Il nuotatore master dal lavoro al blocchetto … nuotare tra passione ed il quotidiano

Foto di gruppo di una squdra di atleti master

(di Andrea Pantalei)

Buongiorno o buonasera. Prima di iniziare credo che una piccola introduzione sia necessaria. Io sono Andrea Pantalei, nuotatore master, ed ho colto al balzo ed approfittato di questo spazio che Nuoto Mania ed i loro Patron hanno avuto la “follia” di concedermi, per prendere la parola e scrivere con ironia e spensieratezza su quella che è la mia passione e malattia: il nuoto e l’acqua.

Prendo spunto dalla mia esperienza e quotidianità per chiedervi come voi riuscite a gestire la vostra passione per il Nuoto ed il Nuotare con lo svilupparsi della vostra giornata. Da qui il titolo di questo articolo: Il Master dal lavoro al Blocchetto. E si perchè anche se siamo Master prima di tutto noi siamo anche dei “quotidiani uomini” con tutto il nostro “da farsi” che sembra (per mia esperienza) essere molto in contrasto con al passione e la voglia.

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La mia quotidianità (il lavoro) dista quaranta chilometri ad andare e quaranta a tornare dal focolaio e dal mio bordovasca, luoghi dove vorrei arrivare puntuale almeno quattro volte a settimana e la maggior parte delle giornate tutto sembra ridursi ad una sorta di lotta contro i mulini a vento rappresentati o dal traffico del raccordo (incognita mai prevedibile) o dall”incertezza dei mezzi pubblici se poi la distanza poi viene misurata in tempo invece che in chilometri allora disto da un minimo di un ora e dieci ad un massimo non definito.

Per contrastare questa “distanza” tento ogni giorno di massimizzare i tempi e ridurre quelli “morti” borsa preparata ogni mattina molte volte è la stessa non aperta della sera prima con conseguente asciugamano e sopratutto costume ancora zuppo dell’allenamento precedente e lasciata in macchina a sua volta parcheggiata al di fuori della stazione per permettermi conciliare a l massimo i tempi del trasporto con la voglia di bordo vasca si esce la mattina alle 7.30 e si ritorna a casa la sera alle 22.30 si maledice il capo che ti trattiene in ufficio oltre la dead line che ci siamo dati per riuscire a far incastrare tutto alcune volte si occupa l’armadietto del club con la “roba” per nuotare per non ritrovarsi magari con il costume dimenticato o senza occhialetti una volta arrivati trafilati sul bordo vasca.

Quando apri la porta dello spogliatoio li ne ritrovi altri di “malati come te” che di corsa e brontolando si cambiano per andare in acqua trafelati ed anche alcune volte agitati perchè hanno letto l’allenamento ma inizia a notare quel cambiamento nel parlare nel muoversi nel rapportarsi con gli altri che scema dallo “stressato” del giorno al sorriso per lo star per dare sfogo alla propria malattia ed in tutto questo non ho inserito i “rapporti con la famiglia” il conciliare il fatto che dopo od in mezzo al lavoro noi andiamo a nuotare il rientrare tardi la sera mangiare ad orari da “giovani” e crollare piacevolmente stanchi sapendo di ripartire il giorno dopo.

Come riuscite voi a spiegare ai non “adepti” questo vostro agire il fatto che il nuoto diviene il vostro giardino come una sorta di moderna coperta di linus? o come rispondete alle domande “ma come ti vai ad allenare anche oggi?” “ma come fai ad andare in acqua dopo otto ore di ufficio ma non sei così stanco” “anche questo sabato gare????”

O quante volte vi è capitato di trovarvi di fronte nel mondo “reale” o meglio nel quotidiano una persona che voi credevate di conoscere solo in costume ed asciugamano quindi con modi di relazionarsi diversi o meglio con un linguaggio da “tribù” dove si parla per numeri per tempi per sensazioni ed invece vi necessità di parlare in “giacca e cravatta”? od anche la situazione inversa ritrovate in acqua e che nuota divinamente il “vigile” che in uniforme tre giorni prima vi aveva multato o l’impiegato della ASL con il quale un po’ eravate in contrasto? (senza avere nulla contro la categoria dei vigili o degli impiegati pubblici si intende) in questi casi il Nuoto ed il suo “linguaggio” vi è di aiuto o meglio vi consente di avere una chiave di lettura e di comunicazione diversa?

Come miscelate voi Master la Quotidianità con la vostra passione per il nuoto sono curioso.

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Un pensiero su “Il nuotatore master dal lavoro al blocchetto … nuotare tra passione ed il quotidiano

  1. Avatar
    Davide Pignone - Bari dice:

    Ciao Andrea, anch’io sono ultimo anno M 40, mi è piaciuto questo articolo e ti rispondo con: nel borsone ho due zainetti, in uno il costume di tutti i giorni, la cuffia di tutti i giorni, gli occhialini di tutti i giorni; nell’altro le scorte. La cosa più fastidiosa, per me, sono le ciabatte bagnate! proprio non le sopporto.
    Certo che se hai lasciato in macchina la borsa con dentro – al chiuso – tutti gli accessori bagnati e magari la macchina al sole, forse, prima di salutare gli amici una doccia potrebbe tornare utile!
    Noi abbiamo preso l’abitudine di incontrarci fuori dalla piscina, pizza, cenetta, feste comandate… noi: alcuni atleti della mia squadra e alcuni atleti di altre società: abbiamo qualcosa in comune e cerchiamo di valorizzare, più o meno coscientemente, il rapporto – oltre il nuoto; a volte abbiamo provato anche delle collaborazioni lavorative.
    Certo dare 2 decimi al vigile che la settimana scorsa ti ha multato non ha prezzo!
    Non è facile conciliare gli orari, io faccio 2 rientri settimanali, il martedì ed il giovedì, e resto in ufficio fino alle 18,00. L’allenamento del mercoledì è alle 19,40 quindi anticipo il rientro del giovedì al mercoledì e resto un’ora a fare niente.
    Se dovessi avere una moglie mentalmente più sana, ma che ti sostiene, è più facile: ti aspetta per la cena (a volte, per farti perdonare, la inviti tu a cena fuori) finisci di cenare, lavi i piatti (non puoi pretendere che, dopo tutto quello che ha fatto per te, debba anche lavare i piatti) e vai a dormire nella speranza di avere la forza di alzarti la mattina dopo. I doveri coniugali sono rimandati al sabato se domenica non ci sono gare! Ma il sesso prima della gara può comprometterne l’esito?
    Ci sono amici che non nuotano più in squadra dopo la nascita del figlio, o a causa di una fidanzata che ti vuole più presente…
    Ma, di fronte a tale malattia mentale, ho trovato non “adepti” che mi invidiano e che vorrebbero avere la mia stessa costanza nel coltivare la passione!
    Conclusioni: io sono così! se mi accetti con tutti i miei pregi e i miei difetti è bene, altrimenti sei libero di relazionare con gli altri 6 miliardi di persone che ci sono al mondo.
    Se riesco a scendere sotto i tempi limite, ci vediamo a Riccione.
    Davide

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