Home Blog Tecnica del nuoto Subacquea nuoto meglio lunga o corta?

Subacquea nuoto meglio lunga o corta?

Fase subacque di un nuotatore

(di Stefano Tiozzi)

A domanda rispondo: “Durante la partenza è meglio saltare più lontano possibile o andare molto a fondo e fare una subacquea lunga?”

Per quanto riguarda le modalità del tuffo di partenza (e la sua didattica) ho postato tempo fa un articolo, facilmente reperibile sul blog dal titolo “Tecnica e didattica del tuffo di partenza“, in cui si spiega come la smania di saltare lontano non debba penalizzare l’angolo di ingresso, che per ottimizzare la velocità in fase di subacquea, deve essere di circa trenta gradi.

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Quanto alla durata\lunghezza della subacquea, essa va messa in relazione alla differenza tra la velocità ottenuta con la spinta dal blocco e la velocità di crociera della nuotata di gara. Entrambe cambiano anche in relazione all’atleta, agli stili nuotati e alla distanza di gara.

Una buona partenza di un atleta evoluto produce una velocità iniziale in subacquea di circa 7-8 metri al secondo. La velocità media nei 100 metri stile libero è di circa 2 metri al secondo (poco più nei 50 metri). Gli altri stili sviluppano velocità medie più o meno inferiori, che diminuiscono ulteriormente con l’aumentare della distanza di gara.

Come influisce questo sulla scelta di una subacquea più o meno lunga? E’ molto semplice. La regola base della subacquea è che deve durare per tutto il tempo che ci mette il corpo a decelerare dalle alte velocità della fase post-tuffo fino a coincidere con la velocità media della nuotata di gara.

Se cioè l’atleta viaggia in gara a 2 m/s (metri al secondo) dovrà uscire a nuotare nel momento in cui il corpo sarà decelerato fino a quella velocità.

Se interrompesse la subacquea troppo presto quando per esempio viaggia a 3 m\s, allora questo farebbe calare la velocità bruscamente fino ai 2 metri della sua andatura standard,con evidenti ripercussioni negative sul crono. Se invece prolungasse troppo la subacquea decelerando fino a per esempio 1,5 m\s allora quell’atleta sarebbe costretto a riaccelerarsi per tornare a raggiungere la sua andatura standard, con enorme dispendio energetico, che sarebbero state invece risparmiate se fosse uscito al punto giusto.

Da questo ne consegue che la subacquea è tanto più lunga quanto più elevata è la differenza di velocità tra quella post-tuffo e quella di nuotata, e che quindi le subacquee più lunghe sono convenienti nelle nuotate più “lente” perchè il tempo di decelerazione è maggiore. La rana e il dorso hanno infatti le subacquee più lunghe.

Nella rana è obbligatorio fare solo una spinta di braccia e poi uscire a nuotare, dunque non è possibile lavorare cercando di vincere la decelerazione come per esempio col pinneggio negli altri stili. La subacquea di un ranista evoluto si aggira mediamente sui 6 secondi per gli uomini e 5 e mezzo per le donne, la differenza è motivata dalla maggiore forza dell’uomo, che determina una velocità superiore in fase di spinta.

La subacquea del dorso invece a differenza di quella a rana può essere velocizzata con potenti gambate, dunque il decadimento inerziale della velocità viene rallentato, e a fronte di un tuffo (dalla maniglia invece che dal blocco) non tanto veloce la subacquea potrebbe anche rivelarsi più lunga di quella a rana; per regolamento non si possono passare i 15 metri, che in caso di atleti evoluti vengono coperti in 5 o 6 secondi. Le più brevi e meno profonde sono le subacquee a delfino (mezzo metro) e a crawl (trenta centimetri) perchè si tratta delle nuotate più veloci.

Naturalmente queste indicazioni valgono per nuotatori evoluti.

Chiaramente un dilettante che non tuffa in modo eccelso e non mantiene la velocità con un buon controllo dell’assetto in subacquea, in un paio di secondi sarà già lentissimo,  gli conviene piuttosto uscire senza indugio e incominciare a pigiare. Ad ogni modo,per quanto corta possa essere, la fase subacquea deve appunto avvenire in subacquea di almeno una trentina di centimetri, perchè viaggiare a pochi centimetri sotto il pelo dell’acqua ci si espone all’effetto frenante della tensione superficiale,e si perde ulteriormente velocità.

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