Argomento: Stile libero: la spinta del braccio.

Buongiorno a tutti,

premessa: sebbene sappia che esiste una definizione di presa, trazione, spinta, premetto che per questa mia discussione vorrei indicare con "spinta" la fase della bracciata a stile libero da quando il braccio passa sotto la pancia fino a quando emerge a fianco della coscia.

Già ho discorso sulla mia carenza di allungare bene, ma in questo post vorrei mi aiutaste a capire se e come in quella fase che ho descritto l'energia di spinta è così importante.

Il mio nuovo istruttore, mentre parlavamo della bracciata, mi ha detto che è proprio lì che la bracciata eroga una parte importantissima dell'energia propulsiva.

Da dilettante, mi viene da pensare che la fase più energica, quella dove applico una maggiore pressione, sia il momento in cui il polso e il gomito passano all'altezza del torace e poi sotto la pancia. Penso questo perché in quel momento il gomito è più perpendicolare alla massa d'acqua, e quindi la pressione (penso) sia maggiore.
Quando poi arriva all'altezza del bacino il braccio comincia ad allungarsi, e a tornare orizzontale, quindi, nel mio immaginario, lì la pressione comincia a essere minore.
Per pressione intendo qui proprio il rapporto fra la forza applicata e la superficie su cui viene applicata.

Riuscite ad aiutarmi a capire se e in che senso il mio ragionamento non sia corretto, e come educare il braccio a sfruttare questo momento di spinta?

PS: ho letto di recente un post di Stefano dove spiegava la dinamica della pressione sulla bracciata, forse proprio in un mio post, ma non sono più riuscito a trovarla. Se riuscissi a ricordatela rileggerei volentieri pure quella.

The ice caps are melting, Leonard.
In the future, swimming isn't going to be optional.

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Re: Stile libero: la spinta del braccio.

Il momento dove la propulsione è maggiore corrisponde al momento in cui la mano incontra la maggiore resistenza e se non stimolata da un accento di spinta tenderebbe a rallentare la velocità di spostamento.
Questo punto di solito si incontra quando il braccio è a circa 90 gradi rispetto al corpo e si prolunga fino alla fine della passata.
Uscire prima di avere completato la spinta significa rinunciare ad una parte molto consistente della propulsione.
In un fondista è più importante che in un velocista,ma è stato accertato che persino nel velocista la propulsione è massimizzata solo se le alte frequenze non pregiudicano l'ampiezza (terminare come si deve la passata subacquea fino alla spinta).

Ciao

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3

Re: Stile libero: la spinta del braccio.

Cirone Furioso ha scritto:

Buongiorno a tutti,

premessa: sebbene sappia che esiste una definizione di presa, trazione, spinta, premetto che per questa mia discussione vorrei indicare con "spinta" la fase della bracciata a stile libero da quando il braccio passa sotto la pancia fino a quando emerge a fianco della coscia.

Già ho discorso sulla mia carenza di allungare bene, ma in questo post vorrei mi aiutaste a capire se e come in quella fase che ho descritto l'energia di spinta è così importante.

Il mio nuovo istruttore, mentre parlavamo della bracciata, mi ha detto che è proprio lì che la bracciata eroga una parte importantissima dell'energia propulsiva.

Da dilettante, mi viene da pensare che la fase più energica, quella dove applico una maggiore pressione, sia il momento in cui il polso e il gomito passano all'altezza del torace e poi sotto la pancia. Penso questo perché in quel momento il gomito è più perpendicolare alla massa d'acqua, e quindi la pressione (penso) sia maggiore.
Quando poi arriva all'altezza del bacino il braccio comincia ad allungarsi, e a tornare orizzontale, quindi, nel mio immaginario, lì la pressione comincia a essere minore.
Per pressione intendo qui proprio il rapporto fra la forza applicata e la superficie su cui viene applicata.

Riuscite ad aiutarmi a capire se e in che senso il mio ragionamento non sia corretto, e come educare il braccio a sfruttare questo momento di spinta?

PS: ho letto di recente un post di Stefano dove spiegava la dinamica della pressione sulla bracciata, forse proprio in un mio post, ma non sono più riuscito a trovarla. Se riuscissi a ricordatela rileggerei volentieri pure quella.

ti riferisci a questa discussione??
http://www.nuotomania.it/public/forum/upload/viewtopic.php?id=979

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4 (modificato da Cirone Furioso 26-05-2011 09:08:14)

Re: Stile libero: la spinta del braccio.

Grazie Nuotix, ma purtroppo non mi riferivo a quella.
C'era un post piuttosto articolato dove proprio Stefano descriveva la dinamica della distribuzione della pressione lungo la bracciata, riferendosi proprio a kg erogati.

Trovata ora:

http://www.nuotomania.it/public/forum/upload/viewtopic.php?id=2254&p=4

La riporto per avvisare Stefano di non cercarmela, e qualora qualche altro utente si fosse incuriosito al tema.

Però devo ammettere che non riesco a capire, visualizzare il concetto di "trasferimento di carico".
Ci sono 2 punti che non riesco ad apprendere:
1 - finire bene la bracciata, e ci sto lavorando
2 - sentire di spingere in questa fase finale

Posso immaginare che saranno uno consequenziale all'altro, e come succede nel nuoto, comporteranno la rivisitazione di tutta un'architettura di equilibri che mi sono ormai costruito intorno a una bracciata limitata.
Anzi forse questi equilibri sono allo stesso tempo causa e conseguenza del limite della mia bracciata.

The ice caps are melting, Leonard.
In the future, swimming isn't going to be optional.

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Re: Stile libero: la spinta del braccio.

Motivo per cui gli equilibri (quelli correttamente appresi) vanno costantemente disturbati per generare esperienza.
Innfatti l'importante non è questo o quell'equilibrio,ma la capacità di saperli gestire e modificare all'occorrenza (disponibilità variabile).

Ciao

PS
Il termine trasferimento di carico fu utilizzato da james counsilmann in alcuni suoi testi e riguarda la cinetica del recupero.
In parole povere si può dire che la spinta finale genera un carico (nel senso di peso in movimento) che permette alle braccia di uscire dall'acqua e tornare avanti senza intervento muscolare (un po come una pallina attaccata ad un filo che continua a girare per inerzia anche se non fai più niente,fino a che non si esaurisce l'effetto della spinta).
Se il carico in uscita non viene disturbato da gesti superflui (rigidità varie e interventi inopportuni e in surplus,per esempio la mano che extraruota) che interrompano l'inerzia,il braccio mantiene energia cinetica (il carico) e gira liberamente,fino a che alla fine del tragitto aereo la trasferisce nell'acqua,dove va a formare una base solida per la trazione e la successiva passata.
Altrimenti viene perso lungo altre vie e la mano aggancia acqua più "morbida".

Ciao

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6 (modificato da nuotix 26-05-2011 13:31:03)

Re: Stile libero: la spinta del braccio.

ciao stefano, questa discussione capita a fagiolo per un dubbio che mi è venuto ieri. riguarda la spinta e più in generale la sincronia fra la spinta stessa e la presa in acqua.
provo a spiegarmi: la cosiddetta "S" deve avvenire solo DOPO che è stata ultimata la spinta? cioé finché non ho effettuato  fino in fondo la spinta, il braccio opposto deve rimanere disteso in avanti in presa e solo dopo aver concluso la fase in presa si può efetturare la "S". se avvenisse prima vorrebbe dire che non si ottimizzerebbe lo scivolamento e il rollio delle spalle.
giusto?

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Re: Stile libero: la spinta del braccio.

Questo è esattamente il motivo per cui mi rifiuto di dire agli allievi di fare la esse subacquea o la zeta di zorro o altre cose da risolvere con il GPS.
Perchè l'allievo va nel pallone e perde la capacità di agganciarsi all'acqua.
Non esiste nessuna esse subacquea.
Ci sono tanti testi che dimostrano come la passata sia più concreta se avviene in modo "non lineare" (e altri che la consigliano ma incredibilmente per motivi sbagliati sad ) ma provarci in modo cosciente si risolve solo in un inutile disegnino fatto sotto all'acqua,e ne vedo di davvero ridicoli e fantasiosi,dato che per prima cosa non è una vera esse ma solo qualcosa di curvilineo.
Per svilupparlo in coloro che abbiano preso strade differenti,invece che lanciarmi a spacciare fantomatiche esse,insegno la rana subacquea e in modo analitico la sua peculiare dinamica di braccia,sulla nuotata a rana o con esercizi in superficie,dopodichè lavoro in modo analitico a bracciate singole a crawl,però in termini di azione invece che geografici,richiedendo di fare la prima parte della bracciata come se fosse più o meno una singola bracciata a rana avvolgendo acqua,e terminare con la spinta ai piedi.
Evito appositamente e accuratamente di fornire particolari spaziali che facciano venire la labirintite al mio allievo rovinando tutto alla fonte.

Per provare a rispondere ai tuoi dubbi,che tu faccia una esse o una zeta o un punto interrogativo o uno esclamativo......la sincronia tra le bracciate prevede che il braccio attivo termini la spinta solo dopo che quello opposto è entrato in acqua,in ogni tipo di nuotata.
Seppure con qualche differenza tra nuotate lunghe e nuotate in frequenza,dunque la presa avviene più o meno durante o istantaneamente dopo la spinta del braccio opposto (che deve avvenire appunto solo dopo che l'altro braccio è entrato in acqua,e mai prima).

Perchè la prima cosa che deve fare la mano appena il braccio entra in acqua non è fare pause,ma è andare in presa in direzione fuori-basso-dietro (la prima parte della famigerata esse) esattamente come nella prima parte della presa delle singole bracciate a rana.
Però la sincronia fine tra il braccio che spinge e quello che aggancia dipende dal tipo di nuotata che stai facendo dunque dal grado di sovrapposizione delle tue bracciate,e se nella nuotata lunga questo avviene lentamente,in quelle a frequenza avviene più rapidamente e viene quasi subito seguita dalla chiusura della presa spingendo in direzione dentro-dietro.

Per sviluppare una buona sincronia e una buona sensazione propulsiva,nuota qualche volta in alternato,cioè facendo una pausa a braccia ferme avanti dopo ogni singola bracciata.

Ciao

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8 (modificato da nuotix 26-05-2011 16:30:23)

Re: Stile libero: la spinta del braccio.

stefano '62 ha scritto:

Questo è esattamente il motivo per cui mi rifiuto di dire agli allievi di fare la esse subacquea o la zeta di zorro o altre cose da risolvere con il GPS.
Perchè l'allievo va nel pallone e perde la capacità di agganciarsi all'acqua.
Non esiste nessuna esse subacquea.
Ci sono tanti testi che dimostrano come la passata sia più concreta se avviene in modo "non lineare" (e altri che la consigliano ma incredibilmente per motivi sbagliati sad ) ma provarci in modo cosciente si risolve solo in un inutile disegnino fatto sotto all'acqua,e ne vedo di davvero ridicoli e fantasiosi,dato che per prima cosa non è una vera esse ma solo qualcosa di curvilineo.
Per svilupparlo in coloro che abbiano preso strade differenti,invece che lanciarmi a spacciare fantomatiche esse,insegno la rana subacquea e in modo analitico la sua peculiare dinamica di braccia,sulla nuotata a rana o con esercizi in superficie,dopodichè lavoro in modo analitico a bracciate singole a crawl,però in termini di azione invece che geografici,richiedendo di fare la prima parte della bracciata come se fosse più o meno una singola bracciata a rana avvolgendo acqua,e terminare con la spinta ai piedi.
Evito appositamente e accuratamente di fornire particolari spaziali che facciano venire la labirintite al mio allievo rovinando tutto alla fonte.

FINALMENTE UNO CHE PARLA IN TERMINI NEGATIVI DELLA "S".
in effetti hai perfettamente ragione: io la chamo "s" per comidità però è verissimo che questa denominazione spesso è fuorviante nonché errata  perché magari induce nuotatori poco esperti e principianti ad errori. parlo per la mia esperienza: fino ad un po di tempo fà, io facevo una bracciata con traiettoria errata cioé, a causa di questa stramaledettissima S, in presa andavo a prendere l'acqua in una posizione troppo esterna e ciò conseguiva che spostavo la spalla verso l'esteno. SBAGLIATISSIMO. ho automatizzato questo errore perché sono stato fermo un paio di mesi per infortunio, poi, nuotando con una certa continuità e riacquisendo una certa sensibilità, mi sono accorto che la mia bracciata non era molto idrodinamica. la cosiddetta S è una traiettoria LEGGERMENTE curvilinea, un lievissimo spostamento della mano verso l'esterno che, chi guarda da fuori, deve notare appena. non deve in alcun modo essere evidente. per rendermi conto dell'errore mi è stato utilissimo anche vedere questo video di phelps:
http://www.youtube.com/watch?v=ax77_hHq9Dc&feature=related
il movimento curvilineo è quasi impercettibile.





stefano '62 ha scritto:

la sincronia tra le bracciate prevede che il braccio attivo termini la spinta solo dopo che quello opposto è entrato in acqua,in ogni tipo di nuotata.
Seppure con qualche differenza tra nuotate lunghe e nuotate in frequenza,dunque la presa avviene più o meno durante o istantaneamente dopo la spinta del braccio opposto (che deve avvenire appunto solo dopo che l'altro braccio è entrato in acqua,e mai prima).

tornando al dubbio che ti ponevo, quello che ti chiedevo mi sembra di capire che aveva un contenuto corretto. il braccio deve rimanere disteso in avanti finché la spinta non viene terminata fino in fondo e ciò comporta che per un momento (seppur brevissimo) le due braccia sono allineate sfruttando al massimo lo scivolamento come avviene in questo video: http://www.youtube.com/watch?v=Yfcde88KezE

dico delle sciocchezze??

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Re: Stile libero: la spinta del braccio.

Scusami Stefano... quindi (pur con un certo grado di variabilità in base al tipo di nuotata veloce/lenta) la passata subaquea e la passata aerea non sono mai simmetriche (in tempo e in spazio)? Cioè c'è un momento in cui entrambe le mani sono sotto l'acqua (e non semplicemente a pelo d'acqua)?

Almeno nel nuoto lento è giustificabile avere le braccia a 180° sul pelo dell'acqua? sad
(vuoi vedere che a lungo ho cercato di correggere un'asimmetria che era giusta? sad )

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Re: Stile libero: la spinta del braccio.

Nuotix non dice sciocchezze e Laura nemmeno,
il punto è che non bisogna perdersi dietro a certi millimetrismi,perchè ci si fa solo del male.
Le nuotate non si valutano in modo geografico bensì in modo dinamico,cioè come e dove si applica la forza,e l'equilibrio del corpo nei vari momenti della nuotata (e questo comporta certamente anche una certa valutazione di ordine spaziale,ma sempre in subordine).
Ed è per questo che non esistono modelli definitivi della nuotata perfetta (e ho visto cacciare "a pedate" un aspirante allenatore che si azzardò a dire alla commissione d'esame,che un novello campione europeo aveva però nuotato male perchè non faceva girare le braccia come lui aveva letto sui libri) perchè poi bisognerebbe anche definire per quale andatura (metri\secondo) sarebbe perfetta,e prevederne di differenti....assurdo !

Credetemi che se osservate Phelps o la Filippi o la Alshammar mentre nuotano a certe andature noterete certi particolari,invece ad altre andature ne noterete di completamente differenti;questa ambiguità è determinata dalla variazione degli equilibri al cambiare della nuotata;equilibri nei quali i canoni geografici (spaziali) sono molto meno importanti di quelli dinamici,che sono quelli che il nuotatore cerca primariamente di rispettare prima di mettersi a dare un'occhiata anche ai fronzoli (come diceva anche mattone,anche i sassi sanno che Magnini in velocità nuota a gomito basso in presa,che non è certo un semplice fronzolo,ma nessuno si azzarda a toccarlo perchè hai visto mai che poi va più piano ?).

Questo significa che non stanno lì a guardare che la mano cada perfettamente lì o dov'è l'altro braccio in certi momenti;magari lo fanno durante alcune esercitazioni analitiche e parcellizzate adatte ai più evoluti che servono a rendere automatico anche il più insignificante particolare,ma quando nuotato pensano solo a tirarsi avanti.

Ciao

PS
Morale:è corretto andare a vedere le risultanze degli studi di idrodinamica e studiarsi la tecnica di una ipotetica nuotata ottimale,però bisogna stare attenti a dare il giusto peso a certe informazioni,perchè la tecnica corretta non si misura in centimetri.

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11

Re: Stile libero: la spinta del braccio.

Fai venire voglia di avere un'amnesia retrograda per buttarsi in acqua come un neonato! tongue

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Re: Stile libero: la spinta del braccio.

Ho letto con molta attenzione la vostra discussione che mi è sembrata molto interessante.
In un certo senso vi invidio perché io quando entro in piscina non penso a queste cose.
Insomma, secondo me, basta stare in acqua per migliorare il nostro assetto idrodinamico senza star lì a pensare a così tanti dettagli. Ovviamente, si rischia di assimilare errori, ma se si frequenta un corso di nuoto, in teoria, questi errori dovrebbero venire corretti.
Io dimentico persino di contare le vasche e non parliamo delle bracciate, mi viene il mal di mare al pensiero...
Non metto in dubbio che dietro le nuotate dei grandi campioni ci sia anche lo studio nei millesimi dello spostamento delle braccia, ma io penso che se iniziassi a preoccuparmi della esse subaquea (che detto tra noi, io proprio non riesco a vedere), del numero di bracciate in 25 metri, del numero di vasche e qualcuno propone anche di contare il numero di gambate, credo che uscirei direttamente dalla piscina e non ci metterei più piede.
La vita è già così piena di stupide regole e il nuoto è l'unica cosa che mi permette di non pensare....

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Re: Stile libero: la spinta del braccio.

vogliovivere ha scritto:

Ho letto con molta attenzione la vostra discussione che mi è sembrata molto interessante.
In un certo senso vi invidio perché io quando entro in piscina non penso a queste cose.
Insomma, secondo me, basta stare in acqua per migliorare il nostro assetto idrodinamico senza star lì a pensare a così tanti dettagli. Ovviamente, si rischia di assimilare errori, ma se si frequenta un corso di nuoto, in teoria, questi errori dovrebbero venire corretti.
Io dimentico persino di contare le vasche e non parliamo delle bracciate, mi viene il mal di mare al pensiero...
Non metto in dubbio che dietro le nuotate dei grandi campioni ci sia anche lo studio nei millesimi dello spostamento delle braccia, ma io penso che se iniziassi a preoccuparmi della esse subaquea (che detto tra noi, io proprio non riesco a vedere), del numero di bracciate in 25 metri, del numero di vasche e qualcuno propone anche di contare il numero di gambate, credo che uscirei direttamente dalla piscina e non ci metterei più piede.
La vita è già così piena di stupide regole e il nuoto è l'unica cosa che mi permette di non pensare....

fai benissimo a non preoccuparti della esse che in realtà non è una esse. è una leggero movimento della mano verso l'esterno che è appena visibile, appena percettibile (vedi il video di phelps che ho postato). è chiaro che discutevamo di sottogliezze, di aspetti che vanno limati solo quando si hanno delle basi tecniche solide, anni di allenamento e quindi una certa sensibilità in acqua, dagli obiettivi che si hanno (ad esempio gare oppure lo sfizio di possedere una nuotata tecnicamente corretta), dallo spirito che si mette quando si entra in acqua (ad esempio voglio nuotare solo per stare bene e quindi non voglio stare tanto a pensare).
come diceva prima stefano far imparare subito certi tecnicismi è solo improduttivo perché l'allievo deve fare un determinato percorso solo al termine del quale poi potrà dedicarsi a cercare il pelo nell'uovo. a mio personalissimo parere un istruttuttore può intervenire fino ad un certo punto, poi intervengono una serie di fattori che determinano se una bracciata sia più o meno corretta tecnicamente.
in ogni caso è sempre bene non farsi troppi complessi!! big_smile big_smile

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Re: Stile libero: la spinta del braccio.

vogliovivere ha scritto:

Ho letto con molta attenzione la vostra discussione che mi è sembrata molto interessante.
In un certo senso vi invidio perché io quando entro in piscina non penso a queste cose.
Insomma, secondo me, basta stare in acqua per migliorare il nostro assetto idrodinamico senza star lì a pensare a così tanti dettagli. Ovviamente, si rischia di assimilare errori, ma se si frequenta un corso di nuoto, in teoria, questi errori dovrebbero venire corretti.
Io dimentico persino di contare le vasche e non parliamo delle bracciate, mi viene il mal di mare al pensiero...
Non metto in dubbio che dietro le nuotate dei grandi campioni ci sia anche lo studio nei millesimi dello spostamento delle braccia, ma io penso che se iniziassi a preoccuparmi della esse subaquea (che detto tra noi, io proprio non riesco a vedere), del numero di bracciate in 25 metri, del numero di vasche e qualcuno propone anche di contare il numero di gambate, credo che uscirei direttamente dalla piscina e non ci metterei più piede.
La vita è già così piena di stupide regole e il nuoto è l'unica cosa che mi permette di non pensare....

Hai ragione.
Nuota e goditela.

Ciao

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Re: Stile libero: la spinta del braccio.

ahhahahahaha big_smile

sarà perché non nuoto da molto, ma penso che in effetti per il mio cervello sia troppo contare tutte quelle cose.... Lavoro tutti il giorno con numeri di ogni genere (sono un'analista degli investimenti d'azienda), che fine farebbe la mia nuotata serale se dovessi mettermi a contare tutto?!? Penso che affogherei ihihihihhih

Comunque non era detto in senso ironico, ma sul serio invidio chi utilizza questi parametri per valutare la propria nuotata. Al mio livello purtroppo è controproducente perché se mi focalizzo troppo su alcuni dettagli mi dimentico di fare altre cose e così discorrendo.   

Uff, ma quando imparerò a nuotare decentemente? big_smile

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16 (modificato da nuotix 27-05-2011 20:45:20)

Re: Stile libero: la spinta del braccio.

vogliovivere ha scritto:

sarà perché non nuoto da molto, ma penso che in effetti per il mio cervello sia troppo contare tutte quelle cose.... Lavoro tutti il giorno con numeri di ogni genere (sono un'analista degli investimenti d'azienda), che fine farebbe la mia nuotata serale se dovessi mettermi a contare tutto?!? Penso che affogherei ihihihihhih

ahhahahahahahahaahh. bé sì, al tuo posto impazzirei anch'io.



vogliovivere ha scritto:

Comunque non era detto in senso ironico, ma sul serio invidio chi utilizza questi parametri per valutare la propria nuotata. Al mio livello purtroppo è controproducente perché se mi focalizzo troppo su alcuni dettagli mi dimentico di fare altre cose e così discorrendo.   

Uff, ma quando imparerò a nuotare decentemente? big_smile

se è poco che nuoti, non devi avere nessuna fretta.
la sensibilità in acqua, capire quanta acqua si sposta con un determinato movimento, la percezione del nostro corpo immerso in un fluido sono aspetti fondamentali che però si acquisiscono gradualmnte (chi più chi meno) soltanto con la costanza, l'impegno e soprattutto non subito, ma dopo tanto tempo. la difficoltà ulteriore del nuoto rispetto a tutti agli altri sport, che, oltre alle capacità tecniche, si chiede al nuotatore di muoversi all'interno di un fluido che consegue un fattore FONDAMENTALE: l'atleta deve acquisire almeno un livello minimo di confidenza con l'acqua. senza di questa, è solo dannoso e controproducente chiedere all'atleta di apportare quelle migliorie tecniche che gli permettono di affinare la propria tecnica. questo va fatto solo ed esclusivamente dopo un lungo percorso.

quindi nuota, divertiti, non farti troppi problemi, ascolta il tuo istruttore e se sarai costante ti toglierai delle soddisfazioni.

ps: se può stimolarti, proprio stasera ho visto nuotare un mio ex compagno di triathlon che ha cominciato nel novembre del 2009 x 2 volte settimana. ha fatto dei passi da gigante!!!!

ciao wink

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Re: Stile libero: la spinta del braccio.

Anche io nuoto dal 2009, ma in modo scostante purtroppo e questo non mi permette di migliorarmi.
Partivo completamente da zero e in tre mesi ho imparato lo stile libero e il dorso. Poi ho sospeso per un anno per ricominciare a settembre del 2010. Adesso mi sforzerò di essere più costante, spero solo di riuscirci. Ciao!!!!

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18

Re: Stile libero: la spinta del braccio.

ahimé la costanza è un requisito esseziale. nel nuoto come in tutte le cose senza quella non si va da nessuna parte.
ciao!

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Re: Stile libero: la spinta del braccio.

Torno sull'argomento del post: nella discussione sul delfino ho descritto cosa mi succede quando riesco a infilare efficacemente una qualche bracciata a delfino.

Ebbene, mi sembra che sia esattamente quello che Stefano ha descritto fino allo sfinimento riguardo alla bracciata a stile: braccio che schizza fuori dall'acqua per inerzia alla fine della spinta, recupero quasi involontario (passivo), mano che 'magicamente' torna da sola là davanti e plaffete, finisce in acqua.

Non solo.

Quando mi riesce in questo modo, sento che torna in acqua ancora bella carica di energia cinetica, proprio come avevate descritto nel post citato qui sopra (trasferimento di carico). Ora non ci riesco perché sono ai primi abbozzi, ma penso che quando avrò preso confidenza, quella stessa energia cinetica potrà essere sfruttata per un bell'aggancio in acqua.

È così? C'è questo tipo di analogia fra le dinamiche della spinta/recupero a delfino e a stile libero?

Io per ora mi sono risposto di sì, e mi sono detto che, in ogni modo, questa 'esperienza motoria' mi potrà servire a progettare la bracciata a stile in quel modo che mi veniva descritto, ma che non riuscivo proprio a immaginare.

Forse tanti nuotatori dilettanti come me non riescono a costruire quella bracciata da squali che dicevi (a volte è capitato anche a me di vedere gente che nuotava e sembrava avesse una corda che li tirava avanti...) anche perché non hanno fatto, appunto, questo tipo di esperienza motoria, e non riescono a immaginare, progettare (termine davvero insostituibile in questo caso) il movimento giusto.

The ice caps are melting, Leonard.
In the future, swimming isn't going to be optional.

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Re: Stile libero: la spinta del braccio.

Cirone Furioso ha scritto:

È così? C'è questo tipo di analogia fra le dinamiche della spinta/recupero a delfino e a stile libero?

Certo che si,il delfino non è altro che due passate a crawl simultanee.

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21 (modificato da nuotix 18-08-2011 10:25:57)

Re: Stile libero: la spinta del braccio.

più sù si parlava della sincronia fra la presa e la spinta.
vorrei parlare invece della sincronia fra la trazione ed il recupero.

purtroppo non riesco più a trovare la discussione, ma ricordo che un po di tempo fa ho letto un post (se non ricordo male di cirone furioso) il cui senso era questo cioè che durante il recupero era opportuno tenere fuori dall'acqua il braccio più a lungo (ovviamente nei limiti del possibile) piuttosto che farlo scivolare e tenerlo eccessivamente in distensione sull'acqua per il semplice motivo che l'aria fa molta meno resistenza dell'acqua.
sostanzialmente si diceva che, mentre il braccio attivo è in trazione, l'altro sta ancora effettuando il recupero (quindi determinando un movimento molto asimmetrico) per poi entrare in acqua quando l'altro si appresta ad effettuare la spinta.
per farvi capire cosa intendo, guardate le immagini animate (la terza che è uguale alla quarta) della pagina dedicata allo stile libero sul sito di nuotomania http://www.nuotomania.it/nuototecnica1.html
questo differisce da quello che, ad esempio, faccio io cioè un recupero molto veloce, vado subito in distensione, lascio scivolare il braccio fermo sull'acqua in attesa che l'altro braccio (quello attivo ) concluda il suo lavoro

capisco che si tratta di un tecnicismo, ma è anche vero che è una considerazione molto interessante che merita un approfondimento e forse può essere produttivo valutare se ci possono essere dei vantaggi o svantaggi a seconda del tipo di nuotata relativamente alle varie andature

wink

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Re: Stile libero: la spinta del braccio.

Non esistono modelli definitivi su queste cose,esiste solo la considerazione tra causa ed effetto.
L'opportunità o meno di scegliere una soluzione a braccia contrapposte o una a bracciate sovrapposte o una intermedia,dipende dalle caratteristiche personali,da velocista o da fondista,e che oltretutto cambiano a seconda dell'intensità della nuotata.

L'unico assioma da tenere a mente è che la spinta finale di un braccio non deve essere assestata fino a che l'altro braccio non è entrato in acqua,per l'evidentissimo motivo che altrimenti la nuotata sarebbe squilibrata.
Quanto al resto non vale la pena di mettersi a calcolare preventivamente quanto rallentare o velocizzare la trazione per farla coincidere a questo o quel momento del recupero dell'altro braccio,e poi incartarsi nel tentativo di nuotare sempre così.
Vale la pena invece mettersi nelle condizioni di riuscire a discriminare a piacimento tra le varie soluzioni (disponibilità variabile) e sentire le differenze.

Ciao

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23

Re: Stile libero: la spinta del braccio.

non posso che essere d'accordo: la nuotata universale non esiste.
oggi è stato il secondo giorno in cui ho provato a nuotare a braccia contrapposte e devo dire che sembra che mi trovi molto meglio di prima. ci devo lavorare ancora un po sù, ma credo che sia una nuotata più congeniale alle mie caratteristiche. solo provando si capisce quale sia la combinazione migliore

in ogni caso, correggimi se sbaglio: in via molto generale, una nuotata a braccia sovrapposte o intermedie sarebbe (il condizionale è d'obbligo) più adatta per andature ad elevate intensità e quindi più congeniale per i velocisti mentre una bracciata a braccia contrapposte sarebbe più adatta ai fondisti e alle andature più lente

(ci tengo a precisare che il mio vuole essere un discorso molto terorico visto che nei meeting di nuoto si possono vedere ranisti con una rana molto piatta nei 50m e 100m, dorsisti con un dorso di ritmo sui 200m, velocisti dello stile libero recuperare col gomito molto alto. gli esempi abbonderebbero, ma dimostrano come le soluzioni studiate a tavolino non funzionano)

wink

ps. ho ripubblicato il post con tutte le correzioni del caso perché l'avevo scritto di fretta senza controllare ed era strapieno di errori di battitura. chiedo scusa

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Re: Stile libero: la spinta del braccio.

Leggendo la storia della tecnica su Nuotamania mi sono imbattuto in qualche frase sullo stile di Popov, dove si parla di effetto 'sciarpa'. Cosa si intende?

... I, the accelerated line

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Re: Stile libero: la spinta del braccio.

Laurablu ha scritto:

Scusami Stefano... quindi (pur con un certo grado di variabilità in base al tipo di nuotata veloce/lenta) la passata subaquea e la passata aerea non sono mai simmetriche (in tempo e in spazio)? Cioè c'è un momento in cui entrambe le mani sono sotto l'acqua (e non semplicemente a pelo d'acqua)?

Almeno nel nuoto lento è giustificabile avere le braccia a 180° sul pelo dell'acqua? sad
(vuoi vedere che a lungo ho cercato di correggere un'asimmetria che era giusta? sad )

io pensavo a pelo dell'acqua

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