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Portiamo
il piccolo a nuotare
(di
Hugo Lavalle, www.acquarella.it)
Molte coppie di neo genitori,
dopo alcuni mesi di adattamento al nuovo assetto familiare, intraprendono
questa nuova grande avventura che è “portare il bimbo a nuotare”. Sì, sono necessarie
alcune settimane, prima che le neo-mamme riprendano forze, entusiasmo, il ritmo
giusto di comunicazione e armonia col bambino, in modo da iniziarlo al rito
della presentazione in società, e quello che è ancora più importante, al lento
inserimento nella vita sociale, che si protrae per alcuni anni. A questo punto
molti genitori si domandano dove portare il bambino per iniziare col passo
giusto questa attività. Fino a qualche anno fa erano pochi i genitori audaci
che, spinti da questa nuova tendenza, decidevano di iniziare l’attività con
bambini di pochi mesi. L’attrazione era tanta e le paure altrettante; molti si
domandavano (e si domandano ancora) se fosse il caso di iniziare l’attività
natatoria con un bimbo così piccolo, se i benefici fossero cosi allettanti da
fare impallidire i rischi che s’intravedevano. Oggi sono molte di più le coppie
che iniziano l’attività acquatica entro il primo anno di vita del bambino,
nonostante l’informazione su come, quando, dove e perché continui a
scarseggiare. Tenteremo, quindi, di dare un contributo in questo senso. Per
quanto riguarda i “perché” iniziare presto le attività acquatiche coi bimbi di
pochi mesi, si continua a parlare troppo di effetti-benefici a livello delle
strutture organiche (cardio-circolatorio-respiratorio) e poco dello sviluppo
generico del bambino, dell’ambito psicomotorio, della parte relazionale e
sociale e infine dell’affettività del bambino; ed è proprio in questi ambiti
che l’attività trova il terreno più fertile. Senza dubbio, anche i piccoli,
come qualsiasi altro habitué delle attività acquatiche, usufruiranno dei
benefici nel loro substrato organico e nel loro processo di crescita. Benvenuta
sia tutta l'attività motoria nei primi mesi (ed anni) del bambino. La
psicologia genetica ci insegna che la nascita dell’intelligenza è strettamente
legata alle attività dei sensi (tatto, udito e vista, soprattutto), motorie ed
esploratorie; mettere il bambino a contatto con il mezzo acquatico, così ricco
di sensazioni, movimenti, suoni, farà si che tutte le sue strutture
senso-motorie siano stimolate in modo intenso. Se a questo sommiamo l’utilizzo
di piccoli giocattoli che daranno al bambino la possibilità di toccare,
manipolare, lanciare, succhiare elementi di diverse forme, colori, materiali,
superficie, i “giochi” saranno fatti. Tutto questo intenso lavoro non sarebbe
così fruttifero senza la presenza della mamma, protagonista di primo piano,
partner ideale del bambino di prima infanzia e motore di spinta verso traguardi
sempre più importanti. La presenza della mamma dà un senso a tutte le attività
che intraprende il piccolo, fornisce compagnia e rinforzi positivi
(complimenti, applausi, ecc.), consolazione e carezze se necessarie, sostegno
fisico e morale, è complice, aiutante e compagno di giochi, rileva i suoi
bisogni, e si occupa di esaudirli; un gran gioco di squadra e d’ armonia col
bambino. Questo primo rapporto con la mamma sarà la base su cui si costruiranno
i futuri rapporti sociali del bambino; da qui l’importanza della qualità di questa
prima relazione. Quante occasioni offre l’acqua a tali fini ? Infinite! Stare in acqua è un continuo gioco:
ci spinge, ci dondola, ci spruzza, sentiamo i suoi rumori e possiamo anche
provocarli, e c’è pure la mamma con me che si diverte !!! Divertimento, sì !
Primo punto di partenza per un felice incontro con l’acqua, le cose che ci
divertono, quelle che ci piacciono sono quelle che si imparano più facilmente e
più velocemente. Pensate che bello sarà l’inizio dell’avventura educativa di un
bambino, se dal primo momento, quando si parla di apprendimento si pensa subito
in termini di piacere, divertimento, e di stare bene insieme, in famiglia !
E infine, ma non ultimo, ricordiamoci che lo scopo principale
dell’attività è che il bambino impari a nuotare, che sia autonomo nell’acqua e
che sia capace di sopperire a qualsiasi situazione d’emergenza che sia consone
alle sue capacità fisiche. A questo punto bisogna definire cosa intendiamo
per”saper nuotare” nella fascia pediatrica della prima infanzia: tuffarsi,
attraversare un tratto di vasca di 5/6metri e uscire dall’acqua coi propri
mezzi. Nella nostra esperienza, questo traguardo è raggiungibile in un’età
variabile che va dai due anni e mezzo ai cinque anni, e le componenti di tale
variabilità sono: età d’ inizio dell’attività, esperienze anteriori, frequenza
ai corsi, disponibilità dei genitori, tempistica del bambino. Queste mi
sembrano alcune valide ragioni per portare un bambino piccolo in piscina. Ad
ogni modo la cosa migliore resta sempre venire in piscina e chiedere
direttamente a loro, che vi risponderanno con tutta l’espressività delle loro
evoluzioni in acqua.
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