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Nuoto modelli di allenamento: A3 (o B3) non esiste!

Codice comunicazione modelli allenamento nuoto

(di Stefano Tiozzi)

E’ da un po’ di tempo che in giro per le piscine italiane si sente parlare di A3. Gli addetti ai lavori conoscono bene la “revisione dei modelli di allenamento” che nel 1989 ha introdotto in Italia una classificazione delle metodiche di allenamento del nuoto basata sui diversi regimi di impegno metabolico che possano costituire obbiettivo di una programmazione del lavoro. In questa classificazione i regimi aerobici sono identificati in A1 e A2 e diventano B1 e B2 in caso di un aumento concreto delle intensità. Da un po’ di tempo però nelle piscine italiane si sente parlare anche di A3, che a volte andrebbe infilato pare tra A2 e B1, altre volte non si capisce tanto bene dove.

Ebbene come già spiegato a scanso di equivoci nel titolo dell’articolo, A3 non esiste. Resta inteso che ognuno allena come gli pare e che alle proprie metodiche da il nome che più gli aggrada, ma occorre che sia chiaro che nel momento in cui uno parla di A3 si pone al di fuori del codice della “revisione dei modelli di allenamento” e sta parlando una “lingua” differente.

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Vediamo il perché: prendendola un po’ alla lontana, occorre premettere che le definizioni anglosassoni identificano delle routine di allenamento senza però legarvele o soffermarsi sugli effetti metabolici che determinano, che spesso sono molteplici sulla base di variazioni marginali del lavoro,e non esclusive. Per esempio se il “long distance training” può essere solo resistenza di lungo periodo, invece termini come “interval training” o “repetition training” a seconda di come si imposta il lavoro possono ottenere effetti metabolici enormemente differenti tra loro, ma che sempre interval (o repetition) training restano.

Invece la classificazione italiana è molto più ambiziosa e specifica (con buona pace di chi continui a scavare e tradurre dai testi statunitensi nell’illusione di scovare l’oro) e identifica e cataloga tutte le diverse situazioni metaboliche rese possibili dalle diverse interazioni sinergiche tra l’aerobico e il “lattacido”,caratterizate da precise condizioni fisiologiche:dalla cinetica del lattato,ai suoi livelli,ai livelli cardiaci e di ventilazione (espressi con la scala di Borg).

Quando si parla di A2 o C1 quindi non si sta parlando di un metodo, ma di un preciso range metabolico caratterizzato da differenti percentuali di impiego dei due principali sistemi di produzione dell’energia e da precisi parametri fisiologici di riferimento.

Se i metodi anglosassoni classificano le cause,il nostro codice classifica gli effetti e ragiona su come ottenerli. Quindi quando si dice per esempio C2 non si sta parlando di un metodo tout court, ma di un obbiettivo metabolico preciso, la forza esplosiva e il modello fornito è solo un esempio su come lo si può perseguire.

Dunque facciamo il punto tra le combinazioni possibili individuate dallo studio:

  • i lavori sotto alla soglia aerobica (che non è la stessa cosa della soglia anaerobica, lo ricordo a chi facesse confusione) non sono presi in considerazione, nello sport non esistono;
  • A1 identifica il lavoro espresso con bassi livelli sia di aerobico sia di anaerobico,ma tali da oltrepassare la soglia aerobica,i lavori di scarico e riscaldamento metabolicamente poco rilevanti;
  • A2 rappresenta la resistenza di medio e lungo periodo,ottenuta con dominanza dell’aerobico a livelli tali da oltrepassare la soglia allenante,associata a bassi livelli di impegno anaerobico;
  • B1 esprime la soglia anaerobica,una linea di demarcazione identificata tramite i livelli di produzione e smaltimento di lattato,caratterizzata da una dominanza aerobica associata ad un impegno concreto ma limitato della glicolisi anaerobica;
  • B2 rappresenta il massimo livello possibile dell’aerobico,che si ottiene solo in massima sinergia con la glicolisi anaerobica a livelli molto elevati;
  • C1 esprime la resistenza di breve periodo,l’associazione tra dominanza della glicolisi anaerobica e livelli di aerobia concreti ma limitati;
  • C2 è la massima espressione della glicolisi anaerobica che si ottiene solo associandovi bassissimi livelli di aerobia;
  • C3 è il sistema della fosfocreatina dove glicolisi e aerobia non contano;
  • D è l’impegno specifico di gara,l’aspetto tecnico\specifico dell’impegno metabolico,che varia da una specialità di gara all’altra e può essere uno qualsiasi degli altri parametri;

Altro non esiste,è impossibile che esista,potrebbe esistere solo in una dimensione alternativa dove gli uomini abbiano un sistema di produzione energetica supplementare oltre alla fosfocreatina a krebs e alla glicolisi anaerobica. Poi è chiaro che il termine A2 comprende tanti tipi di resistenza aerobica (lungo periodo lunghissimo medio e tutte le numerose gradazioni intermedie) ma non sarebbe verosimile classificare ognuna di esse con numeri progressivi.

Perché data la variabilità individuale degli effetti degli stessi parametri fisiologici nel range in oggetto toccherebbe identificarle sulla base della durata del lavoro invece che di quei parametri,ma anche perché alla fine non ci si fermerebbe ad A3 e forse nemmeno ad A10. Dunque A2 è il termine che identifica tutte le resistenze aerobiche (cioè di lungo periodo) quali che siano,e tocca poi agli allenatori specificizzare le tabelle sulla base degli obbiettivi di gara dei diversi atleti. Se si abbassa l’intensità si scende ad A1,se invece si aumenta si arriva a B1,e nel mezzo non c’è altro.

A3-non-esiste e per lo stesso motivo non esiste neppure il B3!

Se qualcuno vi parla di A3 (o di B3) ebbene quello non è un metodologo dell’allenamento;invece significa molto semplicemente che ha scelto di seguire un proprio sistema personale di classificazione diverso dal solito,oppure che non ha capito niente di ciò che ha studiato ai corsi (sempre che li abbia sostenuti) e sul fatto che la revisione dei modelli di allenamento non si è limitata a identificare un metodo come si limitano a fare gli anglosassoni,ma ha primariamente classificato tutte le possibili situazioni di impegno metabolico,al di fuori delle quali non esiste più niente.

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