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Nuoto agonistico: critiche di genitori a tecnico e/o compagni di squadra, sono utili?

Tribuna con enitori gara nuoto

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(di Gian Maria D’Amici)

Si sa il nuoto agonistico non è semplice. Quando un bambino viene catapultato da un corso di scuola nuoto in una squadra agonistica esordienti molte cose cambiano per il bambino e per la famiglia. Per entrambi si entra in un “mondo” sconosciuto e completamente nuovo e che va capito e rispettato.

I sacrifici sono tanti e non devono essere affrontati nell’illusione del “futuro campione”, ma nella certezza che il nuoto agonistico contribuirà alla formazione della personalità di quello che sarà un uomo e/o una donna.

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Spesso però i genitori poco esperti cadono nella presunzione di pensare che il proprio figlio possa un giorno diventare “un campione”. Statisticamente, per assurdo, la possibilità che un esordiente (A o B) possa un giorno partecipare ad una Olimpiade è inferiore allo 0,000001 % e questo vale anche per i campioni regionali esordienti (anzi forse quelli hanno possibilità ancora inferiori).

Prima di entrare in una squadra agonistica, il consiglio è quello di documentarsi sulle capacità e le attitudini educative del tecnico, a prescindere dai titoli che esso possiede e dal suo curricula. Al tempo stesso anche la squadra va scelta con cura. Se è l’agonismo vero che vi interessa evitate piscine “commerciali” ma scegliete strutture in cui esiste una tradizione agonistica nel nuoto. In piscine commerciali spesso gli spazzi non adeguati per garantire una buona evoluzione tecnica del bambino.

Comunque non è raro sentir giudicare l’allenatore e i suoi metodi da parte dei genitori degli atleti, spesso anche solo per chiacchierare un po’ quando ci si ritrova fuori dalla piscina ad aspettare che i figli terminino gli allenamenti o sugli spalti durante una gara. Alle volte però capita che a questi innocui scambi di parole vengano aggiunti commenti non proprio positivi.

Non è errato esprimere la propria opinione, ma ciò va sempre fatto con moderazione e nel rispetto degli altri e specialmente in quello del proprio figlio: dare un giudizio sull’allenatore di fronte all’atleta può far nascere insicurezze in allenamento o sul campo gara.

Questo accade perché a pronunciare quei giudizi è una persona di cui il bambino si fida ciecamente – cioè il genitore – e quella che in principio era un’opinione personale diventa per lui una verità assoluta. Se uno dei genitori muove delle critiche all’istruttore secondo il suo punto di vista, per il figlio ciò che ascolta dal genitore diventa una realtà indiscutibile che rischia di confonderlo, riducendo la fiducia che egli ripone nel tecnico incrinandone il rapporto.

Peccando di superficialità, dopo una competizione con esito negativo, si tende a criticare le decisioni del tecnico-allenatore o la prestazione dell’atleta, considerando in modo superiore la propria capacità di giudizio rispetto a quella di un professionista. In questi casi, oltre a contaminare l’idea che l’atleta si fa della persona oggetto della critica, perdono di valore i punti di riferimento nei quali lui crede molto.

Avere intorno a sè un ambiente di persone che criticano induce ad acquisire l’abitudine di disapprovare tutti, addossando spesso agli altri le responsabilità di una sconfitta, di una prestazione negativa o di una squalifica e così sfuma anche l’occasione di riconoscere i propri errori e le proprie mancanze.

In questo senso può capitare che il bambino tenda a giustificarsi anzichè assumersi le proprie responsabilità. Ci si abitua così a dare la colpa all’allenatore come si sente fare dal papà o dalla mamma, non rispettandone la posizione, il lavoro e l’esperienza.

Un genitore che non riconosce i limiti del figlio, ma piuttosto focalizza l’attenzione sugli altri, rinforza anche nel proprio bambino la stessa cattiva abitudine, che gli fa perdere l’occasione di trarre insegnamento da una sana autocritica. Così facendo si nega al giovane atleta l’opportunità di riflettere e capire dove ha sbagliato, impedendogli di estrapolare dai suoi errori degli spunti per crescere.

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