Argomento: NUOTO PER DISABILI

Ho appena avuto l'incarico di coordinatrice di un progetto UISP nella mia piscina. Si tratta di organizzare l'attività di circa una ventina di utenti con diverse tipologie di handicap (down, autistici, ciechi).
Chiedo se qualcuno ha esperienza in questo campo poiché sarei interessata ad un confronto e inoltre sto cercando più materiale possibile per fornire ai vari istruttori delle schede di esercizi (che cercherò poi di personalizzare il più possibile) da far eseguire in acqua.
Ringrazio chiunque potrà aiutarmi in questa mia ricerca!

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Re: NUOTO PER DISABILI

Che bello Fede !
Buon lavoro e se trovo qualcosa ti scrivo smile

N.

Buona bracciata a tutti -__-

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Re: NUOTO PER DISABILI

Sono molto interessato anche io all'argomento. Non sono un tecnico di nuoto ma sono un educatore e mi occupo di bambini e ragazzi con disturbo autistico. Utilizzo moltissimo le attività motorie e sportive nei progetti ed ho trovato buone risposte. Da quest'anno seguo anche due ragazzi in un progetto fatto con la scuola in piscina.
A parte questo, buona parte dei miei casi frequentano anche privatamente dei corsi di nuoto individuali dove sono seguiti da istruttori FIN. Trovo qualche difficoltà a relazionarmi con queste professionalità perchè mi rendo conto che la formazione non è indirizzata a lavorare con persone che hanno necessità speciali. In particolar modo in questi casi bisognerebbe chiedersi perchè si fa attività in acqua. Insegnare a nuotare ad una di queste persone di quanto può migliorare la loro vita? Dal mio punto di vista relativamente poco, se si paragona questa abilità ad altre -fondamentali per l'autonomia- che spesso queste persone non padroneggiano. Lavorare nell'ambiente acqua però permette di lavorare su alcuni espetti che in terra fema risulano difficili. Permette di avere una percezione del proprio corpo diversa da quella che si vive in terra. Da questo punto di vista sarebbe utile che l'istruttore di nuoto sia messo al corrente degli obbiettivi generali che si pongono le varie professionalità che lavorano con il ragazzo e che, nell'ambito delle sue competenze e del suo ruolo, proponga una progressione didattica tesa a cooperare a questi obbietivi.
Questa cooperazione è difficile da far digerire anche agli altri, non solo agli istruttori di nuoto. Però ho notato che questi in particolar modo non si rendono proprio conto di ciò che potrebbero/dovrebbero fare per questi ragazzi.
Mi piacerebbe moltissimo confrontarmi con voi su questi argomenti perchè ho notato che siete preparatissimi e potrebbe venir fuori un bel confronto. Mi interesserebbe moltissimo sapere anche se ci sono esperienze virtuose in questo senso.

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Re: NUOTO PER DISABILI

A dire la verità agli istruttori di nuoto viene fornita anche una infarinatura circa il lavoro in acqua con i disabili;quindi un istruttore di nuoto dovrebbe avere come minimo un'idea generale delle finalità e delle metodiche di lavoro con disabili,nonchè dei tipidi problemi legati alla sicurezza che essi possono presentare,per esempio la pericolosa tendenza a mettersi in verticale nei momenti di crisi delle persone autistiche.

Se poi qualche istruttore era disattento a lezione,oppure ha dimenticato gran parte della sua formazione di base,questo è un altro discorso.

mrindy ha scritto:

Insegnare a nuotare ad una di queste persone di quanto può migliorare la loro vita?

In un modo enorme !!
Ricordo che gli obiettivi concreti dei corsi di nuoto per disabili cambiano in relazione al tipo di disabilità.
Ci sarà quello cui insegni dorso e crawl come agli altri (per esempio le persone Down),altrove invece ci accontenteremo di fargli vivere una pluralità di esperienze nell'ambiente acqua,non necessariamente di tipo codificato come lo sono gli stili tradizionali.
Ma in ognuno di questi casi avremo raggiunto una finalità importantissima che va ben oltre la valutazione biomeccanica di corrispondenza tecnica alle versioni evolute delle diverse abilità.
Mi riferisco all'enorme ritorno in termini di autostima derivante dalla consapevolezza di avere imparato a parlare con l'acqua e a muoversi liberamente in essa,in un modo oltretutto spesso precluso a molti tra i normodotati.
Consapevolezza di capacità specifica che in una persona diversamente dotata rappresenta esattamente quell'input di ordine psicologico che fa la differenza tra una vita ricca di motivazioni,e una invece no.
Questo si può ottenere solo se gli obiettivi vengono rapportati alle reali possibilità dell'allievo (normo o diversamente dotato che sia) uscendo quindi da un'ottica prettamente tecnico-biomeccanica,e sostituendola con obiettivi più concretamente fruibili e "funzionali".

Ecco,questo è quello che un istruttore di nuoto deve tenere a mente quando lavora con i disabili.
Se quelli con cui lavori non lo capiscono,il loro posto non è  tra gli insegnanti,ma in acqua tra gli allievi disabili.

Ciao

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Re: NUOTO PER DISABILI

La frase che hai estrapolato  era una domanda retorica a cui davo la risposta: "Dal mio punto di vista relativamente poco, se si paragona questa abilità ad altre -fondamentali per l'autonomia- che spesso queste persone non padroneggiano."
Difatti poi tu stesso mi rispondi che "in ognuno di questi casi avremo raggiunto una finalità importantissima che va ben oltre la valutazione biomeccanica di corrispondenza tecnica alle versioni evolute delle diverse abilità.
Mi riferisco all'enorme ritorno in termini di autostima derivante dalla consapevolezza di avere imparato a parlare con l'acqua e a muoversi liberamente in essa,in un modo oltretutto spesso precluso a molti tra i normodotati."
Quindi sposti l'attenzione dal nuoto in sè alla valenza che può avere su altri aspetti della vita di una pesona. In questo senso ci troviamo in perfetta sintonia. Anche se per parlare di autostima ci dovremmo trovare di fronte a persone con un certo livello cognitivo di cui non tutti i ragazzi che possono trarre beneficio dal lavoro in acqua dispongono.
Comunque pensavo bene quando ho pensato che avrei avuto da imparare qui. Già ho imparato che agli istruttori di nuoto vengono dati anche elementi per lavorare con i disabili. Io non ho fatto corsi FIN perciò è importante saperlo.
Capirai però che che in qualche ora di teoria (comunque encomiabile ed utile) è difficile formare una persona a lavorare con persone affette da patologie tra loro molto differenti.
Sai se io mi trovo a spiegare ad un istruttore che deve usare il rinforzo e lui capisce che deve fargli fare potenziamento... beh, mi viene da pensare che un problema di fondo c'è. Anche perchè se poi si presentano dei comportamenti problema in acqua, e noi su quei comportamenti stiamo lavorando in un certo modo, è importante mettere al corrente l'operatore di come deve intervenire. Se lui non padroneggia gli strumenti minimi per capire ci troviamo di fronte ad un problema grosso. Perchè magari un comportamento che vogliamo eliminare si mantiene perchè solo lui, senza volere, lo rinforza.  Ma non è che questo accada solo nel nuoto. Con gli insegnanti di scuola spesso è pure peggio.

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Re: NUOTO PER DISABILI

mrindy ha scritto:

La frase che hai estrapolato  era una domanda retorica a cui davo la risposta: "Dal mio punto di vista relativamente poco, se si paragona questa abilità ad altre -fondamentali per l'autonomia- che spesso queste persone non padroneggiano."
Difatti poi tu stesso mi rispondi che "in ognuno di questi casi avremo raggiunto una finalità importantissima che va ben oltre la valutazione biomeccanica di corrispondenza tecnica alle versioni evolute delle diverse abilità.
Mi riferisco all'enorme ritorno in termini di autostima derivante dalla consapevolezza di avere imparato a parlare con l'acqua e a muoversi liberamente in essa,in un modo oltretutto spesso precluso a molti tra i normodotati."
Quindi sposti l'attenzione dal nuoto in sè alla valenza che può avere su altri aspetti della vita di una pesona. In questo senso ci troviamo in perfetta sintonia. Anche se per parlare di autostima ci dovremmo trovare di fronte a persone con un certo livello cognitivo di cui non tutti i ragazzi che possono trarre beneficio dal lavoro in acqua dispongono.
Comunque pensavo bene quando ho pensato che avrei avuto da imparare qui. Già ho imparato che agli istruttori di nuoto vengono dati anche elementi per lavorare con i disabili. Io non ho fatto corsi FIN perciò è importante saperlo.
Capirai però che che in qualche ora di teoria (comunque encomiabile ed utile) è difficile formare una persona a lavorare con persone affette da patologie tra loro molto differenti.
Sai se io mi trovo a spiegare ad un istruttore che deve usare il rinforzo e lui capisce che deve fargli fare potenziamento... beh, mi viene da pensare che un problema di fondo c'è. Anche perchè se poi si presentano dei comportamenti problema in acqua, e noi su quei comportamenti stiamo lavorando in un certo modo, è importante mettere al corrente l'operatore di come deve intervenire. Se lui non padroneggia gli strumenti minimi per capire ci troviamo di fronte ad un problema grosso. Perchè magari un comportamento che vogliamo eliminare si mantiene perchè solo lui, senza volere, lo rinforza.  Ma non è che questo accada solo nel nuoto. Con gli insegnanti di scuola spesso è pure peggio.

Con obbiettivi condivisi e lavoro in tema si va' ovunque. Se l'istruttore impartisce solo della "tecnica" senza rendersi conto con chi a che fare concordo con il giudizio di Stefano. Ovviamente vale per qualsiasi sport e a mio parere un buon istruttore di nuoto supera di molto un buon allenatore di calcio !

Ciao Norberto

Buona bracciata a tutti -__-

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Re: NUOTO PER DISABILI

Torno su questa discussione perché ho bisogno di fare una domanda e trovo che è andata avanti!
Quando ho preso i brevetti di istruttrice FIN ci hanno parlato anche dei disabili ma non certo in modo approfondito perché penso ci vorrebbe davvero un corso a parte e non basterebbe perché in questo ambito, ancora di più, è importante l'esperienza. Durante i corsi erano previste anche diverse ore di attività in piscina ed io mi ricordo che ho fatto lezione con persone molto anziane che facevano solo ginnastica in acqua alta con le cinture galleggianti e con le gestanti, ma niente con disabili. Però ho partecipato ad un seminario dove si affrontava questo importante argomento e ne sono stata felice anche se ancora non sapevo che ci avrei lavorato; cmq anche lì veniva affrontato a grandi linee facendo intendere quanto era vasto il campo e quanto occorra personalizzare.
Avevo aperto questa discussione perché, entusiasta come sempre di iniziare un lavoro tutto nuovo, volevo informarmi il più possibile sull'argomento ma poi, in realtà, non ho trovato niente da "copiare" ma ho cercato di imparare da chi lo faceva da prima di me e conosceva gli allievi, poi ho preso il via ....ho parlato con i genitori e mi sono affidata al mio istinto. Insomma, alla fine devo dire che è una bella esperienza e sono soddisfatta del mio lavoro.
Ora faccio la domanda (so che sembrerà sciocca): ho un signore che per un grave incidente ha perso l'uso di un braccio. Quando nuota a stile da quale lato deve respirare?

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Re: NUOTO PER DISABILI

non avevo dubbi che lavorassi bene anche coi disabili smile

secondo me dovrebe prendere aria dalla parte opposta al braccio attivo (ad esempio braccio destro - respirazione a sinistra)

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Re: NUOTO PER DISABILI

Assolutamente da non tecnico del nuoto, ti do la mia opinione. Io credo che dovresti insegnargli a prendere aria da ambo i lati per poi far scegliere a lui quale preferisce e con che cadenza a ritmi elevati.
Quando si fanno esercizi ad un braccio con quello inattivo tenuto in basso (situazione suppongo abbastanza simile a quella del tuo allievo) si può respirare da tutte e due le parti. Io trovo leggermente più facile respirare dal lato attivo  .

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Re: NUOTO PER DISABILI

ippocampo ha scritto:

Quando nuota a stile da quale lato deve respirare?

Glieli insegni tutti e due poi lui respirerà come gli pare;da uno solo o entrambi.

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Re: NUOTO PER DISABILI

Ok, fatto! Grazie Stefano. La discussione però era nata con un mio collega che diceva di respirare dalla parte del braccio buono, ma io pensavo che così non ha l'aiuto dell'altro braccio, penso che lui l'abbia detto perché quando si nuota con un braccio solo di solito si fa così, ma a lui riesce bene perché è un nuotatore di buon livello. Io ho provato in tutti e due modi e mi viene bene ugualmente ma bisogna recuperare veloce! Alla fine ho detto al signore che se riesce a farlo da tutti e due i lati meglio ancora così respira sia a destra che sinistra e fa una cosa più equilibrata no? Ciao!

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Re: NUOTO PER DISABILI

Torno qua perché sono perplessa sul modo di insegnare di una collega ad una bambina down che tra l'altro mi sembra piuttosto dotata visto che, come tutti i bambini, impara molto in fretta. Infatti in poco tempo è arrivata al punto che nuota a stile senza la respirazione e quello che mi ha preoccupato è che alla bambina è stato chiesto di respirare frontalmente, cioè guardando l'istruttrice che le stava davanti, mentre continuava a fare le bracciate a stile, cosa che naturalmente le è risultata piuttosto difficile e faticosa da fare .....ma a che pro?

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Re: NUOTO PER DISABILI

le uniche volte che invito a guardare davanti nello stile è per esercizi specifici, la tipica nuotata da pallanuotista, come regola è contro ogni didattica soprattutto inf ase di apprendimento invitare a respirare frontalmente, anzi, la respirazione, quella laterale è l'ultima cosa che si apprende, proprio per la difficoltà dell'azione....

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