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Re: Stile libero: la spinta del braccio.

Io lo visualizzo così (ma non pretendo di dirti che "è così che si fa"): immagina che stai in cucina in piedi con le braccia lungo il corpo e devi prendere un pacco di biscotti che sta in alto. Ovvero porti indietro il gomito e lo vai piegando mentre il braccio si solleva, la mano è sempre più avanti del gomito perché se no come li prendi i biscotti? tongue Poi se stai in piedi su una sedia e i biscotti stanno tanto in alto ti viene fuori pure il rollio! XD

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Re: Stile libero: la spinta del braccio.

nuotix ha scritto:

allora ritengo che, se recuperi il braccio in questo modo, è altamente probabile che il dolore che avverti alla spalla fino all'omero sia determinato da questo modo di nuotare.
il recupero a gomito teso determina un grosso sovraccarico sulle articolazioni delle spalle ed è per questo che è sicuramente preferibile (oltre che tecnicamente più corretto) un recupero a gomito flesso (detto anche recupero a gomito alto). pertanto un recupero a gomito alto permette di andare a prendere l'acqua molto più lontano dalla testa rispetto ad un recupero a gomito teso.

mi sento di aggiungere che, se la tua istruttrice insegna ai neofiti, a coloro che vogliono imparare a nuotare e a coloro che vogliono limare gli errori di nuotata un recupero a gomito teso, allora mi sento di dire che è un'incapace sia perché tecnicamente è corretta l'altra tipologia di recupero sia perché rischia di mettere in pericolo le spalle dei suoi allievi.
wink

Stavolta devo dissentire dal nostro ottimo nuotix,
il recupero della Friis non è quello biomeccanicamente ideale per tutta una serie di considerazioni troppo tediose da fare ora,ma dato che nuotando così è diventata la campionessa del mondo dei 1500 non si può onestamente dire che nuota male.
Non esistono modelli definitivi di nuotata.
L'importante è che l'atleta riesca a discriminare e a modificare la sua nuotata a piacimento,dopodichè sceglie le situazioni che più gli si adattano e lo gratificano.
Non crediate che la Friis non sappia nuotare a gomito flesso,evidentemente per ora il cronometro la gratifica di più con una nuotata diversa.
Del resto il recupero a braccio teso si vede spesso in alcuni atleti velocisti che sfruttano i benefici sul trasferimento di carico dato dal recupero balistico tipico del delfino.
Evidentemente nelle gare corte quei guai alla spalla che dovrebbe generare non fanno in tempo ad emergere.
Questo per i professionisti del calibro della Friis....

Tornando a noi e alla scuola nuoto,il recupero a braccio non dico teso ma quasi,dovrebbe essere il primissimo tipo di nuotata del novizio,al quale giova tantissimo la estrema semplicita del modello visivo e pratico del nuoto a braccia tese ed opposte,che non disturba per niente la continuità ma al tempo stesso permette una presa decisa e una spinta concreta,che è facilissimo da essere proposto visivamente dal maestro e come manipolazione diretta sull'allievo,che permette di sviluppare autonomamente senza farraginose spiegazioni la PRIMA cosa in ordine di importanza,cioè la rotazione delle spalle,che invece con la precoce (e assurdissima) richiesta da parte dell'istruttore di piegare le braccia nel recupero (gomito flesso) sfocerebbe in una nuotata piatta sulla difensiva,striminzita senza spinta finale a causa della extrarotazione delle mani ad aeroplanino,e senza un minimo di rollio,che invece a braccia tese viene SUBITO il primo giorno senza nemmeno richiederlo.
Quindi direi che non c'è problema per ghetty,ascolta la tua istruttrice,che probabilmente con la sua richiesta (che poteva però essere più chiara e semplice e meno foriera di domande chiarificatrici) vuole solo sbloccarti le spalle.
Poi il lavoro di rilassamento del recupero,importantissimo,va fatto solo DOPO lo sviluppo di quel requisito.
Del resto non mi pare che abbia detto che il recupero deve essere disteso ma solo all'ingresso in acqua delle mani,e questo è vero sempre che recuperi teso o flesso.

Ciao

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53

Re: Stile libero: la spinta del braccio.

io ho descritto il mio tipo di nuotata x due motivi..x vedere se nuotavo bene e anche x vedere chissà il dolore che avverto dipende da questa cosa..ma facendo il recupero a braccio teso quali sono i benefici che si hanno nelle prestazioni?

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54 (modificato da nuotix 12-09-2011 17:20:51)

Re: Stile libero: la spinta del braccio.

@ stefano
aspetta, aspetta.

premetto che il discorso dei modelli definitivi non l'ho accennato apertamente per pietà perché è stato affrontato tante volte. ho solo fatto il seguente riferimento:
"se la tua istruttrice insegna ai neofiti, a coloro che vogliono imparare a nuotare e a coloro che vogliono limare gli errori di nuotata""
con ciò volevo dire che il recupero a gomito flesso doveva essere ricercato solo dopo aver concluso un determinato percorso che poi avrebbe condotto l'atleta (in questo caso la friis, ma potremmo menzionare anche stefan nystrand) a recuperare in quella maniera se da un punto di vista cronometrico avesse dato riscontri soddisfacente.

quindi ho preso visione del tuo post di cui ignoravo i dettami che hai esposto e ho appreso ciò che non sapevo big_smile (chiedo scusa all'istruttrice di ghetty che bollato come incapace esagerando). ma c'è ancora un ma irrisolto. anzi due.
non volevo mettere in discussione il recupero della danese (del resto al momento è la migliore mezzofondista in circolazione, adlington e filippi permettendo) per i professionisti. tuttavia ritenevo che fosse un modo di nuotare che fosse adatto ad atleti che avessero un'ottima padronanza tecnica e non a dei novizi (o giù di lì) della vasca. il dubbio è il seguente. la regola auerea è che la spalla, il gomito e la mano si recuperino progressivamente uno dopo l'altro perché un recupero progressivo spalla-gomito-mano aiuta a diminuire drasticamente la pressione sulle articolazioni oltre che a permettere di afferrare più lontano l'acqua. capisco che l'esigenza primaria sia quella di evitare che l'allievo esegua un recupero a gomito flesso che risulterebbe improduttivo, però mi chiedevo:  l'istruttore non potrebbe scegliere una via alternativa? non c'è il pericolo di far sforzare oltremisura le articolazioni delle spalle che del resto non sono abituate a sostenere sforzi simili?
pertanto un recupero anche somigliante a quello a gomito flesso(come hai acennato), non rischia di essere automatizzato dall'allievo e che successivamente abbia difficoltà a metabolizzare un recupero a gomito flesso?

aggiungo ancora una cosa. prima menzionavi il trasferimento di carico del delfino trasposto nello stile libero. io però ho l'impressione che il recupero del delfino e il recupero a gomito teso (vedi friis, nystrand e altri) siano differenti. nel primo caso il braccio passa molto più vicino al pelo dell'acqua rispetto al secondo dove invece è più "verticale" (e qui straquoto laura quando diceva che fa male solo a guardarli!). sbaglio?

ps.

stefano '62 ha scritto:

Stavolta devo dissentire dal nostro ottimo nuotix,

ottimo è un po eccessivo, non lo merito wink

@ghetty
come stefano non si stanca mai di ripetere non esistono modelli di nuotate universali perché il modo di nuotare viene ritagliato su misura a secondo delle caratteristiche, delle peculiarità fisiche dell'atleta, della sensibilità propulsiva (solo per fare qualche esempio) e devono essere gli atleti stessi a capire quale modello sia più adatto a loro. è come se fosse un vestito su misura (poi chiaro, non esistono possibilità infinite fra cui scegliere).
tuttavia mi sento di aggiungere che se frequenti ancora la scuola nuoto, non ti devi preoccupare delle prestazioni. per quelle bisogna ancora mangiare della pasta asciutta.

wink

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Re: Stile libero: la spinta del braccio.

ghetty ha scritto:

io ho descritto il mio tipo di nuotata x due motivi..x vedere se nuotavo bene e anche x vedere chissà il dolore che avverto dipende da questa cosa..ma facendo il recupero a braccio teso quali sono i benefici che si hanno nelle prestazioni?

Alcuni la preferiscono perchè la semplicità esecutiva (in chi dispone di ottima efficienza articolare) favorisce le alte frequenze,dunque si vede più che altro nella velocità.
Ecco perchè la nuotata della Friis nel mezzo fondo fa notizia.
Difficile dire se il tuo dolore dipende da questo,effettivamente potrebbe essere,nel caso tu non abbia uno buona articolazionedi spalle,bisognerebbe vederti però perchè le cause potrebbero anche essere altre.

Ciao

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Re: Stile libero: la spinta del braccio.

nuotix ha scritto:

capisco che l'esigenza primaria sia quella di evitare che l'allievo esegua un recupero a gomito flesso che risulterebbe improduttivo

non c'è il pericolo di far sforzare oltremisura le articolazioni delle spalle che del resto non sono abituate a sostenere sforzi simili?

non rischia di essere automatizzato dall'allievo e che successivamente abbia difficoltà a metabolizzare un recupero a gomito flesso ?

1
L'esigenza primaria non è quella,ma assicurarsi che giri le braccia intere invece che solo le mani.
In modo che faccia bracciate invece che manate,dunque che la spalla ruoti liberamente,TIRI SU le braccia,invece che starsene appiccicate all'acqua impedendo pervicacemente e quasi a bella posta il rollio.
Non si tratta di dire al bimbo che deve per forza tenere le braccia diritte invece che flesse,si tratta invece di dirgli che le faccia uscire per benino,e appunto di NON DIRE nulla sul modo particolare in cui gomito e mano devono assestarsi.
Poi c'è quello che me lo fa teso e c'è quello che invece gira già più rilassato e un pò flesso,ma entrambi mi girano le spalle e tanto mi basta.
Uno avrà la mano bassa e l'altro alta,ma entrambi avranno il GOMITO alto,e tanto mi basta.
Perchè comunque quello che oggi me lo fa teso,quando domani sarà rilassato,la mano da lassu "verrà giù" ma lassu ci resterà il gomito.
Morale,l'importante è far girare le spalle perchè produce spinta,rollio e alza il gomito;alla posizione della mano ci penseremo per ultimo,dato che le correzioni analitiche devono procedere cronologicamente dal centro alla periferia (le mani per ultime).

2
No,perchè i volumi a quel punto sono bassissimi.
Inoltre il "danno" è ipotetico e dipende dall'efficienza articolare (pensa a quelle delfiniste che girano le braccia quasi in verticale verso il soffito)

3
No non c'è quel rischio.
Questo punto è importantissimo e mi rivolgo a quegli istruttori che cercano di portare i bambini subito e ossessivamente alle nuotate evolute cariche di particolari tediosi e improbabili,nella infondatissima convinzione che così nuoteranno sempre e solo in quel modo.
L'apprendimento motorio non si esaurisce nella dimensione spaziale e nei suoi particolari (fai così e non cosà),ma si compone invece di diversi aspetti che stanno molto a monte e sono ben più importanti della dimensione spaziale,la quale invece avrà speranze di venire un domani correttamente sviluppata e controllata solo se quegli aspetti a monte saranno garantiti,invece che ignorati da chi crede di dover costringere il bimbo a tenere la mano l'orecchio o l'ombelico un pò più in qua o in la o in su o giù.
Si tratta di considerazioni strutturali,biomeccaniche,coordinative dinamiche ritmiche cinematiche etc.
Dieci bambini diversi,tutti che dispongono delle stesse identiche buone caratteristiche fondamentali di base,potrebbero invece apparire tutti diversi se li si esamina solo in superficie,e solo l'istruttore cieco cercherà di omologarli senza notare quello che c'è sotto di corretto (biomeccanica e modello di distribuzione della forza).
Prendere un bambino e valutare i suoi progressi misurando col goniometro o col metro la dislocazione nello spazio dei vari segmenti corporei è la cosa più assurda e cialtronesca che un maestro possa fare.
L'importante non è individuare uno o più modelli di nuotata e poi obbligare l'allievo a evitare tutto il resto.
L'importante è invece fornire quei requisiti che gli permetteranno un domani di cambiare a piacimento (disponibilità variabile).
La stabilizzazione delle nuotate (specializzazione estrema su un determinato modello) deve avvenire solo in seguito a questo,e su atleti evoluti in funzione di prestazioni di gara,cioè dopo anni e anni,di certo non prima dei 18 anni.
L'atleta evoluto non è quello che fa sempre e solo e perfettamente una certa cosa (anche fosse un ipotetico modello perfetto),bensì è colui che può modificare in un istante ogni singolo particolare come gli aggrada con la semplicità di uno schiocco di dita,riuscendo dunque ad adattarsi a tutto,anche alle nuove idee tecniche,migliorando le prestazioni di continuo.
L'istruttore che crede che il bimbo deve nuotare subito con questo o quel particolare spaziale così evita gli errori,è un idiota.

Ciao

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57

Re: Stile libero: la spinta del braccio.

stefano.. Quando dici che la spalla deve ruotare perfettamente a cosa ti riferisci?quando do la bracciata devo fare uscire la spalla fuori dall'acqua o deve rimanere sotto e quindi far uscire solo il braccio?cmq sono d'accordo x tutto il resto..

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58

Re: Stile libero: la spinta del braccio.

1)

stefano '62 ha scritto:

L'apprendimento motorio non si esaurisce nella dimensione spaziale e nei suoi particolari (fai così e non cosà),ma si compone invece di diversi aspetti che stanno molto a monte e sono ben più importanti della dimensione spaziale,la quale invece avrà speranze di venire un domani correttamente sviluppata e controllata solo se quegli aspetti a monte saranno garantiti,invece che ignorati da chi crede di dover costringere il bimbo a tenere la mano l'orecchio o l'ombelico un pò più in qua o in la o in su o giù.

potresti fare un esempio conreto di questi aspetti a monte? capisco che sia un argomento talmente ampio e circostanziato che non può essere esaurito in una discussione di un forum. mi accontento anche dell'elenco di questi elementi

2)

stefano '62 ha scritto:

L'atleta evoluto non è quello che fa sempre e solo e perfettamente una certa cosa (anche fosse un ipotetico modello perfetto),bensì è colui che può modificare in un istante ogni singolo particolare come gli aggrada con la semplicità di uno schiocco di dita,riuscendo dunque ad adattarsi a tutto,anche alle nuove idee tecniche,migliorando le prestazioni di continuo.

è quella che viene chiamata intelligenza motoria, giusto?

3) dopo aver letto il tuo post mi sono chiesto:
ti è mai stato proposto di diventare un tecnico della nazionale?

wink

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Re: Stile libero: la spinta del braccio.

ghetty ha scritto:

stefano.. Quando dici che la spalla deve ruotare perfettamente a cosa ti riferisci?quando do la bracciata devo fare uscire la spalla fuori dall'acqua o deve rimanere sotto e quindi far uscire solo il braccio?cmq sono d'accordo x tutto il resto..

Mi riferisco a quello che ho detto.
Durante il recupero l'azione della spalla non deve essere rettilinea ma cricolare,cioè deve ruotare uscendo dall'acqua.

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Re: Stile libero: la spinta del braccio.

nuotix ha scritto:

1)

stefano '62 ha scritto:

L'apprendimento motorio non si esaurisce nella dimensione spaziale e nei suoi particolari (fai così e non cosà),ma si compone invece di diversi aspetti che stanno molto a monte e sono ben più importanti della dimensione spaziale,la quale invece avrà speranze di venire un domani correttamente sviluppata e controllata solo se quegli aspetti a monte saranno garantiti,invece che ignorati da chi crede di dover costringere il bimbo a tenere la mano l'orecchio o l'ombelico un pò più in qua o in la o in su o giù.

potresti fare un esempio conreto di questi aspetti a monte? capisco che sia un argomento talmente ampio e circostanziato che non può essere esaurito in una discussione di un forum. mi accontento anche dell'elenco di questi elementi

2)

stefano '62 ha scritto:

L'atleta evoluto non è quello che fa sempre e solo e perfettamente una certa cosa (anche fosse un ipotetico modello perfetto),bensì è colui che può modificare in un istante ogni singolo particolare come gli aggrada con la semplicità di uno schiocco di dita,riuscendo dunque ad adattarsi a tutto,anche alle nuove idee tecniche,migliorando le prestazioni di continuo.

è quella che viene chiamata intelligenza motoria, giusto?

3) dopo aver letto il tuo post mi sono chiesto:
ti è mai stato proposto di diventare un tecnico della nazionale?

wink

La nazionale ha già ottimi tecnici,e sono stati loro a insegnarmi la maggior parte di ciò che ho scritto.

1
L'elenco lo avevo fatto nella riga successiva,ma lo ripeto
-coordinazione e struttura di base dell'abilità,cioè individuare l'esistenza di un buon grado di coordinazione tra i diversi movimenti che compongono l'azione;l'efficacia del lavoro svolto dal sistema nervoso,che permette per esempio di muovere le braccia a dorso senza fermare le gambe e senza smettere di respirare.
-biomeccanica corretta,cioè la sequenza dell'attività dei diversi segmenti corporei,cioè la correttezza cronologica di alcuni movimenti (per esempio nel dorso la precedenza del lavoro dei muscoli femorali invece che l'errore del movimento a partire dal piede:la bicicletta) (oppure sempre a dorso che esca prima la spalla e poi il braccio)
-ritmo e dinamica,cioè più o meno il timing nell'azione dei suddetti segmenti,e la distribuzione della forza nel tempo durante tale azione (esempio la mano entra piano ed esce più forte,infinitamente più importante del fatto che nel recupero segua il "binario giusto") (altro esempio sempre a dorso,che l'accento di forza della gambata sia nella fasce ascendente invece che in quella discendente)
-fluidità dell'azione,cioè la destrezza con cui coordina le azioni e il dispendio psico-fisico necessario ad eseguire il compito.
Tutte queste cose non hanno niente a che vedere con la corrispondenza ad un modello determinato dal posizionamento geografico delle diverse parti del corpo,anzi la ricerca (ossessiva per alcuni) di tale corrispondenza distrae dal compito primario dell'istruttore circa la valutazione di quei parametri.

Il bravo istruttore riesce invece a vedere al di la delle apparenze e capisce da quel tipo di osservazione se l'allievo avrà la possibilità di compiere i margini di miglioramento di cui dispone,o se invece neccessiti di esercizi finalizzati al miglioramento di QUEI parametri,invece che di inutili e precoci istruzioni da risolvere con il goniometro e la calcolatrice.

2
Non del tutto.
L'intelligenza motoria è un requisito di partenza,migliorabile ovviamente anche tramite l'esercizio.
La disponibilità variabile invece consiste nella capacità di adattamento,e si ottiene con le esperienze e le esercitazioni,sviluppando in concreto le capacità date dalla propria dotazione neuromotoria.

Ciao

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61

Re: Stile libero: la spinta del braccio.

grazie mille big_smile
molto esauriente

wink

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62

Re: Stile libero: la spinta del braccio.

Salve.
Che ne pensate della bracciata che si vede qui? http://www.youtube.com/watch?v=OgnzScthg-4
Non è che il gomito si piega eccessivamente nel momento in cui l'avambraccio viene a trovarsi perpendicolare al corpo?
Vorrei perfezionare la mia bracciata, in particolare non sono sicuro riguardo al fatto di quanto e come piego il gomito.
Sempre guardando dei video ne ho trovato uno in cui un tizio dice di immaginare di avere una lastra di vetro posta sotto di te che non permette al braccio di allungarsi completamente, e di muovere le braccia sfiorandola con le dita.
Che ne pensate?
Grazie.

di haunted sito web

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63

Re: Stile libero: la spinta del braccio.

Laurablu ha scritto:

Scusami Stefano... quindi (pur con un certo grado di variabilità in base al tipo di nuotata veloce/lenta) la passata subaquea e la passata aerea non sono mai simmetriche (in tempo e in spazio)? Cioè c'è un momento in cui entrambe le mani sono sotto l'acqua (e non semplicemente a pelo d'acqua)?

Almeno nel nuoto lento è giustificabile avere le braccia a 180° sul pelo dell'acqua? sad
(vuoi vedere che a lungo ho cercato di correggere un'asimmetria che era giusta? sad )

Mi riferisco anche all'ultimo post di haunted (soprattutto al filmato).

Mi inserisco perchè sulla modalità della bracciata ci sto lavorando da due mesi, in quanto  la mia sensazione era che il mio avanzamento era impulsivo invece che uno scorrimento regolare: questo lo ritenevo un errore originato da un problema di tecnica della bracciata. Nelle innumerevoli discussioni che ho letto ho più volte trovato scritto che la spinta deve essere regolare, e allora ho provato ad aggiustare  la frequenza della bracciata in modo che la spinta del braccio successivo iniziasse poco prima dell'esaurimento della spinta del braccio antecedente.
Tutto questo lo dico non per insegnare qualcosa ma per confrontare quella che è la mia esperienza.
Mi sono molto allenato col pull buoy e ho visto che avevo necessità di anticipare l'ingresso in acqua del braccio successivo perchè avevo una spinta scarsa del braccio sott'acqua. Per cui ho cominciato a nuotare con recuperi più veloci, soprattutto tenendo presente il grande insegnamento di Stefano che è quello di "sentire" l'acqua: per cui sono arrivato a regolare l'ingresso  del secondo braccio in acqua quando il primo aveva appena passato la perpendicolare sotto la pancia.
Aggiungo che secondo me guardare i filmati dei grandi campioni è molto traditore sotto questo punto di vista in quanto la spinta di un Phelps è mille volte superiore alla mia per cui lui ha il problema casomai di ritardare l'ingresso in acqua del secondo braccio.
E' un pò come confrontare la frequenza del battito d'ali di un'aquila con quella di un colibrì: paragoniamo due strutture muscolari e osse completamnte diverse. Chi è meno forte muscolarmente deve aumentare leggermente la frequenza per avere le spinte dei due bracci coordinate: il criterio secondo me deve essere che la spinta di un braccio deve cominciare leggermente prima dell'esaurirsi della spinta dell'altro.
Per questo motivo è proprio giusto dire che dipende dalle caratteristiche personali,  perchè dipende dalla nostra forza e non dalla geometria in astratto.

ho deciso di nuotare a 50 anni

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64

Re: Stile libero: la spinta del braccio.

Scusate ho un dubbio sulla fase finale della spinta (quando il pollice va a sfiorare la coscia per intenderci).
Da qualche parte mi sembra di aver letto qua di tenere la mano "intraruotata".
Io devo aver capito male questo concetto e l'ho interpretata come "ruotare il polso in avanti", in questo modo il palmo della mano spinge l'acqua "all'indietro" e non "verso l'alto".
Mi sembrava una cosa sensata, pero' da qualche parte leggo Stefano che dice "le mani nel nuoto non esistono, sono solo prolungamenti delle braccia".
Chi mi puo' illuminare ?

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65 (modificato da nuotix 29-05-2012 09:24:09)

Re: Stile libero: la spinta del braccio.

per ottenere il massimo avanzamento devi spingere il più a lungo possibile verso i piedi.  l'unica cosa a cui devi pensare è spostare acqua verso dietro

prova a fare questo esercizio per la spinta. fai un 2x25m: le braccia stannolungo il corpo, muovi solamente e alternativamente gli avambracci, tenendo le dita ravvicinate, in modo che si tocchino appena, ma non serrate altrimenti aggiungi rigidità.
nel primo 25m immagina di spingere verso il soffitto. dopo, quando hai ripreso fiato, nel secondo immagina di spingere verso i piedi. poi dimmi quale delle due soluzioni offre più resistenza e quindi in quale hai fatto più fatica wink

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66

Re: Stile libero: la spinta del braccio.

@namor
Grazie di aver condiviso la tua esperienza.
Quel video vorrebbe essere didattico credo, non è di un grande campione.

@nuotix
Con "le braccia braccia stanno lungo il corpo" intendi che stanno distese lungo i fianchi? In questo modo dovresti vuovere gli avambracci facendoli uscire dall'acqua?
Se invece intendi che stanno distese in avanti allora penso di aver capito com'è l'esercizio.

ciao.

di haunted sito web

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Re: Stile libero: la spinta del braccio.

namor ha scritto:
Laurablu ha scritto:

Scusami Stefano... quindi (pur con un certo grado di variabilità in base al tipo di nuotata veloce/lenta) la passata subaquea e la passata aerea non sono mai simmetriche (in tempo e in spazio)? Cioè c'è un momento in cui entrambe le mani sono sotto l'acqua (e non semplicemente a pelo d'acqua)?

Almeno nel nuoto lento è giustificabile avere le braccia a 180° sul pelo dell'acqua? sad
(vuoi vedere che a lungo ho cercato di correggere un'asimmetria che era giusta? sad )

Mi riferisco anche all'ultimo post di haunted (soprattutto al filmato).

Mi inserisco perchè sulla modalità della bracciata ci sto lavorando da due mesi, in quanto  la mia sensazione era che il mio avanzamento era impulsivo invece che uno scorrimento regolare: questo lo ritenevo un errore originato da un problema di tecnica della bracciata. Nelle innumerevoli discussioni che ho letto ho più volte trovato scritto che la spinta deve essere regolare, e allora ho provato ad aggiustare  la frequenza della bracciata in modo che la spinta del braccio successivo iniziasse poco prima dell'esaurimento della spinta del braccio antecedente.
Tutto questo lo dico non per insegnare qualcosa ma per confrontare quella che è la mia esperienza.
Mi sono molto allenato col pull buoy e ho visto che avevo necessità di anticipare l'ingresso in acqua del braccio successivo perchè avevo una spinta scarsa del braccio sott'acqua. Per cui ho cominciato a nuotare con recuperi più veloci, soprattutto tenendo presente il grande insegnamento di Stefano che è quello di "sentire" l'acqua: per cui sono arrivato a regolare l'ingresso  del secondo braccio in acqua quando il primo aveva appena passato la perpendicolare sotto la pancia.
Aggiungo che secondo me guardare i filmati dei grandi campioni è molto traditore sotto questo punto di vista in quanto la spinta di un Phelps è mille volte superiore alla mia per cui lui ha il problema casomai di ritardare l'ingresso in acqua del secondo braccio.
E' un pò come confrontare la frequenza del battito d'ali di un'aquila con quella di un colibrì: paragoniamo due strutture muscolari e osse completamnte diverse. Chi è meno forte muscolarmente deve aumentare leggermente la frequenza per avere le spinte dei due bracci coordinate: il criterio secondo me deve essere che la spinta di un braccio deve cominciare leggermente prima dell'esaurirsi della spinta dell'altro.
Per questo motivo è proprio giusto dire che dipende dalle caratteristiche personali,  perchè dipende dalla nostra forza e non dalla geometria in astratto.

Non hai scritto cose sbagliate circa la necessità di evitare la decelerazione inerziale prima che questa faccia pesare di più la riaccelerazione successiva.
Ma leggendo tra le righe mi pare di capire che non hai presente una cosa fondamentale:
il braccio che ha recuperato deve assolutamente entrare in acqua PRIMA che quell'altro esegua la spinta,in modo che essa avvenga MENTRE la spalla opposta si protende in avanti.

Ciao

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Re: Stile libero: la spinta del braccio.

Paolo82 ha scritto:

Scusate ho un dubbio sulla fase finale della spinta (quando il pollice va a sfiorare la coscia per intenderci).
Da qualche parte mi sembra di aver letto qua di tenere la mano "intraruotata".
Io devo aver capito male questo concetto e l'ho interpretata come "ruotare il polso in avanti", in questo modo il palmo della mano spinge l'acqua "all'indietro" e non "verso l'alto".
Mi sembrava una cosa sensata, pero' da qualche parte leggo Stefano che dice "le mani nel nuoto non esistono, sono solo prolungamenti delle braccia".
Chi mi puo' illuminare ?

Il polso deve sempre restare FERMO.
Non esiste nel nuoto fare qua e là coi polsi,le mani devono essere un fermissimo prolungamento delle braccia.
Tenere le braccia intraruotate significa che la mano mentre passa sotto alla pancia,la deve "sfiorare" NON con il palmo,bensì con il pollice.
Spostare la posizione della mano dalla situazione a palmo verso la pancia a quella con pollice verso la pancia,è una INTRA-rotazione.
Per intenderci,se stai in piedi a braccia aperte come un vigile urbano e hai i pollici verso l'alto,il ruotare le braccia in modo che i pollici puntino prima in avanti e poi in basso,quella è una intrarotazione (facendo il contrario,si ottiene una extra-rotazione).

Ciao

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Re: Stile libero: la spinta del braccio.

stefano '62 ha scritto:

Il polso deve sempre restare FERMO.
Non esiste nel nuoto fare qua e là coi polsi,le mani devono essere un fermissimo prolungamento delle braccia.

Questo é un accorgimento di cui cercherò di far tesoro.
Però visto che negli ultimi mesi la mia nuotata é diventata più fluida ho cominciato a cercare di sensibilizzarmi sulla presa dell'acqua, e in linea di massima faccio affidamento al palmo per agganciare.

Ma allora se avambraccio e mano sono un tutt'uno? Con cosa "sento" la solidità dell'acqua a cui mi sto agganciando?

The ice caps are melting, Leonard.
In the future, swimming isn't going to be optional.

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70 (modificato da nuotix 29-05-2012 21:29:33)

Re: Stile libero: la spinta del braccio.

@haunted

haunted ha scritto:

Con "le braccia braccia stanno lungo il corpo" intendi che stanno distese lungo i fianchi?

esattamente.
quella è la posizione di partenza. i gomiti stanno molto aderenti ai fianchi, quasi appiccicati.
dopodiché gli avambracci si sollevano verso avanti (facendo attenzione attenzione a non superare la linea della spalla) e poi spingono verso dietro, tenendo le dita in modo che si tocchino(no dita larghe), ma non in modo da tenerle serrate  e rigide. in questo modo l'acqua si sente molto più solida.
gli avambracci (le mani sono prolungamenti) lavorano in alternanza: quando uno si solleva in avanti, l'altro si trova disteso lungo il corpo come nella posizione di partenza.
detto in parole povere devi riprodurre il momento della spinta

haunted ha scritto:

In questo modo dovresti vuovere gli avambracci facendoli uscire dall'acqua?

nella prima tipologia di esercizio (spingere verso il soffito) si tende a fare poca schiuma, nella seconda (spingere verso i piedi) no.
questo permette di capire all'inizio la differenza in termini di acqua spostata e quindi di efficacia. di fatto è una remata a tutti gli effetti. una volta appurato che se spingi verso i piedi prendi più acqua, ovviamente ogni volta che riproporrai tale esercizio la prima variante non ha più alcun senso

@ciro

Cirone Furioso ha scritto:

Ma allora se avambraccio e mano sono un tutt'uno? Con cosa "sento" la solidità dell'acqua a cui mi sto agganciando?

la sensibilità è affidata al palmo delle mani

@stefano

stefano '62 ha scritto:

Tenere le braccia intraruotate significa che la mano mentre passa sotto alla pancia,la deve "sfiorare" NON con il palmo,bensì con il pollice.

è quello che in gergo viene chiamato "effetto sciarpa", giusto?

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Re: Stile libero: la spinta del braccio.

stefano '62 ha scritto:

Ma leggendo tra le righe mi pare di capire che non hai presente una cosa fondamentale:
il braccio che ha recuperato deve assolutamente entrare in acqua PRIMA che quell'altro esegua la spinta,in modo che essa avvenga MENTRE la spalla opposta si protende in avanti.

Ciao

Ciao! in merito a questo esiste una serie di esercizi da inserire in allenamento per migliorare questa sincronia ?

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Re: Stile libero: la spinta del braccio.

Il migliore è il crawl in alternato con pausa avanti.

Ciao

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73

Re: Stile libero: la spinta del braccio.

Ok. Chiarissimo

grazie

ho deciso di nuotare a 50 anni

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74 (modificato da nuotix 14-06-2012 21:18:21)

Re: Stile libero: la spinta del braccio.

stefano '62 ha scritto:

Tenere le braccia intraruotate significa che la mano mentre passa sotto alla pancia,la deve "sfiorare" NON con il palmo,bensì con il pollice.

ciao ste, avrei bisogno di una tua opinione

l'altro giorno cercavo di pensare ad una metafora efficace (complementare alla classica dei remi che girano e prendono acqua) per quel momento particolare della nuotata (vedi frase quotata).
non l'ho ancora provata perché da alcuni giorni sono ai box
comunque la metafora è questa: più o meno quando braccio passa sotto la linea della spalla, immagino che il mio braccio (mano inclusa) sia una lunga matita con la quale disegno il contorno del mio fianco fino alla coscia

ti piace la metafora? ritieni che possa essere efficace e non possa creare danni?

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Re: Stile libero: la spinta del braccio.

Non mi piace per due motivi:
il primo è che rischia di innescare una passata laterale invece che sotto pancia
il secondo perchè non è sostituire un movimento con un'azione,ma solo un altro modo di richiedere lo stesso movimento (invece che un'azione),un diverso modo di spiegare su quale "binario" si deve muovere la mano;invece è esattamente il concetto stesso di "binario" preconfezionato che bisogna buttare nel cesso,e al suo posto imparare a sentire e a spingere.

Ciao

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