Allenamento nuoto esordienti (B e A)

SIS Roma Nuoto esordienti

(di Stefano Tiozzi)

Nell’allenamento delle categorie esordienti la priorità è sviluppare la resistenza perché è il requisito metabolico per ogni altra cosa. Va sottolineato che la resistenza non è solo quella aerobica, bensì quella di breve, medio e lungo periodo. Questo significa che occorre lavorare anche sulla resistenza alla forza in modo estensivo, intesa dunque come dimensione del sistema metabolico della glicolisi e non come requisito di gara. Quella aerobica deve comunque avere il peso maggiore, in considerazione del fatto che che le resistenze di breve periodo mettono in crisi la tecnica dunque sono da utilizzare con oculatezza.

La velocità pura (forza rapida) ha più che altro valenza coordinativa e va allenata non per fare andare forte i bambini, ma perché la coordinazione è assolutamente primaria. Almeno 4 o 5 scatti di velocità in ogni allenamento bisogna trovare il tempo di farli.

Detto questo le cose da tenere assolutamente in considerazione e da ricordarsi sempre sono:

  1. la potenza aerobica (B2) può essere espressa solo dopo la pubertà e il proporla prima non è che sia sbagliato, ma si risolve sempre in soglia (B1) o resistenza aerobica (A2) e come contro indicazione è molto facile che la scarsa lucidità disturbi la tecnica.
  2. la verità circa l’eterna disputa sulla resistenza alla forza (C1) proposta ai bambini non sta né dalla parte di chi dice che fa male, né da quella di chi dice il contrario. La realtà è che i bambini in pre-pubertà non dispongono degli enzimi in quantità necessaria, ne di una dotazione fisiologica adeguatamente strutturata e idonea a processare il lattato, per cui l’allenamento di C1 non produce quello sviluppo del sistema che ne rappresenta l’obiettivo; però è stato dimostrato all’Università de L’Aquila nel 2002 che il “rolling” (velocità di scorrimento dei globuli rossi nel sangue) e il debito di ossigeno, in parole povere le elevate intensità, determinano un aumento della produzione delle metalloproteasi, le quali sono implicate nella neoangiogenesi (il processo di formazione dei vasi sanguigni attivo fino alla pubertà,ma che poi si interrompe per sempre); in più è accertato che esiste una cosa chiamata memoria-anabolica-enzimatica che fa sì che tutti gli enzimi e i mediatori nervosi prodotti dal bambino nelle attività intense
  3. (C1 e B2) pur venendo bruciati subito lascino una “impronta” nei sistemi metabolici che in futuro “ricorderanno” di saperli produrre a quella velocità; quindi l’allenamento di C1 produce qualcosa che pur non determinando (nei bambini) un subitaneo adattamento metabolico specifico in quel senso,ne crea le precondizioni per lo sviluppo futuro. Tutto questo implica che le elevate intensità nei bambini (pur non migliorando stabilmente il sistema metabolico obiettivo del C1) migliorano paradossalmente un dato aerobico di base da un punto di vista strutturale irripetibile in futuro; allo stesso tempo innalzano la soglia psico-fisica di tolleranza alla fatica, in un modo che tornerà molto utile un domani. Le vere controindicazioni dell’allenamento intenso nei ragazzini consiste in un peggioramento della tecnica conseguente alla perdita di lucidità, che dovrà subito quindi venire recuperata con allenamenti più “tranquilli”, che dovranno fare la parte del leone perché la loro vera esigenza è lo sviluppo di un requisito aerobico unito a buone tecniche. Quindi C1 e B2 (negli esordienti A) assolutamente sì, ma che si conoscano bene le implicazioni di queste scelte, gli obiettivi verosimili e le loro controindicazioni, e le giuste dosi con cui proporli.
  4. La loro necessità (tecnica) primaria è lo sviluppo della “disponibilità variabile”, cioè la capacità di plasmare la tecnica sulla base delle situazioni, il che è l’esatto contrario dello sviluppo di una tecnica fissa e stabilizzata, per quanto tecnicamente difficile, evoluta e simile a quella dei campioni adulti possa apparire. La stabilizzazione delle nuotate è il loro peggior nemico perché il loro corpo è in cambiamento e qualsiasi cosa loro facciano oggi per abitudine non sarà più congrua un domani con segmenti corporei (e relativi muscoli) più lunghi, se invece sviluppiamo un controllo cosciente del corpo saranno in grado di fare praticamente qualsiasi cosa. Dunque con loro fare tecnica non significa assolutamente insegnare cosa fanno le unghie o i peli delle orecchie, ma disturbare costantemente gli equilibri per stimolare una risposta coordinativa e creare requisiti essenziali.
  5. La loro necessità metabolica primaria è l‘allenamento della Resistenza Aerobica (A2), perché questa fase della loro vita sportiva deve essere intesa come se fosse la fase generale del loro macroperiodo-vita delle periodizzazioni insegnate ai corsi per allenatori.
  6. Con loro è sbagliato costruire delle periodizzazioni specifiche, ma è invece più opportuno fare delle programmazioni su periodo brevi, possibilmente dai 7 ai 15 giorni al massimo, con l’obiettivo di migliorare poco, migliorare sempre, migliorare dappertutto.
  7. Insegnategli le partenze (e le virate,da fare tutti i giorni), perché nei gruppi agonisti giovanili continuano ad arrivare bambini che si preparano al tuffo con le mani giunte come in preghiera, oppure puntate al cielo; insegnate che il tuffo è la conseguenza di uno SBILANCIAMENTO e della successiva spinta.
  8. Non stressateli sui particolari infinitesimi delle nuotate perché non possono nuotare con la calcolatrice, però voi invece osservate sempre i loro particolari, e interrogatevi su come potete portarli in modo furbo o “subliminale” a sviluppare nuotate più congrue, creando ogni genere di requisito nei loro schemi corporei con gli esercizi più disparati
  9. Fateli divertire e non stressateli troppo con il cronometro. E soprattutto non cercate di spremerli come limoni per poi glorificarvi dei loro successi (appartengono solo a loro), perché i bambini raggiungono in fretta la soglia allenante, compensano e supercompensano molto velocemente e poi mantengono un picco prestativo molto a lungo, e questo significa che qualsiasi idiota è in grado di farli andare forte, magari fregandosene di quelle che sono le loro priorità attuali. perché la loro gara davvero importante sarà quella che faranno a vent’anni, se non gli avremo fatto passare la voglia di nuotare molto prima, trattandoli in un modo inadeguato.

Un tecnico dovrebbe sviluppare i suoi programmi giornalmente sulla base di questi principi elementari con un occhio costante alla tecnica di TUTTI gli stili e alla rapidità.

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4 pensieri su “Allenamento nuoto esordienti (B e A)

  1. dalla Spagna dice:

    Bravo!
    Ho appena trovato questo post. È da anni che ci penso a questo e parlo con gli allenatori sul modo di “allenare” ai piccoli, sono stanca di vedere tanti giovani che smettono a 15 anni, dopo avere fatto il doppio allenamento dai 12 se non prima. Non è così difficile capire che i bambini bisognano avere “strumenti” per il suo futuro sportivo, non diventare microPhelps che poi non arriverano neanchea juniores!
    Grazie Stefano!

    • Stefano dice:

      E’ del 2002,sono passati quasi dodici anni,non me lo ricordo il titolo.
      Devo averlo infilato chissà dove tra i miei appunti più vecchi.
      Ma la cosa è risaputa negli ambienti universitari di fisiologia e scienze motorie.
      Se non ricordo male il nome di uno dei relatori era Cellini,ma è un ricordo parecchio labile.

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