1 (modificato da ippocampo 31-10-2012 23:50:23)

Argomento: rapporto allievo/istruttore

Mi stavo chiedendo se, secondo voi, è giusto o sbagliato diventare amici con i propri allievi e quindi avere occasione di incontrarsi e frequentarsi anche al di fuori della piscina?

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Re: rapporto allievo/istruttore

personalmente non ci vedo nulla di male smile

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Re: rapporto allievo/istruttore

Se qualcuno ti avesse per caso detto che è sbagliato,mi viene in solo in mente la storia della volpe con l'uva.

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Re: rapporto allievo/istruttore

Guarda Stefano, ho paura di dover scrivere un po' troppo ma ci sto così male che devo proprio farlo perché spero che l'esperienza di voi tutti, sia come allievi che come istruttori, mi sia ancora di aiuto! smile
Provo a farla breve, se ci riesco! roll
A giugno, ultimo mese di apertura della piscina dove lavoro, mi sono ritrovata da sola perché il mio collega dei corsi del martedì e venerdì ha dato forfet per stanchezza, infatti lui faceva anche il lunedì e giovedì dove io ho dovuto sostituirlo. Quindi mi è stato improvvisamente chiesto di fare tutto, tenere le casse (che faceva lui) e fare la ginnastica che è sempre stato compito mio. Io mi sono data daffare e ho messo, come sempre, tutto il mio impegno poi, a metà mese, la gente è scemata ed i corsi sono stati riuniti in due sole serate. Le mie allieve di tutto l'anno si sono ritrovate con gli altri allievi degli altri due giorni ed io mi sono ritrovata con allievi di almeno tre livelli diversi. Avevo dato alle mie allieve degli obbiettivi finali, anche come premio e/o divertimento e loro erano contente ma ho dovuto dedicarmi anche agli altri perché odio fare distinzioni. Il problema era un ragazzino che non ascoltava quello che gli chiedevo di fare, faceva tutto di testa sua (anche sbagliando), andava sott'acqua durante le mie spiegazioni degli esercizi e poi quando gli altri erano pronti a partire glielo impediva perché restava sempre nel mezzo. Una volta partiti tutti, quando si decideva a riemergere, allora gli chiedevo se aveva capito l'esercizio da fare e se voleva farlo, dopodiché mi toccava rispiegarglielo. Una sera, nello spogliatoio, le mie allieve si lamentano di quest ragazzino di tredici anni ed io non ho potuto far altro che dar loro ragione. Purtroppo, non sapendolo, c'era lì anche sua madre ed ha sentito che io dicevo la verità e cioè che non avevo mai trovato un ragazzino così, che non c'era verso farsi ascoltare e che tanto valeva facesse nuoto libero anche perché facendo così non avrebbe imparato mai niente, ma ho anche aggiunto che a me dipiaceva perché avrei voluto insegnargli qualcosa, anche perché ero lì apposta anche per lui. Insomma, la mamma è stata zitta e poi è andata dal mio capo lamentandosi che io ho parlato male di suo figlio. La volta dopo il mio capo mi ha detto solamente che c'erano state delle lamentele sulle mie lezioni troppo impegnative e che, trattandosi delle ultime lezioni, dovevo lasciare tutti più tranquilli e che si divertissero. Solo allora ho capito la mia terribile gaffe, che lì c'era anche sua madre ....al mio capo ho detto solo che avevo capito di chi si trattava (anche perché tutti gli altri erano ben felici e interessati alle mie lezioni) e così gli ho detto che non era un problema lasciarlo fare anche perché tanto non mi ascoltava per niente.
Solo qualche giorno fa il mio capo mi ha trovata in piscina in un momento che lui aveva del tempo per parlare con me perché di solito lo vedo appena dato che quando io arrivo in piscina lui se ne va. Ha cominciato dicendo finalmente quello che era successo e cioè che io avevo parlato male del figlio in presenza della madre ed io ho spiegato che in realtà ero solo amareggiata dal fatto che non riuscivo a svolgere bene il mio lavoro e che sarei stata ben felice di spiegarlo anche direttamente alla madre se solo me lo avesse detto. Lui invece dice che è stata molto intelligente a non dire niente perché mi ha evitato una figuraccia da voler sprofondare e ad andare da lui ....ma io resto dell'idea che avrei preferito spiegarmi meglio e scusarmi direttamente con lei. Ieri sera è venuta in piscina col figlio per recuperare una lezione così ho potuto finalmente scusarmi e chiarire che non ce l'avevo con lui, penso che sia stato meglio così che stare zitta e far finta di nulla. Alla fine la mamma l'ha messa come se non fossi brava io ad insegnare, mentre con gli altri istruttori pare che il ragazzo si trovi benissimo ....forse il mio vero errore è stato quello di non andare subito a chiedere al suo istruttore come mi dovevo comportare, anche se in piscina non veniva più, magari potevo provare a rintracciarlo, ma purtroppo non c'ho pensato, anche perché ero troppo presa da altre mille cose da fare.
Morale della favola, io mi aspettavo un ringraziamento per essermi fatta un c. così e invece ....ho ottenuto solo critiche sul mio modo di fare: non devo fare amicizia con i miei allievi, mi ha rinfacciato una cena (fatta perché l'aveva fatta il collega con i suoi per conto loro), che una volta li ho portati a pattinare (avevo una allieva che aveva fatto artistico molto più di me), non devo parlare di nuoto negli spogliatoi perché pare che qualcuno abbia detto che sono troppo fissata (bo?????) e infine, udite udite, faccio lezioni troppo complesse che vanno bene ai ragazzini pre-agonisti ma non per adulti che vengono in piscina solo per passare un'ora, chiacchierare, socializzare e magari muoversi un po' nell'acqua e quindi "Federica, impegnati di meno!"
Nessuno mai in vita mia, in tutti i lavori che ho fatto, mi aveva mai chiesto di impegnarmi di meno! Argh! yikes

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Re: rapporto allievo/istruttore

Bambini che vanno sotto con la testa durante le spiegazioni ce ne sono tanti (di solito però hanno otto anni),capita spesso e significa o che semplicemente sono maleducati oppure che c'è un disagio.
Di solito li prendo da parte e cerco di scoprire l'eventuale disagio,magari temono richieste che non sono in grado di eseguire facendo figuracce con gli altri,e allora la disattenzione è una exit strategy freudiana,un pò come gli struzzi che si ficcano sotto terra.
Se il motivo è quello si risolve in fretta già con quella chiacchierata che li rilassa e li convince che sono un loro alleato.
Spesso purtroppo non è (solo) quello e allora sorge un problema di educazione che devo risolvere io altrimenti addio lezione.
In quei casi,quando capita smetto di spiegare fino a che non torna fuori dall'acqua,poi lo obbligo dapprima benevolmente a chiedere scusa agli altri che sono stati costretti a prendere freddo e ad aspettare i suoi comodi (input di educazione volto a rapportarlo al gruppo invece che soltanto a me,in modo che si vergogni e si senta esposto ad un giudizio più pesante).
Se insiste, l'obbligo di scuse assume un tono moto più severo,infine se ancora non basta allora me ne sbatto e continuo a spiegare,e quando esce fuori,alla domanda "cosa devo fare"...rispondo,ti arrangi,io spiego una volta sola per tutti quanti e ora ho da fare a guardare quelli che nuotano e che mi hanno ascoltato.
Se ancora non basta lo faccio uscire dall'acqua per cinque minuti e lo metto a sedere sulle panche con l'accappatoio,in castigo (mi è capitato solo alcune volte negli ultimi quindici anni) magari mentre gli altri invece giocano un pò.
Poi prima di farlo rientrare gli ricordo ciò che ho spiegato loro la prima lezione:
che nessuno è obbligato a diventare un campione o a imparare per forza cose troppo difficili per lui,cioè gli faccio capire che c'è spazio per l'insuccesso....ma che invece non sono tollerati disturbi al diritto altrui a ottenere le lezioni serene per le quali hanno pagato,e che se ci son costretto lo caccio via dal corso.
La mia società è d'accordo sulla necessità di garantire lezioni serene,e nel considerare che "a mali estremi" sia meglio perdere una iscrizione come quella,piuttosto che rischiare di perdere quattro o cinque clienti per non essere stati capaci di tutelarli da un maleducato che disturba le lezioni.
Non mi è mai capitata una mamma che protestasse per questo sistema,anzi più volte mi hanno abbracciato ringraziandomi per l'inaspettato aiuto ottenuto,e richiesto espressamente di continuare a insegnare al loro bimbo senza invece cambiare maestro (io invece ne avevo una zuppa....),una volta addirittura dicendomi espressamente che non gliene fregava una mazza se il bimbo impara il nuoto,ma dell'educazione a comportarsi in gruppo invece si.

Ma si parla di ragazzini di otto anni (e di una società seria....e di bravi genitori....)
A tredici anni è assolutamente intollerabile e mi domando a scuola cosa fa.
Anche il comportamento della mamma è inqualificabile:
invece che affrontare viso a viso la situazione preferisce fuggire dalle critiche legittime all'educazione del figlio e cerca una facile rivincita dal direttore che nulla sa e può bersi qualsiasi pataccata,infine insulta un professionista bravo pur di non ammettere di avere fatto un lavoro del cazzo nell'educazione del proprio figlio (condanna te per assolvere lui quindi anche se stessa).
A sua volta un direttore cui basta una singola lamentela per censurare l'operato di un suo istruttore,senza verificare anche il gradimento della maggioranza silenziosa degli utenti del corso,sta messo parecchio male e gli farei volentieri un pò di aggiornamento su come si gestisce un team di istruttori.
Soprattutto se davvero considera intelligente invece che vigliacca una che fugge dal torto invece che discutere e scusarsi della maleducazione del suo stesso seme,e se davvero crede (che razza di idiota) che se la mamma invece che andare da lui fosse intervenuta subito di fronte ai tuoi allievi,la figuraccia la avresti fatta tu invece che la inqualificabile mamma di un maleducato.

Fossi stato al tuo posto avrei azzittito il direttore facendogli notare che se non si risponde alle lamentele legittime della gente educata,poi non ha senso inchinarsi a quelle pretestuose dei maleducati in fregola di rivalsa per i propri sensi di colpa.
Poi avrei liquidato la mamma dicendole di pensarla come gli pare circa il suo prezioso figliolo,ma che io non mi sarei cosparso il capo di sale solo per mondarla dal senso colpa di non averlo saputo educare:
E ora fossi in te farei come segue:
informa i tuoi allievi incazzati contro il maleducato di ciò che è successo,di come il direttore ha gestito la questione credendo alla madre vigliacca che ha preferito rivolgersi a lui invece che rispondere ai legittimi incazzamenti delle "vittime" del figlio,e del fatto che grazie a questo le loro lezioni continueranno ad essere disturbate dallo stronzo opportunamente coperto da sua madre,e che l'unica via per loro per evitarlo è lamentarsi col direttore del maleducato e della sua ignobile mamma che pure lo difende,cosa che avrebbero dovuto fare 5 minuti dopo essersi lamentati con te.
Di certo avvertiranno il senso di colpa per una situazione generata dal loro volerti coinvolgere e si rivolgeranno al direttore.
Messo di fronte alla ovvietà che un utente maleducato in meno è meglio che 5 o 6 utenti buoni in meno,magari capirà la cazzata che ha fatto.
Non lo ammetterà mai di fronte a te,e questo sarà una rivincita ancora più gustosa perchè significherebbe che si sente in colpa,e il senso di colpa significa potere per l'altra parte.

Non permettere mai a nessuno di mettere in dubbio le tue capacità,è un segno inequivocabile di essere il primo a dubitarne.
Guardati dentro e se sei convinta di ciò che hai fatto allora ribatti a testa alta.
Sopratutto quando le critiche vengono mosse da gente la cui coda di paglia prende fuoco ogni volta che tu dimostri una competenza superiore alla loro nel momento in cui la mostri ai tuoi allievi.
Un conto è l'autocritica volta alla crescita,altro il dubbio su ciò che si fa.
E chi dice che non bisogna parlare di nuoto fuori dal corso è un "vorrei ma non posso" come nella favola della volpe e dell'uva,e dire che è sbagliato fare amicizia con gli utenti è ancora peggio.
Noi facciamo una serata di pizza con tutti gli utenti e tutti gli istruttori radunati insieme,alla fine di ogni corso di nuoto.
E siamo pieni di gente.

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Re: rapporto allievo/istruttore

allucinante yikes

in primo luogo i genitori che non capiscono una mazza di sport e intendono insegnare il mestiere a istruttori e allenatori dall'alto della loro ignoranza e presunzione, sono detestabili, irritanti e stucchevoli senza nessuna attenuante.

ma insecondo luogo trovo ancora più incredibile la reazione del tuo capo. non ti ho mai visto all'opera, ma giudicando dai tuoi post e dagli esercizi che dici di proporre ai tuoi allevi, mi sembra che fai bene il tuo mestiere invece quando  in giro ci sono tanti cialtroni che non sanno una mazza (evidentemente non solo istruttori).
e poi che accidenti significa:"impegnati di meno!!!"?? uno deve lavorare in funzione di quelli che sono i canoni riconosciuti dai tecnici federali al fine di far apprendere agli allievi determinate cose.
pertanto quello è comportamento profondamente scorretto nei confronti di coloro che vogliono imparare a nuotare.
se proprio vuole lezioni "meno impegnative" (che non ho ancora capito cosa significhi), allora deve essere chiaro con tutti prima che paghino la retta dei corsi dicendo:"cari signori sappiate che nei nostri corsi non si insegnerà veramente a nuotare, ma in compenso potrete usufruire di favolose lezioni "meno impegnative" in cui potrete dialogare con i vostri compagni di corso, parlare del più e del meno e fra una risata e l'altra si può fare qualche vasca. guai però a frequentarsi con l'istruttore al di fuori dell'orario delle lezioni e parlare di nuoto negli spogliatoi. è severamente vietato!!"

boh, quando leggo queste cose rimango a dir poco basito hmm

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Re: rapporto allievo/istruttore

Ma poi quello che conta non è se l'istruttore sia effettivamente bravo o meno.
Quello che è inqualificabile nell'atteggiamento del direttore,è il subitaneo pronarsi al volere di una singola stronza che si lamenta,senza invece prima indagare presso la diretta interessata e gli altri utenti,esponendo di fatto la società a una figuraccia del cazzo e a lamentele ben peggiori da parte delle altre parti in causa,come spero vivamente che capiti (karma) se Federica sputtanerà la mamma e il direttore di fronte ai suoi allievi.
Questo è il risultato dei corsi da direttore di vasca con solo obbligo di frequenza ma niente esame finale.
Che indecenza.

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Re: rapporto allievo/istruttore

Sacrosante parole ragazzi, anche a me è capitato, ma fortunatamente la mia direttrice ha sempre parlato prima con me, e messo a tacere la mamma/papà.
Altre volte parlo con i genitori , 2 casi simili mi son capitati ultimamente e i bambini dopo una bella chiaccherata in presenza dei genitori stanno già cambiando radicalmente il modo  di comportarsi in vasca, e sia i genitori che loro sono contentissimi.

Per quanto riguarda il rapporto al di fuori della piscina pensa che sono io a proporre ed organizzare talvolta delle cene con la squadra, e alle cene spesso e volentieri si parla di nuoto ma non solo ovviamente. E' importante secondo me riuscire ad instaurare un bel rapporto anche amichevole con i propri allievi è una cosa che meglio di tutto funge come da collante per iil gruppo stesso. FA SQUADRA!!!!.
Ovviamente i ragazzi devono sempre sapere e capire che sei tu l'istruttore. Quindi ovvio come si dice a napoli, nn si devono piglia la mano con tutte le dita tongue

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Re: rapporto allievo/istruttore

La situazione non è migliore neanche dall'altra parte della barricata smile È uso comune nella maggior parte delle piscine considerare i corsi di nuoto alla stregua dell'acquagym.. Alla richiesta di essere corretta per perfezionare la tecnica (amore x il nuoto) mi sono sentita rispondere che non era mia necessità "nuotare per vivere, ne vivere per nuotare" e che comunque non avevo più margini di miglioramento ( a 44 anni) !!!!!

smile

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Re: rapporto allievo/istruttore

Che poi lo raccomanda la federazione stessa.
Il rapporto col pubblico,siano essi allievi o loro genitori,è di PRIMARIA IMPORTANZA.
Serve a prevenire false aspettative e connesse insoddisfazioni e problemi,che si formano sicuramente dato che la gente comunque pensa e ragiona,ma non sempre è dotata degli strumenti (tecnici,ma a volte addirittura cognitivi) per giungere a conclusioni pertinenti.
E allora in quel caso partono i dubbi e le critiche.
A volte inespresse apertamente e sono le peggiori,perchè scavano da sotto ai piedi e non lo sai.

Per evitarlo la federazione ai corsi di formazione consiglia caldamente di mantenere un continuo rapporto col pubblico,al fine di fornire tutti quegli input atti ad evitare la formazione di false aspettative o le critiche del disinformato che però vuole ugualmente giudicare
(perchè perdo tempo a fare questo invece di quello ?
perchè mio figlio parte per ultimo ?
perchè li fa muovere troppo ?
Perchè li fa muovere troppo poco ?
Cacchio serve andare su e giù a fare le bolle?)
e via di questo passo magari semplicemente guardando attraverso i vetri.
Quando basta prenderli due minuti ogni tanto e spiegare qualcosina qui e là per dar loro l'idea che li si sta tenendo in considerazione come persone in grado di capire e non solo come piatti escutori di esercizi,e mandare un chiaro messaggio di competenza che per confronto li farà sentire totalmente neofiti del settore e inadatti a giudicare e criticare e fugherà ogni dubbio superficiale e ogni critica sul nascere.

Come si faccia a consigliare ai propri tecnici di lasciare perdere quel tipo di rapporto coi propri allievi proprio non riesco a capirlo.
Cialtroni.

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Re: rapporto allievo/istruttore

Ecco a me è stato dato lo stesso consiglio, di lasciar perdere i rapporti coni genitori... ovviamente è uno dei consigli a cui nn ho dato ascolto, talvolta parlo un paiod i minuti col genitore e spiego un pò come vanno le cose, e sinceramente  sto più tranquillo pure io e soprattutto vedo i genitori meno diffidenti.

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Re: rapporto allievo/istruttore

Smile ha scritto:

La situazione non è migliore neanche dall'altra parte della barricata smile È uso comune nella maggior parte delle piscine considerare i corsi di nuoto alla stregua dell'acquagym.. Alla richiesta di essere corretta per perfezionare la tecnica (amore x il nuoto) mi sono sentita rispondere che non era mia necessità "nuotare per vivere, ne vivere per nuotare" e che comunque non avevo più margini di miglioramento ( a 44 anni) !!!!!

Una cosa sono i margini di miglioramento,tanto più elevati quanto più scarso è l'allievo.
Altra la probabilità di riuscire a colmarli.
Ad ogni modo nessuno ha zero possibilità di miglioramento e un discorso del genere fa orrore.
Ho molti adulti la cui situazione antropometrica abbatte radicalmente la possibilità di perseguire grossi miglioramenti.
Ma in ogni caso c'è sempre un punto sul quale lavorare,più spesso riguardante un equilibrio o un punto di percezione piuttosto che una traiettoria della mano o qualcosa che avvicini l'aspetto esteriore della nuotata a quella di un agonista.
A volte lasciare nuotare gli allievi senza troppe indicazioni è importante e serve a lasciare sedimentare alcune conquiste.
Ma una cosa è dire nuota serena senza troppo pensare a qual'è la differenza tra la tua tecnica e quella della Pollieri o della Bianchi,fornendo però un parametro alternativo di tipo più semplice ed adeguato su cui porre attenzione allo scopo se non altro di migliorare la propria esperienza natatoria.
Altra cosa è dire nuota e basta che tanto non migliori.
Nel primo caso abbiamo un istruttore che cerca di aiutare nel modo più verosimile e realistico anche l'allievo con minori chance.
Nel secondo caso abbiamo una persona inutile che di fatto si arrende e ammette di non essere in grado di insegnare.

Ciao

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Re: rapporto allievo/istruttore

Thorpe ha scritto:

Ecco a me è stato dato lo stesso consiglio, di lasciar perdere i rapporti coni genitori... ovviamente è uno dei consigli a cui nn ho dato ascolto, talvolta parlo un paiod i minuti col genitore e spiego un pò come vanno le cose, e sinceramente  sto più tranquillo pure io e soprattutto vedo i genitori meno diffidenti.

E' un consiglio dato quando le persone fisiche che guidano la società sono gelose del prestigio che gli istruttori possono guadagnarsi presso il pubblico.
Oppure quando non si fidano del tecnico e temono ciò che potrebbe dire.
Le società solide con corpo istruttori fidato e gestite da persone adulte e senza pippe mentali nè velleità da maschio alfa tipo "il capo sono io e la gente deve guardare solo a me come esperto".....quelle società parlano e lasciano parlare.

Ciao

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Re: rapporto allievo/istruttore

Esattamente Stefano! Perché poi andando sulle lezioni individuali certi aspetti della nuotata venivano corretti! Ciao!

smile

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15 (modificato da ippocampo 03-11-2012 20:15:22)

Re: rapporto allievo/istruttore

Ti ringrazio Stefano per il consiglio ma purtroppo non potrò metterlo in atto perché il ragazzino di cui ho parlato non era mio allievo ma l'ho "ereditato" solo per l'ultimo mese in cui il mio collega se n'è andato.
Nuotix ...mi hai fatto schiantare!
Venerdì sono andata da questo mio collega ed ho chiesto come si comportava con lui il ragazzino. Mi ha risposto innanzitutto che tanto ormai non potrà diventare un campione di nuoto e poi che in effetti faceva confusione e che quando andava sott'acqua lui lo lasciava fare e poi se non aveva capito niente delle sue richieste allora gli diceva di fare quattro vasche ...."così impara! " Dice lui "tanto alla fine nuota lostesso, poi magari invece di stare a chiedergli cento volte la stessa cosa che non gli viene, alla fine lo lasci stare, lo lasci nuotare e tutto ad un tratto gli viene da sé!" Poi mi dice che a volte gli urlava pure, anche se sua madre poteva sentire perché lei nuotava in corsia, così gli ho chiesto se la mamma diceva qualcosa e lui mi fa "No, ma tanto se mi diceva qualcosa io le avrei detto se è un istruttrice e che l'istruttore sono io!" .
Infine ha aggiunto che cmq il ragazzo con lui si trovava bene, tanto che sua mamma, prima di iscriverlo di nuovo, è andata a cercarlo nell'altra piscina dove lavora per chiedergli se sarebbe tornato lui a fargli da istruttore. In realtà adesso c'è un'altra ragazza, ma dice che si trova bene anche con lei.
Sinceramente io non l'ho mai trattato male questo ragazzino e tantomeno gli ho urlato, anzi, cercavo solo di farmi ascoltare e di insegnargli qualcosa. Per esempio quando chiedevo gambe dorso con le braccia lungo i fianchi lui spingeva alternativamente con le mani verso il basso ed io questa cosa ho cercato subito di correggerla ma senza riuscirci, non ci provava nemmeno a tenere le braccia ferme!
Secondo me il danno è stato solo il fatto che sua mamma mi ha sentito lamentarmi di lui con le mie allieve, le quali però si lamentavano anche loro per il disturbo arrecato! Questa ultima cosa infatti l'ho fatta presente alla mamma, la quale è stata zitta. Poi, e anche questo le ho detto, guarda caso (dopo l'accaduto), il ragazzino finalmente mi stava a sentire e mi ha fatto pure una domanda ed io ero molto felice di questo. Quindi, ho pensato, allora se vuole mi sta a sentire!

Rispondendo ai dubbi di Nuotix sul livello delle lezioni, voglio portarvi un esempio dato che proprio mercoledì è venuto a recuperare una lezione un allievo che nuota in corsia da quattro anni e gli ultimi due è con il mio collega di cui sopra.
Il mercoledì sera c'è solo nuoto libero ed io sono sola come bagnina ma, se viene qualcuno dei corsi a recuperare, io mi rendo disponibile per dare qualche dritta, così ho approfittato per controllare il livello di questo signore di circa 35 max 40 anni. Forse avrà provato a tuffarsi qualche volta, non so perché di solito non si tuffano e questo non gliel'ho chiesto. Lo stile lo fa un po' arrancando (come dico io), vedo che non scivola per niente così conto le bracciate ed erano una trentina, alché gli chiedo se le ha mai contate, ma la risposta è no, brevemente gli spiego come fare per diminuirle e subito ci si mette d'impegno ottenendo già un miglioramento. Dopodiché gli chiedo qual'è il suo stile preferito e lui mi dice la rana, allora gli chiedo di nuotare sott'acqua e lui fa l'uomo di Atlantide, così mi rendo conto che non lo hanno mai fatto nuotare sott'acqua perché ha chiesto a me qual'è la tecnica corretta. Infine gli chiedo della virata ma pare che non gli sia stata insegnata nemmeno quella, quindi gli chiedo intanto di provare a fare una capriola e ci riesce subito, aiutandosi però con le braccia, ma è un buon inizio. Ho visto che continuava a provare da solo queste poche cose che gli ho proposto, l'ho visto interessato ad imparare cose nuove e alla fine mi ha ringraziato.
Ho capito che nella mia piscina c'è la convinzione comune che gli adulti vengono solo per passare un'ora e che vogliono solo nuotare, probabilmente è così ma io penso che se qualcuno spiegasse loro che nel nuoto c'è anche dell'altro, forse ogni tanto si divertirebbero pure a fare qualcosa di diverso o forse, se qualcuno gli spiegasse che solo con gli esercizi di tecnica si può migliorare gli stili, probabilmente ogni tanto sarebbero felici di fare anche qualche esercizio. Penso che gli allievi si divertirebbero di più e l'allenatore (almeno per me) si annoierebbe di meno. E invece questo mi dice che adesso il collega ha iniziato a prender loro i tempi, ma io dico, questo è 4 anni che nuota in corsia, non si tuffa, non vira e, soprattutto, nuota male ...ma che gli prende i tempi a fare?

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Re: rapporto allievo/istruttore

Ho capito,
è un ragazzino da maestro di supporto,e la mamma fa lo struzzo più che può,e se qualcuno minaccia la sua pia illusione interviene per insabbiarla o sbraita per non intendere la verità.

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Re: rapporto allievo/istruttore

ippocampo ha scritto:

Ho capito che nella mia piscina c'è la convinzione comune che gli adulti vengono solo per passare un'ora e che vogliono solo nuotare

per carità non sono un istruttore e quindi certe dinamiche non le conosco.
non so se ovunque ci sia questo approccio oppure solo in una minoranza.

ciò che so è che di questo discorso non condivido una virgola.
primo perché per imparare a nuotare esistono delle progressioni didattiche, degli step che sono validi per tutti. poi chiaramente esistono tantissimi esercizi e metodi di apprendimento e sta all'istruttore scegliere quelli a lui più congeniali. ma, che si tratti di un bambino o che si tratti di un adulto, la meta da raggiungere è la stessa e da lì non si scappa.  chiaro che poi il bambino agli stimoli esterni reagirà in modo differente, avrà una capacità di assimilazione molto più elevata e spesso e volentieri nell'adulto esistono degli impedimenti a livello fisico che nel bambino non ci sono. ma gli obiettivi e i requisiti da sviluppare e su cui lavorare sono i medesimi.

secondo non capiscono perché ad un adulto solo perché è adulto bisogna insegnare di meno. e chi sono?? figli di un ....... minore?? perché un adulto che vuole imparare a nuotare per bene e ha forza di volontà deve essere preclusa questa possibilità?? solo perché si ritiene che quelli fanno i corsi serali vanno in piscina per prendersi 1 ora di relax (che poi è tutto da dimostare)??? e chi l'ha detto?? perché deve avere un istruttore a mezzo servizio??

perché dal mio punto di vista se ammettiamo che allora all'adulto bisogna insegnare di meno senza nessuna giustificazione sensata, allora cambiamo nome alle sedute.
anziché parlare di "corsi di nuoto", sarebbe più opportuno chiamarle "sedute di nuoto libero assistito".

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18 (modificato da ippocampo 04-11-2012 18:55:09)

Re: rapporto allievo/istruttore

Anche io la penso così, ed è quello che pensano tutti in questo forum, ma non so nelle altre piscine ...però mi pare che a volte ci siano state delle lamentele in questo senso da parte di nuovi iscritti che si avvicinavano da adulti al mondo del nuoto pensando di trovare più serietà e dedizione di quello che hanno ricevuto. Sono ancora scandalizzata per quella volta che ho letto di un'istruttrice poco volenterosa che si giustificava con gli allievi dicendo che lei faceva un altro lavoro tutto il giorno e lavorava in piscina la sera per arrontondare, ma era stanca! yikes

Tornando al motivo che mi ha portato a condividere con voi quanto mi è successo, devo dire che la cosa peggiore per me è stata la delusione che ho avuto dal mio capo che stimavo molto, io ero convinta che la pensasse come me e che fosse d'accordo di puntare sulla qualità. Ho raccontato l'episodio del ragazzino perché penso che sia stato quello il motivo scatenante per tutte le critiche che mi ha fatto. Resta da capire se le altre critiche, visto che si tratta di cose avvenute anche due anni fa, abbia aspettato a farmele per poi dirmi tutto insieme o se abbia deciso dopo l'evento del ragazzino che non andavano bene neanche gli altri miei comportamenti. Mi spiego meglio: quando organizzai la pattinata dopo la piscina fu perché una mia allieva aveva praticato pattinaggio artistico fino ad un buon livello. Quando mi vedevano prepararmi per uscire nello spogliatoio è normale tra donne che per curiosità ti si chieda dove vai di bello e dicendo sempre che andavo a pattinare finì che questa ragazza ex-pattinatrice ed altre decisero di venire una volta anche loro. Io organizzai la serata di pattinaggio dopo la piscina invitando anche i miei colleghi, gli altri allievi e pure il mio capo che si disse interessato a partecipare. Io mi sentivo tranquilla, perché pensai che se c'era qualcosa in contrario (tipo il rischio che facessi interessare gli allievi ad un altro sport, allontanandoli dalla piscina) il mio capo me lo avrebbe detto subito.
Perché allora dopo due anni mi rinfacci che ho portato gli allievi a pattinare?
L'altra accusa della cena è ancora più ridicola perché io avevo solo 3 allieve ed in corsia erano in circa 7 o 8. Tutti gli anni viene fatta prima di Natale una cena della piscina con tutti gli allievi di tutti i corsi, gli istruttori ed il mio capo che organizza il tutto, ma già dall'anno prima la cena slittava di un paio di mesi, e quella di fine corsi ormai salta del tutto. Una sera di dicembre ero a fine lezione e arriva uno della corsia a chiederci conferma sulla nostra presenza alla cena della sera dopo, alché io e le mie allieve restiamo sorprese dicendo che non ne sapevamo niente. Prima di uscire il mio collega mi dice che è una cena che ha organizzato lui con i suoi allievi perché è stata rimandata a chissà quando quella consueta pre-natalizia di tutta la piscina. Io ho risposto "divertitevi" ma poi nello spogliatoio io e le mie allieve siamo state concordi nel pensare che era un po' da stronzi, visto anche che noi eravamo solo quattro gatte, a non invitarci e così decidiamo di andare il venerdì seguente a mangiare (solo) una piadina alla piadineria lì vicino subito dopo il corso e non son nemmeno venute tutte perché eravamo in tre invece di quattro!
Ora, a me non piace fare la spia, ma quando mi ha rinfacciato pure questo "Io so che tu hai organizzato una cena....." come se avessi fatto chissà quale peccato, allora non ho potuto fare a meno di dirgli che era stata fatta perché l'aveva organizzata prima il mio collega con i suoi allievi ....e lui è stato zitto.
Quando mi ha detto di non fare amicizia perché non è professionale e che lui è diventato amico di alcuni suoi allievi ma solo quando non lo erano più e non durante, io ho potuto solo dirgli che all'ultima riunione fatta (due anni fa perché poi non ha più fatto nemmeno quella), lui aveva detto di essere più cordiali e gioviali con gli allievi perché quando arrivano in piscina è importante scambiarci due parole per farli sentire importanti e che non pretendeva di diventarci amici ma nemmeno essere troppo distaccati ed io mi ero sentita a posto pensando di fare bene. Ed anche qui è stato zitto.
Io so che quel discorso era per una collega molto seria e scontrosa che faceva fatica a salutare la gente, ma se avesse detto più chiaramente che non si doveva essere distaccati ma nemmeno si poteva diventare amici, io lo avrei fatto!
Alla fine però ha parlato e criticato solo lui, io non sono riuscita né a difendermi e spiegarmi, né a dire altro perché mi zittiva subito dicendo che sono una chiacchierona.
La mia impressione, ripensandoci bene, è stata come se lui pensasse di avere davanti un robot da riprogrammare dopo l'errore del "ragazzino" e quindi avrà pensato come fare perché un episodio del genere non si ripeta mai più ed ha deciso di spegnere i seguenti bottoni 1) fare amicizia con gli allievi 2) parlare di nuoto con gli allievi dopo la lezione nello spogliatoio 3) organizzare cene o pattinate con gli allievi.
Così si sarà messo l'animo in pace! In più c'è il discorso delle mie lezioni e, alla fine, la domanda sorge spontanea (ed è la cosa di tutto l'accaduto che mi dà più fastidio di tutte), ma se lui non c'è mai ......come cavolo sa che tipo di lezioni faccio io? E' evidente che c'è qualcuno o più che mi spiano e riferiscono, forse è normale che voglia essere informato di tutto ma ho paura che queste spie a volte possano anche sbagliare a riferire!!! Come mai sa della mia cena e non di quella del collega? E come mai gli va bene che il collega porti vino bianco e salatini da consumare assieme ad i suoi allievi proprio mentre io faccio la ginnastica a quelli che giustamente preferiscono scaldarsi che bere alcol prima di nuotare?

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19 (modificato da jackie'o 04-11-2012 19:43:48)

Re: rapporto allievo/istruttore

io non sono istruttrice, sono ignorante in materia, ma quel che leggo è allucinante. in toto. io ho fatto 20 di danza e il rigore in aula era la norma, mia figlia ha fatto l'anno scorso ( anni 4 e mezzo) un anno di pattinaggio su ghiaccio. li ne ho viste di ogni, mamme alla balaustra incitare, chiamare le figlie, disturbare la lezione, lamentarsi con la direzione che la figlia tanto brava, non era considerata..

di mio posso dire, che può succedere che anche col miglior insegnante, ci si possa non trovare, è una questione di pelle, di sintonia..ma il comportamento della madre del ragazzino è da immaturi maleducati, perchè lei ha sentito ciò che hai detto, e che a mio avviso era una critica costruttiva. io avrei parlato con te, e cmq penso che di genitori che parcheggiano i figli ad uno sport, pretendendo pure che diventino le kostner/rosolino/vezzali etc. del momento, son piene palestre, piscine e piste di pattinaggio. è vero che lo sport deve piacere all'allievo in primis,che si deve anche divertire (quindi momenti di "pause" scherzose, brevi, ma utili), ma caspita a 13 anni, io mi aspetto che si sappia comportare..ma visto il comportamento della madre, ci spero poco. poi cmq 13 anni è un'età difficile, e ci sta la ribellione, il voler fare come ci pare etc. ma sta ai genitori e poi agli educatori ( scuola-sport) supportare questa fase di crescita, ma lavorando insieme e cercando una soluzione univoca..

scusate il papiro.

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Re: rapporto allievo/istruttore

nuotix ha scritto:
ippocampo ha scritto:

Ho capito che nella mia piscina c'è la convinzione comune che gli adulti vengono solo per passare un'ora e che vogliono solo nuotare

per carità non sono un istruttore e quindi certe dinamiche non le conosco.
non so se ovunque ci sia questo approccio oppure solo in una minoranza.

ciò che so è che di questo discorso non condivido una virgola.
primo perché per imparare a nuotare esistono delle progressioni didattiche, degli step che sono validi per tutti. poi chiaramente esistono tantissimi esercizi e metodi di apprendimento e sta all'istruttore scegliere quelli a lui più congeniali. ma, che si tratti di un bambino o che si tratti di un adulto, la meta da raggiungere è la stessa e da lì non si scappa.  chiaro che poi il bambino agli stimoli esterni reagirà in modo differente, avrà una capacità di assimilazione molto più elevata e spesso e volentieri nell'adulto esistono degli impedimenti a livello fisico che nel bambino non ci sono. ma gli obiettivi e i requisiti da sviluppare e su cui lavorare sono i medesimi.

secondo non capiscono perché ad un adulto solo perché è adulto bisogna insegnare di meno. e chi sono?? figli di un ....... minore?? perché un adulto che vuole imparare a nuotare per bene e ha forza di volontà deve essere preclusa questa possibilità?? solo perché si ritiene che quelli fanno i corsi serali vanno in piscina per prendersi 1 ora di relax (che poi è tutto da dimostare)??? e chi l'ha detto?? perché deve avere un istruttore a mezzo servizio??

perché dal mio punto di vista se ammettiamo che allora all'adulto bisogna insegnare di meno senza nessuna giustificazione sensata, allora cambiamo nome alle sedute.
anziché parlare di "corsi di nuoto", sarebbe più opportuno chiamarle "sedute di nuoto libero assistito".

Premetto che hai ragione e non voglio fare l'avvocato del diavolo ma solo spiegare il perchè a volte trovi questa impostazione.

Gli adulti hanno meno chance rispetto ai giovani di sviluppare nuotate molto fluide e con controllo fine della tecnica come quelle dei libri,perchè spesso mancano loro i requisiti fisico-antropometrici necessari.
Quindi hanno meno chance di rispondere positivamente ad esercitazioni per esempio di tipo analitico,tipo fai passare la mano esattamente li e in quel modo li e tieni il gomito così e poi mantieni esattamente quella postura là.
A volte manca loro il requisito fondamentale per rispondere alle correzioni tecniche,e in quel caso fissarsi su qualcosa che non hanno speranza alcuna di ottenere configura una richiesta eccessiva (da evitare come da ogni manuale di didattica).
E se voi continuate a fermarli a ogni vasca scuotendo il capo,quelli pensano di essere scemi o incapaci e parte il senso di fallimento..
E invece il gomito non si alza e il braccio non si distende solo per colpa dei muscoli e delle articolazioni e quella nuotata che vi ostinate a voler cambiare magari è perfetta per lui (o magari invece no,occorre scoprirlo).
Ciò significa che le nuotate degli adulti vanno valutate con un occhio diverso e più esperto e che va oltre alle apparenze,che non si fissa su dogmi esteriori ma coglie i concetti di fondo e gli equilibri della nuotata e li rapporta a QUELLA PERSONA LI,per far si che riesca a rapportarsi all'acqua nel modo più razionale possibile.

L'adulto che osservate scuotendo la testa e fermate per un paio di minuti alla fine di ogni vasca,a prendere freddo mentre gli spiegate dove la sua nuotata è diversa da quella di Sun Yang,sta pensando che se non lo fai nuotare significa che non ha ancora imparato nulla.
Scoprite come aiutarli,ma lasciateli anche nuotare per come sono in grado di fare,lasciate che siano un pò orgogliosi dei risultati che hanno ottenuto per pochi che siano.
Questo non significa smettere di correggere o di insegnare,significa semplicemente orientare il proprio lavoro in modo adeguato a colui che hai di fronte.
Se ha mal di schiena,te ne sbatti se gli cadono le gambe;se le spalle sono inchiodate te ne sbatti se il gomito non si alza.
Se quello che ha imparato è buono paragonato alla sua situazione,allora mandiamogli un messaggio positivo.
Col tempo e gli esercizi cercheremo di migliorare il requisito mancante ove possibille,ma nel frattempo facciamolo anche nuotare orgoglioso dei risultati raggiunti per bassi che siano.
Altrimenti quello pensa di essere fuori posto e se ne va,ed è un peccato.

E' per evitare questo che le società a volte invitano gli istruttori a far nuotare gli adulti senza troppi patemi.
Certo sarebbe meglio che facessero chiarezza sulla differenza tra insegnamento analitico e insegnamento funzionale,ma nessuno è perfetto.

Ciao

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21

Re: rapporto allievo/istruttore

Vero, anche io utilizzo questo approccio con gli adulti, ultimamente mi è capitato di averne 3 in corsia, e dato che mai nessuno li ha corretti sono molto interessati alle mie lezioni. Con determinate esercitazioni  stanno gia migliorando globalmente, che poi alla fine è ciò che conta, magari la bracciata nn la fanno ancora perfetta, ma già che nn si trascinano più le gambe già è un ottimo traguardo. Anche io solitamente quando nn sono in grado di fare una cosa evito di fermarli continuamente e dire nn va bene, così facendo nn facciamo altro che demotivarli. Invece appena acquisiscono qualche miglioramento, bisogna gratificarli, incoraggiarli, sono sempre più convinto che l'aspetto psicologico spesso e volentieri conta più di di 100 esercizi di tecncia smile

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22 (modificato da ippocampo 05-11-2012 14:16:52)

Re: rapporto allievo/istruttore

parole sante Stefano e Thorpe! Per quanto mi riguarda evito sempre di dire che qualcosa non va bene, però evito anche di farli nuotare e basta tipo: fai una vasca a stile, fai una vasca a dorso. Insomma, faccio fare anche degli esercizi alla loro portata e cerco di insegnare anche i tuffi e le capriole ed anche se non gli viene tutto perfetto, almeno ci provano e si divertono ....questa è la mia impressione!

Ringrazio anche Jackie'o: io ho fatto (ma avevo già 19 anni quando ho cominciato) 15 anni di danza e so quanta disciplina ci sia anche se ho fatto moderno (jazz) e non classica che è ancora più severa. Io non voglio essere così severa con i più giovani e nemmeno prendermela sul personale perché ormai con l'esperienza ho capito che non dipende da me che, magari mi vedono poco autoritaria, ma da come sono stati abituati a comportarsi in genere. Quello che veramente mi rattrista a livello personale è ripensare a quando ero io a lezione e quanta ammirazione e rispetto avevo nell'istruttore e voglia di imparare.
Mi sono dimenticata di dire una cosa importante: la mamma del ragazzino, quando mi sono scusata dell'accaduto, mi ha detto che lei è stata zitta perché pensava che io sapessi chi era e che lo avessi fatto apposta a lamentarmi davanti a lei per farle sapere cosa pensavo di suo figlio. Ma, lei non mi conosceva per niente, e mi ha giudicato subito così male? Sigh!
Il mio capo, invece, mi dice di cambiare perché se no metto in difficoltà i miei colleghi, forse perché, come succede a Thorpe, quando fanno lezione con me e vedono che nel nuoto c'è di più che fare i tre/quattro stili in su e in giù e basta ...tutti si interessano di più, e così, penso, lui cerca di uniformarci.

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23

Re: rapporto allievo/istruttore

la risposta della mamma è davvero "maligna" e mi sa di scusa da arrampicata sugli specchi. per me, ma non sono il tuo capo, non dovresti cambiare. il nuoto non fa spettacolo come il pattinaggio o la ginnastica artistica e/o ritmica, il nuoto, per la maggior parte della gente che non lo pratica è appunto fare gli stili avanti e indietro e per questo moltissimi lo trovano noioso, se non da subito, almeno dopo un po. se si riduce davvero ad andare avanti indietro come automi, senza stimoli nuovi e/o diversi, il rischio noia c'è, ma come in tutti gli sport del resto. ( pattinaggio pure, se non li stimoli, specie i piccoli, si annoiano a fare limoni etc.)la carta vincente la fa l'insegnante, stimolando, motivando, ( ma anche divertendosi quando serve) gli allievi.

mio modestissimo parere da spettatrice eh.

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24

Re: rapporto allievo/istruttore

ah aggiungo, io un'insegnante motivata, appassionata del suo lavoro, che ci mette anima e corpo per farlo bene, per far tirare il meglio dagli allievi, qualsiasi sia il loro meglio, lo vorrei eccome. che non vuol dire un'insegnante dittatore, che sfianca eh, ma un'insegnante che ama quello che fa, che fa scoprire ed amare lo sport che insegna.

io mando mia figlia a nuoto, perchè lei ci vuole andare in primis, e mi aspetto che i suoi insegnanti le insegnino quel che è il nuoto, non solo uno stile e via. devo dire che gli insegnanti sono validissimi, sicuramente dal lato umano e anche da quello tecnico, a quanto dicono all'unanimità tutti quanti, genitori e frequentanti.

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25

Re: rapporto allievo/istruttore

Si mi è capitato che persone dopo aver fatto un paio di lezioni con me tornavo dispiaciute dai loro istruttori "titolari".. e me lo dicevano proprio. A te non te ne deve  importare, lavora bene sempre come sai fare, il tuo capo cerca di abbassare il livello per non mettere in cattiva luce i tuoi colleghi che lavorano solo per intascare i soldi a fine mese, mentre tu lo fai con passione , quando ho fatto il corso da istruttore un docente ha detto delle parole che ancora ora mi risuonano nella mente.

Se volete fare gli istruttori per diventare ricchi cambiate lavoro. Con questo intendeva dire appunto che  se si vuole diventare davvero un bravo istruttore bisogna farlo con passione e dedizione, il nostro più grande riconoscimento nn è la paga di fine mese, ma riuscire a trasmettere la nostra passione nell'anima di chi nuota che è abituato a fare su e giù senza una mazza di scopo.

Quindi continua così... DISTINGUITI DALLA MASSA !!!! Punta a diventare un professionista nel tuo campo sempre con la giusta e sacrosanta dose di umiltà necessaria per diventare, IL TOP, e vedrai che i nodi arriveranno al pettine sempre, io ci credo in questo, e le mie piccole soddisfazioni piano piano me le sto cominciando a togliere.

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