Nuoto in acque libere: riflessioni e commenti

Gara master di nuoto in acque libere

(di Luciano Vietri)

Nella mia stagione da atleta Master mi trovo sempre a riflettere su quali sono i reali obiettivi che voglio raggiungere. Sistematicamente mi ripeto che il divertimento e la voglia di stare dentro l’acqua sono alla base della mia motivazione principale. Il mio scopo e sempre e comunque quello di vivere dei giorni di “sana” fatica insieme ai miei compagni di squadra, passando dei momenti di puro “svago” in un ambiente dai sani valori.

Alla fine però, il mio spirito agonistico, mi impone comunque una scelta: passare in letargo l’intero inverno preparando le gare in acque libere o dedicarsi alla preparazione delle tantissime gare indor invernali per tralasciare le competizioni open in estate? Analizzando tutto questo mi sono ritrovato a riflettere sulle differenze che ci sono tra il nuoto in vasca ed il nuoto in acque libere. Apparentemente due realtà molto distanti, ma ne siamo veramente sicuri?

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Nel percepire comune, il nuoto in acque libere è visto spesso come una disciplina secondaria, relegato ad una realtà amatoriale più vicina alle gare di un villaggio turistico. Niente a che vedere con il nuoto in vasca, vero modello di eleganza, spettacolo, evoluzione dei limiti scientifici e vero punto di riferimento dello sport in acqua.

A fronte di tutto questo mi sento di affermare il mio dissenso netto. Vorrei ricordare a tutti che il nuoto, cosi come lo conosciamo oggi, è origine diretta del nuotare in acque libere e il nuotare in vasca altro non è che un artificio umano per portare il “mare” in citta.

La mia non vuole essere una demonizzazione di una specialità rispetto ad un’altra ma vorrei solo stimolare una discussione su quanto sia bello e tecnicamente valido il nuoto in acque libere (Open-water). Sia nel Nuoto Master che in quello Agonistico i punti di contatto tra queste due discipline sembrano essere sempre piu lontani. Possibile che non si riesca a far nulla?

Domanda provocatoria: i vostri allenatori vi propongono le gare in acque libere? Questa domanda nasce da una constatazione diretta fatta negli ultimi Campionati Italiani Master di Bracciano, dove eccezione fatta per 4 o 5 squadre, la maggior parte degli atleti non era seguita da nessun tecnico societario. Chiedendo il perché di questa cosa la risposta è stata che la loro partecipazione nasceva unicamente dal piacere di esserci e che il loro tecnico non considerava valide e meritevoli tali competizioni.

Aspetto vostri punti di vista per vedere con i vostri occhi l’argomento.

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8 pensieri su “Nuoto in acque libere: riflessioni e commenti

  1. stefano '62
    stefano '62 dice:

    Il nuoto in mare è la forma originale del nuoto e lo sanno bene quelli come me nati al mare. Inoltre didatticamente parlando il nuoto in mare offre situazioni di disturbo degli equilibri che in piscina sono impossibili da vivere,e non parlo solo delle onde. Infine,le più importanti rivoluzioni tecniche del nuoto in vasca dell’ultimo secolo derivano esattamente dall’osservazione dei praticoni del mare.

    Tre esempi molto importanti:

    • il crawl a pancia sotto che sostituisce gli stili “laterali”;
    • l’introduzione del rollio,prima tacciato espressamente di eresia;
    • lo sviluppo delle nuotate in successivo per economizzare la nuotata

    Tutte cose indebitamente attribuite al genio innovativo di questo o quel tecnico indoor, ma in realtà copiate dall’osservazione dei nuotatori non professionisti fuori vasca di tutto il mondo,reali artefici di una evoluzione tecnica di base finalizzata alla maggiore razionalità di spostamento.

    Che da soli e senza finalità agonistiche hanno capito senza tanti studi e a suon di esperienza,che a pancia sotto si potevano usare due braccia invece che una,che col rollio il recupero è più facile (sopratutto se ci sono le onde),e che con le nuotate lunghe si ottengono le economie necessarie a coprire le lunghe distanze marine.
    Conta poco chi ha usurpato il “brevetto”, è in acque libere che sono state elaborate.

    Ciao

  2. Avatar
    Diego Acerbis dice:

    Ciao!
    Aimè io sono “vittima esempio” del poco interesse del coach sul nuoto di fondo. Nella mia valle (Valle Seriana) e città (Bergamo) nessuna piscina organizza gruppi dedicati all’ allenamento per la disciplina in acque libere, costringendomi a nuotare da solo in orari aperti al pubblico con ovvie difficoltà di gestione dei tempi cronometrati e degli stili da fare (delfino molto fastidioso per gli altri)
    A questo proposito anche gli assistenti bagnanti non cercano di uniformare le persone nelle corsie secondo le capacità dei nuotatori, trovando diversi livelli di nuotatori nelle stesse corsie. (ma questo è un discorso a parte)
    E quindi? e quindi aspetto con ansia la bella stagione per allenarmi nel lago più vicino a casa (lago di Endine) sperando che l’ASL lo classifichi ancora balneabile, causa inquinamento.
    Sono convinto che il nuoto di velocità sia più “considerato” per la facilità di organizzazione: degli allenamenti per i più piccoli (mamme che portano e prendono); degli spettatori (nello stesso tempo si vedono parecchi starts, quindi più spettacolo); degli organizzatori che molto più facilmente riescono a gestire un impianto che, anche con gradine o neve, possono gestire; per la continuità della stagione (anche nel periodo invernale). Il tutto condito (ma non ultimo per importanza!) da un maggior ritorno d’immagine per gli sponsor!
    è un po’ come paragonare la formula uno con il rally.
    Io, però, rimango un fiero…. “rallysta” con rispetto per i formulaunisti!! 🙂
    ciao!
    Diego

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    Serena dice:

    L’anno scorso ho avuto la fortuna di partecipare a degli allenamenti di fondo a mare… E’ una cosa incredibile poter nuotare e nel contempo sentirmi viva e legare due mie grandi passioni (il nuoto e il mare). Il mio attuale istruttore è uno che nel fondo ha trovato la sua più grande passione (è l’attuale vincitore della 24 ore a bad radkersburg) oltre ad avere “rifondato” gli allenamenti di gruppo a mare. Le gare nal sono molto impegnative però danno sensazioni sia di tattica che di velocità in confronto alle gare in piscina indescrivibili!!!! Mi manca tantissimo potermi allenare a mare e non vedo l’ora che sia giugno per poter tornare nel mio ambiente preferito.

    Serena

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    Nuotatore1 dice:

    Luciano Vietri e stefano ’62 in antitesi alla vosta teoria,ritengo che seppur amando entrambe le discipline,nuoto in vasca e in acque libere,l’odierna tecnica del nuoto derivi essenzialmente dall’evoluzione in vasca,seppur il nuoto in sè è ovviamente nato in acque “libere”.
    E’ presto detto il motivo di questa mia convinzione,a sostegno infatti di ciò credo si possa convenire nel fatto che ad oggi,il maggior numero di atleti professionisti di nuoto abbiano praticato gran parte del loro lavoro ed acquisito titoli proprio in vasca.
    Il confronto in fondo è relativo in quanto troppe sono le variabili che differenziano le due disicpline,sia in positivo che in negativo,quindi entrambe necessitano distinzione.
    Concordo però con voi nel fatto che sia nel Nuoto Master che in quello Agonistico i punti di contatto tra queste due discipline dovrebbero essere sempre piu vicini.

    • stefano '62
      stefano '62 dice:

      A parte il fatto che casomai dovresti dire che i nuotatori professionisti attuali “di cui conosci i nomi”,hanno praticato il maggior lavoro in vasca….
      e che invece quelli del fondo,di cui nessuno conosce i nomi solo perchè meno spettacolare,lavorano quasi esclusivamente in acque libere,allenamento insostituibile perchè specifico,e migrano in vasca solo quando non c’è altra scelta.

      A parte ciò….che la tecnica attuale per le gare in vasca si sia evoluta,e sottolineo evoluta,appunto in vasca è persino ovvio,così come è ovvio che invece la tecnica più performante per il nuoto di fondo si affina in mare.
      Però queste due forme specifiche di nuoto,sono le due diverse evoluzioni di una stessa unica forma originaria,e quella forma originaria non è nata in vasca.

      Il crawl come lo conosciamo oggi fu introdotto negli USA agli inizi del XX secolo da un allenatore dopo che ebbe osservato un aborigeno australiano nuotare a pancia sotto,mentre prima tutti nuotavano su un fianco.
      La nuotata lunga in successivo che ha lanciato Thorpe nell’Olimpo dei campioni,io la facevo da bambino prima che lui nascesse,per riuscire a fare con poco sforzo le mie nuotatone chilometriche quotidiane,e la stessa cosa faceva qualsiasi altro figlio del mare già molto prima che qualcuno ci mettesse sopra il copyright.
      E il rollio che caratterizza da pochi decenni la nuotata più evoluta,pure quello nasce in mare,per riuscire a recuperare le braccia senza agganciare le fastidiose ondine del vento termico del pomeriggio,e io lo facevo già quando gli allenatori ancora insegnavano agli atleti della tv che se non stavano belli piatti a spalle basse andavano più piano.

      Il nuoto in vasca è il mio mestiere,e dato che faccio l’allenatore allenatore so benissimo che le evoluzioni specifiche più moderne sono state elaborate in vasca.
      Ma il nuoto attuale sarebbe completamente diverso se non ci fossero stati i pionieri non professionisti che ne hanno stabilito la forma di base attuale,dopo averne prima esplorato in lungo e in largo le diverse possibilità,in mare.
      Non è una teoria,è storia.

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    MarcoVo dice:

    Personalmente amo le distinzioni, le sfaccettature, le sfumature, le differenze. Prediligo il nuoto in vasca a quello in mare… pur essendo uomo di mare, ma credo sia fondamentalmente una questione di abitudine.
    Non conoscevo la storia che avete raccontato e che ho trovato molto interessante. Mi avete dato uno spunto per approfondire…
    Per logica credo che siano due discipline complementari e dello stesso valore. A me piace il nuoto a 360 gradi e sono convinto che tutte le discipline natatorie debbano stare sullo stesso piano a livello di dignità.
    E se il mio allenatore proponesse qualche esperienza in acque libere (ops credo l’abbia già fatto) coglierei la sfida e sono sicuro che sarebbe una bella avventura.

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    Davide dice:

    Ciao a tutti,
    premetto che vengo da una città che si affaccia sull’Adriatico e credo sia scontato provare un’attrazione quasi fatale nei confronti del mare; detto questo la mia passione natatoria è, però, lo sprint. Penso di preferire la nuotata in piscina perché lì riesco a dare il meglio delle mie possibilità: l’assenza di onde, la temperatura costante…
    L’allenatrice, che è anche atleta, non solo ci ha proposto di partecipare ad alcune gare in mare, ma è riuscita a creare un gruppo che comprende nuotatori della mia e di altre squadre che ha partecipato ad alcune traversate in mare. Credo che la voglia di stare insieme e di passare una giornata fuori città abbia avuto il sopravvento sullo sterile campanilismo. La partecipazione a queste manifestazioni credo sia avvenuta a titolo individuale (non credo che abbia coinvolto le Società) non so se ci siano vincoli, limiti di qualunque genere (assicurazione, affiliazione, o altro ancora).
    Personalmente mi dedicherò al nuoto in acque libere quando proverò il fondo.
    Domanda: il nuoto master è scuola nuoto o agonismo?
    Le attività della scuola nuoto si chiudono a giugno, prima che comincino le attività “open”, la squadra agonistica può utilizzare la struttura fino alla fine delle competizioni. Io, per utilizzare la piscina in estate, ho dovuto acquistare l’abbonamento per il nuoto libero, ma non so se siano mie elucubrazioni!

    • stefano '62
      stefano '62 dice:

      Il nuoto master è agonismo.
      Lo dimostra il fatto che per praticarlo è necessaria una bilitazione medico sportiva di tipo agonistico.
      L’unica differenza con l’agonismo degli assoluti sta nel fatto che i risultati nei masters sono discriminati per classi di età.

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