanche di contarli)....si sono divertiti da matti big_smile

Il mio nickname

di marina sito web

Condividi sui social

Re: Allenamento giovanile del nuoto

oggi allenamento insopportabile.. dopo un 700 tra attivazione e riscaldamento.. un 200 + 2x50  per 10 volte.. l'abbiamo odiato

se gettassi su di un piatto della bilancia tutto ci

Condividi sui social

9

Re: Allenamento giovanile del nuoto

dai,ogni tanto....e poi sei grande!!! wink
comunque concordo:che p.... big_smile

Il mio nickname

di marina sito web

Condividi sui social

10

Re: Allenamento giovanile del nuoto

visto?? tongue

se gettassi su di un piatto della bilancia tutto ci

Condividi sui social

Re: Allenamento giovanile del nuoto

sandra ha scritto:

Buon giorno. Sono la mamma di due bimbi di 6 e 7 anni, entrambi frequentanti il settore propaganda nella loro piscina. Premetto che mentre per il più piccolo l'acqua è sempre stata un problema, ma la sua istruttrice di nuoto ha fatto miracoli, il maggiore è sempre stato attirato dall'acqua, e in estate trascorreva intere giornate passando da una piscina all'altra (ancora prima di iniziare scuola nuoto già andava sott'acqua da una parte all'altra della piscina per bambini che c'è in una struttura all'aperto). Per cui quando mi hanno proposto, all'inizio per il maggiore, di inserirlo nella squadra di pre-agonistica ne sono stata fiera e contenta per lui. Ma con le prime gare sono iniziati i primi problemi. Infatti si faceva prendere da una tremenda ansia e non riusciva ad avere risultati (che invece otteneva facilmente durante gli allenamenti). Lui è un tipo ansioso, infatti anche a scuola ha avuto problemi di ansia quando ha dovuto affrontare per la prima volta le prove in classe, ma già dalle seconda volta, non ci sono più stati problemi, anzi la sera prima non vedeva l'ora di affrontarle! Dalle gare i problemi continuavano in piscina. Infatti l'allenatore, probabilmente deluso da lui, non ci andava molto leggero, creando un ulteriore disagio ("l'allenatore mi da fastidio, ho paura di lui"). Da quando hanno fatto entrare anche il fratello nella squadra, il quale avendo un carattere molto più competitivo e più ribelle del maggiore, ha avuto subito buoni risultati. L'allenatore li faceva competere insieme, ottenendo la grinta che voleva anche dal grande. Ma le gare continuavano a non andare bene. In più di una occasione ho parlato con l'allenatore, dicendogli cosa succedeva, apparentemene sembrava capire e cambiava atteggiamento nei confronti del bambino. Ma la cosa non durava molto (finché durava Matteo mi diceva "quanto mi piace stare in piscina, oggi l'allenamento è durato troppo poco, ci sarei stato per altre tre ore!"). Peccato durasse solo poche settimane per poi ricadere in depressione. Ed ora, in più di una occasione, Matteo mi ha riferito che l'allenatore non appena lui diceva di non riuscire, per esempio, a respirare ogni 5 bracciate,  gli rispondeva che allora poteva andarsene. Ultimamente, prima di entrare si mette a piangere (e non per paura dell'acqua, questo è certo) ed anche in questa occasione gli dice che se se la prende così è bene che se ne vada (questo me lo ha riferito la mamma di un compagno). Mi domando: ma gli allenatori che si dedicano ai bambini, hanno un minimo di preparazione di psicologia infantile? Già è difficile combattere con gli adulti, ma con i bambini è moloto più delicata la situazione, in quanto non hanno modo difendersi! Perché non dice a me le cose che dice a lui?
Ho pensato di affrontare il problema con qualcuno della direzione, e sentendo altri genitori, ho avuto riscontro anche della loro scontentezza per gli atteggiamenti troppo duri.
L'alternativa è cambiare piscina, peccato che in città quella sia la migliore, sia per grandezza che per la preparazione degli allenatori!
Vi prego, qualcuno può darmi un consiglio su come affrontare la situazione, e dall'incubo, tornare alla gioia della passione che animava mio figlio all'inizio?
Grazie
Sandra

("l'allenatore mi da fastidio, ho paura di lui")
Io non mi sento di chiamare "collega" un cialtrone che allena i bambini come se fossero adulti.
Ai corsi per allenatori si studia la psicologia e la psicopedagogia,e oltre a questo i docenti sono anche molto chiari su una cosa in particolare molto importante riguardo ai bambini:e cioè di non azzardarsi a provare a trattare gli esordienti come se fossero dei nuotatori adulti,perchè anche quando non si verificassero tutte le controindicazioni imparate ai corsi di psicologia e che tuo figlio ha sperimentato,sarebbe comunque un pessimo sistema che rovinerebbe tecnicamente i ragazzi,che a questo punto della loro storia sportiva hanno tutt'altre esigenze che la preparazione metabolica (orrore) di una gara,che verosimilmente è funzionale solo allo smisurato ego di un "allenatore" da operetta che sfrutta i bambini per accrescere il proprio prestigio,quando invece per il bambino dovrebbe rappresentare niente più che un gioco.
Ho visto bocciare aspiranti allenatori perchè all'esame finale hanno dimostrato di non avere capito che la gara importante di un nuotatore è quella che farà a 19 anni se ancora nessuno come il delinquente che allena tuo figlio gli avrà fatto passare la voglia di nuotare.

Al corso ci dissero,più o meno:"non pensate di essere dei grandi allenatori solo perchè i vostri bambini vanno forte.......i bambini raggiungono subito la soglia allenante e ottengono risultati (metabolici) molto veloci e duraturi;questo significa che qualsiasi idiota è in grado di fare andare forte gli esordienti....qualsiasi idiota con manie di grandezza che se ne freghi della loro crescita tecnica e psicologica e che li alleni invece con metodi stabilizzanti e specializzanti (molto adatti ad un adulto) che faranno loro sicuramente vincere due gare oggi,ma che renderanno impossibile lo sviluppo tecnico della nuotata di domani."

Il consiglio è prendere a calci in culo quel pirla che non è capace di farsi voler bene dai suoi allievi.

Al tuo bambino invece puoi dire quello che racconto ai miei: che a quell'età le gare sono solo un gioco e non sono contro gli altri,ma contro se stessi,per cercare di migliorarsi ogni volta;e se al limite qualche volta non fosse possibile,per dare il massimo che è possibile in quel particolare momento;pensando che in quelle gare non esiste chi arriva ultimo,perchè piuttosto il vero ultimo è quello che non ha avuto il fegato di mettersi in gioco ed è rimasto a casa a fare niente.
Altro input,di tipo formativo,sempre per il tuo bimbo:gli allenatori non sono infallibili,e se qualche volta ha l'impressione di essere trattato ingiustamente,lo deve dire a testa alta e chiedere spiegazioni,alla faccia dell'<adulto> che si trova di fronte,che potrebbe avere molto da imparare dai suoi bambini.
Dico questo perchè è molto importante insegnare ai bambini il rispetto di se stessi,che rappresenta poi il requisito per imparare a rispettare anche gli altri.

Ciao

Condividi sui social

12

Re: Allenamento giovanile del nuoto

esatto,ma comunque a un tipo così non farei allenare neppure gli adulti...

Il mio nickname

di marina sito web

Condividi sui social

Re: Allenamento giovanile del nuoto

Magari i superiori non si rendono conto di quanto sia delicato e importante il lavoro con i bambini,e glieli danno proprio perchè non lo reputano all'altezza degli agonisti.
E lui risponde con atteggiamenti tipo:ora vi faccio vedere io come si crea un campione....
Oramai sono rassegnato:al peggio non c'è mai limite.

Condividi sui social

14 (modificato da Marioaversa 28-05-2010 20:40:37)

Re: Allenamento giovanile del nuoto

Stefano è stato fin troppo educato a rispondere in questi termini, giustamente deve difendere l'immagine della categoria.

Non sono un allenatore, ne istruttore, sono un amante del nuoto ma sono anche un genitore di una bimba di 7 anni e quindi mi immedesimo nel problema di Sandra. Dico solo quello che avrei fatto: prima di tutto avrei preso per cravattino quel signore per aver maltrattato mia figlia.
Seconda cosa avrei fatto un discorsetto a chi paga quel personaggio.
Terza cosa avrei scritto una bella letterina alla sede centrale della Federnuoto.
Quarta cosa avrei portato la bambina da un'altra parte. Ho i miei dubbi che sia la migliore piscina con i migliori insegnanti se il metodo di insegnamento sia quello lì.

Ciao Sandra ed io non lascerei cadere nel vuoto questa cosa, siamo ai limiti della legalità.

1) AUT DISCE, AUT DISCEDE
2) Azzoppare il cavallo pensante....questo

Condividi sui social

Re: Allenamento giovanile del nuoto

Scusate se riprendo ancora l'argomento ma sono cose che mi irritano.
Mia moglie è insegnante e mi dice che oggi la scuola non è come quella dei tempi nostri quando l'insegnante teneva in pugno classi numerose anche con maniere forti e che SI RISCHIA UNA DENUNCIA SE CI SI RIVOLGE AGLI ALUNNI CON MANIERE FORTI, ANCHE QUELLI CHE LO MERITEREBBERO. Allora mi domando, perchè i genitori sono così attenti ai comportamenti degli insegnanti a scuola da tenerli sempre sotto tiro e poi sono tolleranti nei confronti di educatori sportivi fuori dalla scuola? Perchè non applicare le stesse regole deontologiche anche in ambiente sportivo? E ritorno ad una discussione di qualche mese fa "scelta della scuola nuoto" e lo ripeto ancora: la Federazione deve muoversi per fare piazza pulita nelle piscine e dare delle regole. Lo dico e lo ripeterò fino alla noia: LO SPORT E' EDUCAZIONE E RISPETTO VERSO SE STESSI E VERSO GLI ALTRI ma se gli educatori sono maleducati che punti di riferimento avranno i nostri figli??

1) AUT DISCE, AUT DISCEDE
2) Azzoppare il cavallo pensante....questo

Condividi sui social

Re: Allenamento giovanile del nuoto

Io penso che Mario abbia ragione.
I bambini sono persone,nè più nè meno,e come tali vanno considerati;e io nutro un profondo disprezzo per chi si approfitta della loro sudditanza psicologica verso gli adulti.
Sarei proprio curioso di sapere con che modi questo sfigato (perchè di questo si tratta) tratterebbe un gruppo di adulti.

Condividi sui social

17

Re: Allenamento giovanile del nuoto

Grazie, grazie e grazie.
Soprattutto perché mi stavo convincendo di essere io quella sbagliata, e di non averci capito nulla.
La cosa che mi dà più tristezza è che domenica scorsa (in occasione alle finali che si sono tenute ad Avezzano, ed alle quali solo Giorgio - il più piccolo - si era qualificato) ho avuta nettissima la sensazione che i nostri bambini venissero trattati come "limoni" (mi riferisco soltanto alla squadra della quale fanno parte i miei figli, naturalmente). Piccoli, ma pieni di succo e tutti da spremere. Effettivamente nella loro squadra ci sono due bambini (uno in particolare) molto forti. Il più grande, che l'anno prossimo passerà agli esordienti,  ha vinto di tutto e di più, e l'altro gli è sempre arrivato subito dietro. Inutile dire quanto brillassero gli occhi dell'allenatore, soprattutto quando alla fine si sono aggiudicati il primo posto anche a tutte e due le staffette. Giorgio non è andato benissimo, ma come ho detto a mio marito, già il fatto di essere arrivato fino a lì, avendo cominciato soltanto a gennaio gli allenamenti, non è poco. Ma domenica mi si sono aperti gli occhi: ho assistito ad una scena, proprio nei confronti di Giorgio (che da lì a poco avrebbe fatto parte della staffetta), che mi ha lasciata alquanto sconcertata. Non scendo nei dettagli (temo mi chiedereste nome e telefono dell'allenatore), non ho potuto sentire le parole che l'allenatore diceva a mio figlio, ma dal comportamento che Giorgio ha tenuto subito dopo, ho capito. Ero fortemente tentata a scendere e portarlo via da lì, e penso che soltanto una Mano forte mi abbia tenuta dal farlo. Giorgio ha dimostrato un carattere ed un temperamento eccezionale (io stessa non so se avrei avuto la forza di affrontare la gara e vincerla come ha fatto lui in quello stato), ma proprio questo episodio mi ha esortato ad "indagare" per capire. 
Bellissime le parole che l'allenatore disse durante una riunione prima dell'inizio degli allenamenti, ossia "per i bambini deve essere un gioco e si devono divertire. Mi raccomando, se avete un sentore che loro hanno un qualsiasi problema fatemelo sapere immediatamente. Di campioni ce ne sono pochi, uno su migliaia di atleti e il mio lavoro è di farne buoni atleti".  Utopia.
Quando nel pomeriggio di domenica è arrivata la squalifica per la staffetta dei più grandi, per non so bene quale errore di una bambina, il giorno dopo durante gli allenamenti questa bambina è stata trattata talmente male da lui, che ha dovuto chiamare la mamma prima della fine della lezione e farla andare via perché le era venuto il mal di testa.
Allora ho affrontato il discorso con la mamma di un bambino con la quale ci frequentiamo di più, ed ho notato che il suo problema principale (e poi anche quello degli altri genitori) era quello del perché lui sceglieva un bambino  piuttosto che un altro per le staffette. Però una battuta del padre mi ha lasciata di stucco:  "mica posso pagare uno psicoterapeuta per mio figlio alla fine dell'anno per colpa del comportamento dell'allenatore!". Allora non sono la sola! Sarò un po' dura, e vi prego non fraintendetemi, non sono assolutamente snob, ma ho capito che la maggior parte dei genitori (se non tutti), si ritengono dei 'prescelti' per il fatto che i loro figli siano in preagonistica, ed hanno timore di perdere questo privilegio. Inoltre ho avuto forte la sensazione che loro realmente sperano (e credono) che i loro figli possano diventare dei campioni, ricchi e famosi  (e questa loro illusione credo sia il motivo della loro tolleranza nei confronti dell' "educatore" sportivo in questione - come detto da Mario) ma non è da qui la partenza!
Io, per i miei figli, ho altre ambizioni. Una buona carriera di studio ed una buona posizione di lavoro (sempre se loro vorranno seguire entrambe), ma affiancate da una buona formazione sportiva. Infatti per me lo sport non serve ad altro che ad "allenarti" alla vita: alle mille sfide che dovrai affrontare sia nello studio che nel lavoro, alle sconfitte ma anche alle vittorie dopo le sconfitte. Serve a formare un carattere solido e leale, e, come giustamente ha detto Stefano, ad insegnare il rispetto verso se stessi, ma soprattutto verso gli altri. 
E mi dà molto fastidio quando nonostante i nostri mille insegnamenti, possa il primo venuto distruggere le cose che abbiamo costruito.
Domenica osservando i compagni di Giorgio ho pensato: tra dieci anni quei bimbi saranno ancora qui a godersi questa giornata di sport, oppure sfiniti e finiti da qualche altra parte? E mi metteva ancora più tristezza vedere i genitori rimproverare laddove ci sono stati cali di tempi e di prestazioni.
Ma allora se le gare devono servire, come ha detto Stefano, a rafforzare il proprio carattere, prendendola come una sfida con se stessi e non con gli altri, perché espongono tempi e graduatorie? Perché non iniziano a farlo solo da quando realmente serve per valutare un atleta (e non l'associazione di cui fa parte)?
Grazie mille Stefano, per le parole che hai detto. Come ho accennato prima, iniziavo a credere che già da questo livello iniziasse la strumentalizzazione delle persone e dei bambini, e di conseguenza non mi meravigliavo più di certe storie che sentite alla TV, anzi credevo che dietro c'era di molto peggio!

Condividi sui social

Re: Allenamento giovanile del nuoto

Il motivo per cui (giustamente) si fanno gare e classifiche non é per innescare comportamenti agonistici nei bambini,bensì per gestire il loro innato spirito competitivo e indirizzarlo verso qualcosa di virtuoso nel pieno rispetto di se stessi e degli altri.
La consapevolezza,per esempio,del valore degli avversari garantisce prestigio ad ogni risultato,quelli buoni e quelli no.
Invece lo scherno tipico di chi più che vincere vuole distruggere un avversario,rappresenta la smania di dimostrare di essere migliori di quello che intimamente si pensa di essere,cartina di tornasole che rivela una personalità in realtá molto debole.
In parole povere,esistono due modi di competere,il nostro ruolo é indirizzare i ragazzi verso quello positivo e formativo.

I problemi sorgono quando l'educatore non educa,o peggio non é una persona capace di rapportarsi con i bambini,come sembra in questo caso,e sottolineo sembra perché comunque questo tizio non lo conosco,e magari é ignaro (ma ne dubito) dell'effetto che hanno cose dette magari per scherzo.

Ciao

Condividi sui social

Re: Allenamento giovanile del nuoto

Il mondo dello sport ha tantissimi esempi di baby campioni che sono stati bruciati dalle frenesie agonistiche di allenatori affamati di gloria e... soldi, tanto da sfociare anche in problemi depressivi e addirittura in problemi di tossicodipendenza. E' una questione di cultura e di umiltà e, soprattutto e dico soprattutto, la prima causa della rovina dei figli la attribuisco ai genitori  che sfogano le loro frustrazioni o pensano di risolvere i loro problemi anche economici sfruttandoli senza pensare che li stanno avviando verso un sentiero di infelicità ed insicurezza cronica. Fateci caso, i campioni che continuano ad essere campioni anche nella vita di tutti i giorni, sono quelli che anche quando erano in auge restavano con i piedi per terra. Il problema è che questo spirito competitivo MALSANO, trasmesso al 99,99% dai genitori, lo si riscontra anche a scuola; da mia moglie ne sento di tutti i colori e stiamo cercando di educare nostra figlia accettando anche le sconfitte e che l'importante sia mettercela sempre tutta con impegno, a prescindere dal voto finale. Abbiamo avuto la fortuna di avere insegnanti che ci hanno sempre detto di studiare non per il voto ma per imparare e rimuovere il più possibile l'ignoranza.
Poi, Sandra, il nostro amico pseudo-istruttore può annoverare anche una buona dose di ipocrisia, ma questo non mi sorprende. Si era già presentato abbastanza bene. Aggiornaci se lo riterrai opportuno ma io, fossi in te, non mi illuderei più di tanto. Chi nasce rotondo non può morire quadrato. Pensa prima di tutto alla salute fisica e mentale dei bambini.

Ciao

1) AUT DISCE, AUT DISCEDE
2) Azzoppare il cavallo pensante....questo

Condividi sui social

Re: Allenamento giovanile del nuoto

Ciao Sandra, se mi posso permettere (ma, come al solito, non ce la faccio a stare zitta!), io i tuoi bambini li porterei in un'altra piscina perché per loro nuotare e fare le gare deve essere un divertimento ...se già a quell'età devono affrontare tutti quei problemi e paure ....e, oltretutto, per praticare un sport!?! Per me è inconcepibile! comunque, hai l'intelligenza di averlo già capito da sola e che ti fa prendere le distanze da quei genitori patetici che non pensano veramente al bene dei loro figli.

Condividi sui social

Re: Allenamento giovanile del nuoto

g-squid ha scritto:

Ciao Stefano,
leggendo sul Forum ho visto che sei molto bravo non solo a dare spiegazioni ma anche ad insegnare in piscina ai tuoi atleti.
Avrei bisogno di un consiglio da parte tua per correggere dei difetti che ha mia figlia nel nuoto.
Ha 10 anni, possiede buone doti di acquaticità, ma ahimè dopo un anno di corso di nuoto non riesce ancora a nuotare in modo accettabile lo SL (crawl).
Ha diversi difetti che le precludono una buona scivolata in acqua.
Ad esempio quando respira tende a girare la pancia verso l’alto e la testa pure, ne consegue che le braccia non entrano tese in acqua ma bensì piegate rinunciando così ad una buona “fetta” di acqua che le darebbe più spinta in avanti.
Avresti qualche trucco per ovviare a questo difetto o qualsiasi altra cosa che ti viene in mente riguardo all’insegnamento del crawl ai bambini?
Grazie anticipatamente e ciao!

Ti rispondo qui perchè è la discussione più adatta,leggila tutta,poi posta qui le tue domande.

I trucchi ci sarebbero ma purtroppo toccherebbe al suo tecnico conoscerli.
Per ora mi limito a dire che ho presente la situazione e che si verifica quando gli insegnanti sottovalutano il lavoro di preparazione sulle brevi distanze,e li mettono subito a fare vasche (è più comodo);la conseguenza è che il bambino invece di pensare alla spinta (ciò che ti sposta) si limita a fare dei cerchi con le mani cercando di sopravvivere fino in fondo alla vasca.
Io per evitare questo,sono solito mettermi in acqua a dieci metri dal muretto (poi a metà vasca,poi più lontano),facendo partire i miei bambini uno alla volta (a volte crawl completo in apnea,oppure laterale,oppure esercizi specifici per questo o quel particolare da sviluppare,a volte braccia delfino con gambe stile,etc.) con l'obiettivo di arrivare fino a me,dopodichè do SUBITO una eventuale correzione (la memoria motoria a breve termine dura dai 5 ai 10 secondi,ogni input dato dopo quel tempo è perfettamente inutile perchè il bambino non "ricorda" più a livello percettivo ciò che ha eseguito),magari aggiungendo qualche manipolazione sul posto,e poi lo faccio ritornare indietro dall'altro lato.
Cioè faccio lavoro in ripetuta su distanze corte e con strettissimo controllo tecnico.
Vado di fretta (devo fare allenamento) poi magari ci ritorno.

Ciao

Condividi sui social

Re: Allenamento giovanile del nuoto

Ciao, io insegno solo agli adulti ma quando vedo che si girano troppo prendo un tubo e lo faccio scorrere lungo il bordo chiedendo loro di guardarlo quando si girano per respirare ....e funziona! Questo è solo un esercizio, che risulterà anche divertente per tua figlia ....ora lascio la parola a Stefano, ciao!

Condividi sui social

Re: Allenamento giovanile del nuoto

Diciamo che di trucchi ce ne sarebbero tanti,e tutti abbastanza validi,ma serve un tecnico che abbia voglia di provarli.
Ma ribadisco,questo difetto (eccetto il caso di scarsa capacità respiratoria,vedere in fondo **) nasce dalla scarsa percezione di avanzamento dell'allievo,il quale gira le braccia solo per fare dei disegnini per rispondere alle eccessive indicazioni ultra particolareggiate degli istruttori;quando l'allievo invece viene indirizzato SOLO sull'idea di spostamento senza tanti fronzoli accessorii (tipo fai così con la mano,poi cosà con l'orecchio e poi cosi con le unghie....),allora con la mente sgombra di colpo è libero di percepire la forza applicata all'acqua,il successivo scivolamento inerziale,e di conseguenza anche tutto ciò che possa intervenire a disturbarlo,come per esempio una tecnica respiratoria penalizzante (che tra l'altro è la conseguenza SEMPRE di un insufficiente sviluppo dello scambio respiratorio di base,a candela,cioè al di fuori della nuotata).
E questo è fondamentale,perchè il requisito primario per la correzione di un errore è la sua percezione da parte dell'allievo.
Cercare di correggere qualcosa che l'allievo non percepisce come errore è IMPOSSIBILE;non basta che l'istruttore glielo comunichi,serve la reale convinzione a livello percettivo;senza questa è addirittura possibile che le indicazioni peggiorino la situazione.

Ora ti dico come faccio io quando mi arrivano allievi a quel punto (niente sensibilità propulsiva):
Prima li metto in piedi fuori vasca e da dietro guido loro l'azione di braccia,afferrandoli all'altezza del gomito e producendo semplici rotazioni dove l'attore principale è la spalla,evitando ogni movimento strano delle mani;nel frattempo dico loro di prendere l'acqua,portarla verso l'ombelico (o la pancia,è uguale) e poi di buttarla verso i piedi.
Se occorre li stendo lungo il bordo vasca con metà del corpo sul piano vasca e metà quasi in acqua,poi faccio sentire loro la parte finale della spinta,dove l'acqua diventa più dura e la mano fatica di più a spingere,e dico loro che più l'acqua è dura e più il corpo si sposta.
Poi (ogni tanto) torno a manipolare l'azione anche quando sono in acqua,se sono bambini mettendoli a cavalcioni su una mia gamba e guidando da dietro i lavoro di braccia.
Le ripetute le richiedo prima completamente in apnea,obiettivo:arrivare il più lontano possibile contando le bracciate,cercando di farne almeno 4 senza respirare;poi quando sono soddisfatto della spinta e della coordinazione cambio il lavoro nei seguenti modi:
- stile apnea col metodo delle ripetute facendo (da un giorno all'altro) 6,poi 8 poi 10 bracciate e via a crescere
- stile apnea nuotando verso di me che aspetto a dieci metri,poi a metà vasca o più in là
- come sopra,ma stavolta contare le bracciate,vince chi arriva da me col minor numero di bracciate ma senza fare pause (in questo modo stimolo la battuta di gambe e la spinta sotto alla pancia);
- idem,ma a volte richiedo le gambe o le braccia o entrambe a differenti frequenze.
- alterno questi lavori a esercizi di sole gambe senza la tavoletta in apnea cercando di allungare la distanza coperta.
- piccole garette su brevi distanze per vincere la noia,in velocità,su distanza percorsa o su numero bracciate,e qualche disturbo dell'equilibrio tipo rematine strane e percettive.
-tanto nuoto subacqueo per sviluppare il requisito del fiato

Questo genere di lavoro prosegue fino a che non sono in grado di fare almeno 12 ma anche 20 bracciate belle concrete in apnea;un bambino medio di sei o sette anni è in grado di arrivare tranquillamente a metà vasca (alcuni la finiscono) senza eccessivo sforzo in questo modo,con una dozzina di bracciate,o addirittura di sole gambe in apnea.
Solo a questo punto comincio a inserire una prima respirazione laterale,certo del fatto che se dovesse disturbare l'azione di spinta loro se ne accorgeranno certamente.

-nel frattempo sviluppo le gambate con esercizi con tavoletta a TESTA FUORI
- sviluppo anche le gambate in apnea con gli stessi sistemi in ripetuta,poi inserisco una o due respirazioni frontali (solo gambe) senza tavoletta,cercando di respirare senza bisogno di piegare le braccia o di affondarle eccessivamente;la prima volta è difficile e aiuto l'allievo facendo poggiare le mani sulle mie,poi progressivamente mollo l'appoggio e l'allievo respira autonomamente creando dei piccoli vortici che lo aiutano a galleggiare in respirazione,allargando leggermente le mani durante la respirazione;questo lavoro torna utile per svilupparre la sensazione di aggancio all'accqua in presa (prima parte della bracciata)
-gambate laterali stesi su un fianco,li aiuto con la solita mano in appoggio alla mia,manipolando per farli arrivare ad un buon equilibrio rilassato.
- gambate a stile con un braccio avanti e uno al corpo,respirare lateralmente mettendosi di fianco come nell'esercizio precedente;al solito aiuto con le mani poi piano piano si svezzano e lo fanno da soli;ma le prime volte mi metto davanti a loro,con una mano sotto alla loro e l'altra mano sulla loro testa (immersa),al momento della respirazione ruoto la mano sulla testa in modo da guidare il movimento corretto,impedendo loro di sollevare la testa e facendola invece ruotare;punto cruciale dell'esercizio:la spalla omologa deve uscire dall'acqua per permettere la rotazione (LA TAVOLETTA IN QUESTO ESERCIZIO E' ASSOLUTAMENTE NEGATIVA,perchè l'allievo vi trova appoggio quando invece deve cercarlo distribuendo il suo peso in acqua nel modo più naturale).

Al momento di inserire la respirazione nella nuotata (inutile provarci se prima non si sono creati i suddetti requisiti) do loro il seguente compito:
-nuotate a crawl in apnea,quando cominciate a sentire il bisogno di respirare,soffiate completamente la poca aria rimasta e poi provate a uscire di lato la faccia SENZA FERMARE LE BRACCIA E NEMMENO LE GAMBE,poi tornate a soffiare nuotando fino a che ce la fate in apnea;il vostro obiettivo non è (per ora)respirare in modo perfetto,ma solo riuscire a prendere aria per potere continuare a nuotare.
Nessuna altra indicazione strana;grazie ai requisiti precedentemente costruiti è facilissimo che respirino di fianco in modo quasi naturale,con qualche piccola sbavatura che ora non mi preoccupa.
Il primo errore che correggo è il deficit nella spinta durante l'atto respiratorio sul lato della respirazione:l'input è che "hai fatto fatica proprio perchè non hai spinto abbastanza forte" : il 90 per cento delle volte basta questo input a correggere l'errore (se l'allievo ha correttamente sviluppato la percezione propulsiva su cui ho tanto lavorato in apnea).
Se non basta entro in acqua e manipolo indirizzandolo alla respirazione mentre il braccio ESCE dall'acqua.

le volte seguenti il compio è respirare DUE volte,poi tre,poi quattro,e a questo punto probabilmente hanno chiuso la vasca o ci manca poco;
il lavoro lo propongo come prima:a volte mi metto in acqua e devono arrivare da me (che sono più lontano) respirando almeno una,poi due,poi tre volte etc.

Quando sono un pò pratici inserisco un nuovo input:la respirazione va fatta DOPO che il braccio opposto (alla rspirazione) ha toccato l'acqua,e DURANTE la spinta (o la fuoriuscita,così capiscono meglio) del braccio omologo.

Questo è il modo con cui imposto l'impianto grezzo della nuotata,di solito la risposta è molto personale ma anche molto naturale e molto concreta.
Il segreto sta nel darsi POCHI obiettivi molto precisi in un ordine logico e senza fronzoli,obiettivi che siano soprattutto dinamici,piuttosto che spaziali o "geografici";obiettivi di azione (con uno scopo preciso) piuttosto che di movimento (astratto e apparentemente inuitle)
Mi spiego:il bambino non deve girare le braccia,il bambino deve prendere l'acqua e darsi la spinta !

Lavorando in questo modo MAI nessun bambino mi ha sviluppato l'errore di guardare il soffitto in respirazione,e quelli che già lo avevano lo hanno corretto,con pochissime eccezioni....si tratta di quei bambini che proprio non hanno forza e soffrono terribilmente a spingere acqua.
Sono pochi ma ci sono,per loro non sempre basta il lavoro proposto sopra,ma occorre aumentare molto concretamente il dato di forza generale,ci vorrà più tempo.

**
oppure,alcune volte,si tratta solo del tentativo di prolungare il tempo in cui la faccia resta fuori a respirare,che spiegherebbe anche la mancanza di spinta (per risparmiare energie)
In questo caso è evidente che la richiesta è eccessiva e occorre fare un passo indietro lavorando su distanze più corte e creando quei requisiti di fiato e dforza che evidentemente mancano.
Il metodo per fare questo è assolutamente lo stesso che ho spiegato sopra,perchè uno dei requisiti che quel sistema si prefigge di raggiungere è esattamente lo sviluppo progressivo della forza e del fiato.

Ciao

Condividi sui social

Re: Allenamento giovanile del nuoto

Bellissimo post. Stefano! Davvero complimenti smile

Ciccio sei in forma! Mi fa piacere (anche in prospettiva Goteborg)

1) AUT DISCE, AUT DISCEDE
2) Azzoppare il cavallo pensante....questo

Condividi sui social

25

Re: Allenamento giovanile del nuoto

Ciao Stefano,
ho letto con molta attenzione la tua risposta alla mia richiesta.
Mi hai dato ottimi spunti su cui lavorare questa estate con mia figlia.
L'obiettivo principale è che lei si diverta e nel contempo impari a fare il minimo sforzo per coprire la massima distanza, cosa che adesso è esattamente il contrario.
Quello che le manca in effetti è proprio la percezione dell'avanzamento in acqua.
Ti ringrazio tantissimo per il post assolutamente esaustivo e per aver dedicato del tempo a scriverlo.
Buona giornata.

Condividi sui social